Raya e l'ultima Disney

Ritorniamo assieme alla prima puntata di PodCost, dedicata a Raya e l’ultimo drago. Lo facciamo ora che il film è disponibile a chiunque abbia un abbonamento a Disney+ - e magari vi passa la voglia di vederlo...

Ma perché, il film è così brutto?

Secondo Costanza il problema è un po’ più ampio, e ha a che fare con le dinamiche di mercato di Disney - e quindi anche della Pixar - che negli ultimi anni sta andando in una direzione ben definita. Per qualcuno, alla deriva.

Il primo podcast, l’ultimo drago: Costanza e Raya

Qual è il problema delle ultime produzioni Disney, specialmente quelle animate? Secondo la nostra Cost è la tendenza a proporre sempre lo stesso modello narrativo. Di fatto, i film degli ultimi anni sono tutti remake uno dell’altro: la casa madre ha rinunciato all’innovazione e quella carica sperimentale che ne è stata storicamente il punto di forza.

Rischiare meno, incassare di più.

Costanza individua quindi alcuni punti cardine della recente animazione disneyana:

- semplificazione narrativa;

- stereotipizzazione dei protagonisti;

- rappresentazione annacquata di un contesto etnico-sociale lontano da quello occidentale;

- comicità situazionale forzata;

- rinuncia a rivolgersi a un pubblico adulto (che magari guarderà lo stesso i film ma non fa più parte del target di riferimento).

Raya e l’ultimo drago è solo l’ultimo prodotto che presenta tutte assieme queste caratteristiche: è una cartina al tornasole che indica il trend delle produzioni della casa californiana.

Oltre a questo, una ricerca a tutti i costi di veicolare un messaggio di coraggio e fiducia universale, che per Costanza “è un messaggio espresso male, in modo disillusorio e distaccato dalla realtà; si insegna ai bambini che tutto andrà bene se si ha fiducia nelle persone, anche se non se la meritano, ma non è così”.

E voi siete d’accordo con lei? Fateci sapere la vostra commentando su Spreaker o sui nostri social.