Dante700: Convivio

Ogni convegno che si rispetti si chiude solitamente con un rinfresco, e così abbiamo voluto fare idealmente anche noi per concludere il ciclo di puntate di Così nel mio parlar: l’ultima opera di cui tratteremo basa infatti tutta la sua struttura su una metafora culinaria: il Convivio. Assieme a noi, Alessio Cotugno.

In tutti questi episodi abbiamo imparato a capire quanto l’estro di Dante Alighieri fosse fervido e la sua mente sempre in movimento, proprio come il corpo dal momento dell’esilio: come si spostava continuamente di corte in corte, Dante saltava da un progetto artistico all’altro, mischiando prosa e poesia, volgare e latino, trattatistica e narrativa.

Uno di questi progetti che lo impegnano nei primi anni del suo vagabondare è appunto il Convivio, che come il suo coevo De vulgari eloquentia rimarrà poi incompiuto. Abbiamo sentito la voce di Alessio Cotugno, docente di storia della lingua italiana all’Università Ca’ Foscari Venezia. È lui infatti a guidarci in questa riscoperta del convivio, dal contesto storico fino ai suoi aspetti più tecnici.

Assieme a lui cerchiamo di far luce su alcune questioni filologiche e contestuali, a partire da quanto potesse circolare un’opera come il Convivio – evidentemente fuori dagli schemi, per l’epoca. E vediamo inoltre cosa sappiamo della sua circolazione nei secoli successivi, questione che – come per tutte le opere di Dante – è ovviamente complicata dalla mancanza di manoscritti autografi o quantomeno sorvegliati dall’autore.

Convivio: il podcast