Contro le utopie: un omaggio a Foucault

Il Castello dei Pirenei esordisce con un omaggio a un uomo che ha fatto dell’indagine sulla parola la sua cifra assoluta: Michel Foucault, la cui famosa trattazione sulle eterotopie è spunto per iniziare un percorso che parte proprio dalle parole e prova a superarle.

Premessa: considerare le parole

Parlare: attività quanto mai banale, si dirà. Senza la parola non ci sarebbe l’uomo e, viceversa, senza umanità non si darebbe la parola. La parola pervade, invade, crea di fatto il mondo. E ciò nonostante la diamo per scontata, la mettiamo in secondo piano; come se i concetti che esprimiamo avessero già una loro forma compiuta, e la parola non fosse che un colore in più, da giustapporre a un quadro già chiaro.

Ma questo quadro è sempre in difetto rispetto alla figura che mira a rappresentare, così come la mappa (diceva Borges) non può in alcun modo riprodurre fedelmente il territorio. C’è sempre una zona d’ombra che il linguaggio manca di mettere in luce. Così, puntualmente, siamo messi in scacco dal linguaggio che crediamo di padroneggiare.
Aspirare a una pura dimensione prelinguistica sarebbe utopia: Bisogna allora considerare il linguaggio sotto una diversa prospettiva - non tanto come un male inevitabile o come un oggetto dato e fatto - ma in virtù della sua capacità di fare mondo. Ma quando si parla di mondo si parla necessariamente di una weltanschauung, cioè di una visione di mondo - e una visione prevede una capacità di azione su cose e persone.

Paradossalmente, è proprio nell’epoca dell’interconnessione costante e della comunicazione che tale capacità di azione sembra sfuggirci di mano. Proprio nel momento in cui le parole abbondano, c’è scarsa consapevolezza del potere delle parole.

Le parole per superare le parole: Il castello dei Pirenei

Andare al di là della parola con l’uso della parola, quindi, e farne un certo uso, che non sia un semplice buon uso.

Il Castello dei Pirenei nasce dunque con questo obbiettivo: dare ascolto a una parola muta. Una parola che si sente stretta, che pur non potendo a meno di farsi parola vorrebbe anche essere altro. Al di là di essa stessa, al di là di questo presente che non vede al di là della punta dei suoi piedi, se non per scorgere il precipizio poco più sotto.

Coloro che dalle parole si sentono costantemente traditi e messi in un angolo saranno accolti al microfono: la co-conduzione è aperta a chiunque si riconosca in questa descrizione e che abbia qualcosa da dire, su qualsiasi tematica (poco importa che sia umanistica, sociale, politica o scientifica, e dando comunque spazio a toni rigorosamente conviviali e fuori dal coro).

La prima puntata e le eterotopie di Foucault

Dopo queste premesse, è quasi inevitabile che il programma prenda le mosse proprio da Michel Foucault, che ha dedicato molta della sua indagine alle parole e alle reti che le tengono assieme - ovvero i discorsi.

Foucault che molto si è speso, inoltre, nell’analisi di un artista sui generis come René Magritte, il cui Castello dei Pirenei abbiamo deciso di eleggere a titolo e simbolo della nostra trasmissione: come l’arcaica fortezza sospesa su di un’ancestrale roccia, a sua volta posta al di sopra di un vasto oceano, sentiamo, con questa nostra impresa, di volerci dare la fermezza d’animo di affrontare l’abisso, senza però caderci.

Michel Foucault, painted portrait (c) Thierry Ehrmann