Attività
Culturali

'E serbi un sasso il nome': memorie dei cafoscarini caduti

Il cortile della Niobe, Ca’ Foscari.

Teatro Ca’ Foscari per i 150 anni

18 e 19 dicembre 2018, ore 20.30
20 dicembre 2018, ore 10.00 (matinée per le scuole)

'E serbi un sasso il nome': memorie dei cafoscarini caduti

drammaturgia Paola Bigatto
regia Stefano Pagin
da un’idea di Francesca Bisutti

con gli allievi del III anno dell’Accademia Teatrale Veneta
Maria Anolfo
Erica Bianco
Riccardo Bucci
Giulia De Vecchi
Anna Delbello
Elena Ferri
Luca Goldoni
Helga Greggio
Claudia Manuelli
Sathya Nardelli
Silvia Pallotti
Tommaso Mattia Russi
Marco Sartorello
Elisa Scatigno
Paolo Tosin

costumi Elettra Del Mistro
luci Cristiano Colleoni

spettacolo parte del progetto di AteneoTutto il tempo in un cortile’: il Sacrario dei caduti cafoscarini

in collaborazione con Accademia Teatrale Veneta, partner di progetto nell'ambito dell’Accordo di Programma tra la Regione del Veneto e il Teatro Stabile del Veneto, finalizzato alla realizzazione del Modello Veneto Te.S.eO. - Teatro Scuola e Occupazione


Il lavoro teatrale nasce dal progetto di Ateneo ‘Tutto il tempo in un cortile’: il Sacrario dei caduti cafoscarini nei conflitti del Novecento, che si articola secondo un piano marcatamente interdisciplinare e interessa aspetti storici, artistici, culturali e conservativi.
Le ricerche – condotte da un gruppo di docenti coadiuvati da borsisti –, hanno permesso di ricostruire le vite di molti dei giovani caduti e, a partire da queste vite ritrovate, di pensare a uno spettacolo teatrale agito da giovani di oggi che interpretino i giovani di allora. Il cortile-sacrario rievocato in scena potrà essere il palinsesto su cui leggere in trasparenza gli ideali, anche contraddittori, e i comportamenti quotidiani in tempo di guerra del mondo universitario di allora, misurandoli con quelli del presente. Lontane nel tempo storico ma vicine nello spazio-memoria creato dalla rappresentazione, singole figure, interpretate da allievi attori, ci porteranno dalle vicende individuali ad una storia. L’impegno congiunto degli allievi dell’Accademia Teatrale Veneta e dei laureandi e neo-laureati dell’Università Ca’ Foscari nella costruzione dello spettacolo rappresenta il risultato formativo dell’iniziativa.
[Francesca Bisutti]

Un luogo di ricordo, una statua, un elenco di nomi: la ricerca sul sacrario dei caduti cafoscarini, svolto da docenti e studenti dell'Università Ca' Foscari, ha fatto venire alla luce diari, lettere, atti notarili, testimonianze... testi lontani dalla scrittura teatrale, ma che raccontano come quei nomi siano arrivati a essere incisi su quelle pareti di pietra in quel cortile dell'Università veneziana. Le storie di questi giovani, insieme alla storia dell'edificazione del sacrario, saranno la base per una drammaturgia originale, in parte affidata ai giovani allievi attori che incarneranno i protagonisti delle nostre storie: soldati della Prima Guerra Mondiale, ma anche madri, sorelle, fidanzate, le tante ‘Niobi’ prodotte dalla storia.
[Paola Bigatto]

Strategie per un metodo di lavoro

Nel periodo di novembre accade che il cimitero dove riposano i miei parenti, si popoli di donne, fin dalle prime ore del mattino (io ci vado sempre molto presto), tantissime signore, che raschiano, lavano, spolverano tombe, sostituiscono fiori, veri ma anche di plastica, ormai stinti dal sole dell'estate, interrano piantine, sradicano erbacce. Il cimitero, che di solito la domenica mattina (il mio giorno di visita) è deserto quasi da far paura, durante il mese dei morti si anima improvvisamente.

Mi capita di fare un gioco quando entro in un cimitero, mi fisso sul nome, sulle date e sulla foto di qualche defunto a me sconosciuto. Alcuni cognomi sono davvero bellissimi: ‘Laghezza’ (che inventa il sentimento di tristezza che sento sempre di fronte ai laghi). ‘Casadoro’: la faccia di una bella signora bionda, che nella foto in bianco e nero della lapide indossa un collo di pelliccia di volpe. La foto a colori di un ragazzo sulla sua moto (i giovani mi colpiscono sempre moltissimo). Mi dico che deve essere stato molto affezionato a quella moto se i genitori hanno deciso di fermarlo per sempre in quella postura. O forse... o forse era venuto particolarmente bene. Infatti ride ed è bellissimo. Scegliere quella foto deve essere stata una ferma decisione della madre. Sicuramente. Qualche mese fa sulla tomba di un marito una moglie puliva il marmo con un fazzoletto da naso scossa da un pianto così fresco che con stupore ho letto la data di morte dell'uomo, il 1980. Mi sono chiesto perché il dolore non fosse ancora passato o se quella scena non fosse altro che una coincidenza. Così comincio a immaginare e spesso a inventare, attraverso i pochi elementi di cui dispongo, un contesto intorno a sconosciuti.

Proverò ad affrontare questa messa in scena insieme agli attori e a Paola Bigatto, la drammaturga che ha selezionato le informazioni storiche e ‘umane’ di cui disponiamo, iniziando con un gioco simile a questo. Inventare o scoprire delle vite dietro corrispondenze, spesso edulcorate per nascondere ai propri cari gli orrori della guerra, diari, foto, documenti, articoli di giornali, dovrebbe essere un po' lo stesso tipo di esercizio. Così, forse, ci riuscirà di avvicinare nel modo più empatico possibile gli esseri umani di cui parleremo. Una cosa precisa ci siamo detti tutti, al di là del work in progress, fin dall'inizio del progetto: non vogliamo parlare di morte, ma di vita e giovinezza.
[Stefano Pagin]


Last update: 17/06/2019