Una notte sbagliata 
Teatro Ca' Foscari 2019/2020, La via maestra

Giovedì 7 novembre 2019, ore 20.30

di e con Marco Baliani
regia Maria Maglietta
scena, luci, video Lucio Diana
paesaggi sonori Mirto Baliani
costumi Stefania Cempini
disegni Marco Baliani
direttore di produzione Marta Morico
organizzazione e distribuzione Alessandro Gaggiotti
distribuzione Ilenia Carrone
assistente di produzione Claudia Meloncelli
direzione tecnica allestimento Mauro Marasà e Roberto Bivona
allestimento tecnico Jacopo Pace
direttore di scena Cosimo Maggini
fonico Federico Occhiodoro
foto di scena Marco Parollo
produzione Marche Teatro

In questo spettacolo porto in scena il corpo di un essere umano fragile, che in quella notte, che poi chiameremo sbagliata, diventa un capro espiatorio su cui accanirsi. Entrare e uscire dalle teste e dai corpi dei protagonisti notturni della vicenda, compreso un cane, è stata la mia gincana d’attore, tra continui cambi percettivi e linguistici, circondato da una rete di rimandi sonori e visivi.

Già nel precedente spettacolo, Trincea, avevo sperimentato una condizione simile. Qui la ricerca è proseguita, specie nella costruzione del linguaggio, fino a uscire dal contesto narrativo centrale e aprire il flusso delle parole ad altri scenari, in un “arazzo psichico” che sposta di continuo il focus della vicenda. Non è la cronaca di uno dei tanti episodi di accanimento contro la diversità, di cui sempre più spesso siamo testimoni, non si tratta dunque di un teatro “civile”, quanto di mettere il dito dentro le pieghe nascoste della psiche, delle pulsioni, delle indicibilità, fino a usare la mia stessa memoria biografica come parte dell’evento di cui si parla.

Mi sembra di vivere in un tempo in cui la sacralità del vivente, la sua inviolabilità biologica si è incrinata e compromessa. Forse quando da cittadini siamo diventati consumatori qualcosa di quella inviolabilità si è dissolta. I corpi sono diventati merce e devono rispondere agli stessi requisiti di efficienza e di splendore delle altre merci, altrimenti diventano scarti, corpi “stranieri”, da cui guardarsi, che con la loro sola presenza incrinano la falsa luminosità del quotidiano, corpi da cacciare via, da odiare, di cui si può dunque abusare. Questa deriva mi spaventa molto, mi inquieta, e il teatro è l’unico modo che conosco per condividere questa mia inquietudine con la comunità degli spettatori e sentirmi così meno solo e meno impaurito.
[Marco Baliani]


È da poco passata la mezzanotte e Tano, il protagonista della storia, esce a quell’ora insolita per portare fuori il suo cane. Questo l’incipit da cui la narrazione si dispiega, seguendo un andamento non lineare, sovvertendo obbligati nessi temporali. Le parole prendono strade divaricanti nel tentare di circoscrivere l’accadimento di quella notte sbagliata. L’accadimento che nel reale dura una manciata di minuti, si amplifica, si espande per risucchiare nell’assurdo di ciò che avviene, anche chi non è lì, su quel pratone d’erba polverosa.

Il mio lavoro di regia è stato, come spesso succede nelle nostre creazioni, un navigare a vista, tra i diversi linguaggi che determinano la scena, mantenendo salda la barra verso la meta finale. Gli stimoli dati nelle improvvisazioni d’attore, le proposte sonore e visive che nel frattempo si consolidavano, la forza di un testo che si strutturava giorno dopo giorno, sono stati elementi essenziali a modificare via via l’impianto drammaturgico e le scelte di messa in scena, fino alle soluzioni finali.

Le luci e le scene di Lucio Diana evocano il luogo fisico dove la storia accade, ma le delicate animazioni che si muovono sul fondo trasformano quel muro sbreccato in una superficie sensibile che travalica la realtà. Il tessuto sonoro di Mirto Baliani è un tutt’uno col flusso narrativo, una partitura di parole e suono in cui le azioni del racconto prendono corpo, diventano concrete.

Ora che lo spettacolo appare nella sua compiutezza, ripenso a quel mio stare in ascolto, necessario nel lavoro artistico, che è fatto di attese, incertezze, e scoperte. Un lavoro paziente e gioioso al tempo stesso, stare dentro quel tempo necessario a far scaturire meraviglie.
[Maria Maglietta]


Per questo spettacolo sarebbe stato impossibile creare alcun suono prima dell'inizio vero e proprio delle prove, ovvero prima di vedere il corpo di Tano prendere vita sulla scena. Corpo che con il suo stare e il suo agire ha evocato giorno per giorno i suoni, i ritmi, le note e i rumori necessari al suo essere. In Una notte sbagliata è la narrazione stessa con il suo ritmo diseguale a generare le pulsazioni sonore.

I suoni riaffiorano dal passato sul filo di un ricordo, richiamati in causa dallo stato d'animo del protagonista, da una parola, da un nome. Tutto ciò che è udibile, come attraverso delle finestre sonore che vengono aperte e richiuse, può apparire, persistere, stratificarsi o morire senza una successione strettamente lineare. Le musiche presenti dialogano con il testo piuttosto che accompagnarlo. I rumori del quotidiano, distorti e amplificati, emanano dal flusso stesso delle emozioni. Nasce così un paesaggio sonoro che pervade l’intera tessitura dello spettacolo, fin dentro le pieghe drammaturgiche del racconto.
[Mirto Baliani]


Cinque monoliti in cemento a dividere e proteggere dalla strada vicina, due pilastri di ferro e, a terra, tre travi abbandonate... ruggine... quel che resta di un arredo urbano degradato. È notte, una notte sbagliata in un giardinetto abitato da ombre di frasche, tagli di luce di luna grigia, muri graffiati, parole e mappe mentali disegnate da Tano. Foglie cadute, un cane fantasma passa strisciando, illuminato da un graffio scarabocchiato, lampeggianti, luci di auto e sgommate...
[Lucio Diana]

Last update: 10/09/2019