Sulla strada maestra 
Teatro Ca' Foscari 2019/2020, La via maestra

Martedì 4 e mercoledì 5 febbraio 2020, ore 20.30

di Anton Čechov

regia Stefano Pagin

con Silvia Brotto, Lorenzo Cavallon, Laura Cossutta, Lorenzo D'Este, Tiziano Falasco, Susanna Giancristofaro, Maddalena Motta, Jean Daniel Patierno, Martina Peserico, Clara Isabel Pinton, Aurora Reffo, Jose Eduardo Rodrigues, Renato Soriano 

costumi Elettra del Mistro

luci Cristiano Colleoni

Lo spettacolo è frutto di una residenza artistica con studenti e giovani attori diretti da Stefano Pagin.

I lavori in un atto di Čechov sono per lo più legati alla sua produzione letteraria: alla base c'è di solito un racconto. Così è per "Sulla strada maestra" (1884) che nasce dal racconto giovanile D'autunno (1883).

Ci racconta di un'umanità miserabile e smarrita:  pellegrini, alcolizzati, avventurieri, affollano nottetempo una bettola, lungo una strada maestra appunto, in attesa che passi un violento temporale. Non si sa dove conduca questa strada, ma di sicuro ad un posto che rappresenta le speranze di ognuno di loro.

Alcuni dei protagonisti si riconoscono, altri sono fra loro sconosciuti. É una “fauna umana” diffidente, impaurita, sbruffona, incline allo scontro, pronta a cedere contro chi si dimostra più forte, ma a coalizzarsi velocemente se si rintraccia un nemico comune e a rincorrerne un altro se scoperto più debole. Forse il testo ci dice che lasciati soli nella tempesta saremmo capaci di tutto.

Il meccanismo di rapporti umani che Čechov ci suggerisce è eterno. Noi non cambiamo mai, soprattutto se ci manca la “terra sotto i piedi”.

Proprio questo ci interessava: il meccanismo di rapporti e tensioni in una situazione di “cattività” schiacciati da un pericolo incombente. Non abbiamo voluto quindi identificare il Luogo e il Tempo della vicenda in modo preciso. Sentivamo la necessità di far risaltare il testo come in una specie di parabola religiosa. Tutto così ha potuto liquefarsi. Ecco allora che la bettola dell'originale ha potuto essere anche un altro luogo, precario, instabile. E il temporale quasi il Diluvio Universale. E i nostri protagonisti i passeggeri di un'arca che ha smarrito la rotta. [Stefano Pagin]


Fin dall’inizio delle attività con l’inaugurazione della prima stagione 2009/2010, abbiamo immaginato il Teatro Ca’ Foscari  come  luogo  dove avvengono scambi. Per la sua stessa natura di teatro universitario deve essere un luogo aperto a tutte quelle realtà che intendano collaborare con il nostro Ateneo su progettualità condivise.  

Non si tratta quindi soltanto di organizzare una stagione teatrale, ma di avviare progetti che aprano finestre sul teatro e sulle performing art più in generale, sviluppando il confronto tra le diverse  realtà.

Abbiamo voluto denominare l’inizio del nostro percorso nel 2009/2010 “esperimenti” per definire il Teatro Ca’ Foscari come laboratorio permanente dove accanto alle proposte frutto  di esperienze mature e già consolidate si colleghino i germi di altre esperienze in evoluzione. È ovvio che una parte fondamentale nel cammino così tracciato sia affidata alla componente studentesca.  Il nostro Teatro è stato e continua a essere anche spazio di maturazione e di crescita per quei gruppi di studenti che già lavorano e si impegnano nel campo del teatro, della musica e delle arti sceniche più in generale.

Abbiamo cercato di fare del Teatro di Ca’ Foscari un luogo di ricerca possibile, in antitesi a quanto denunciava con sofferenza Carmelo Bene negli anni 1990. Carmelo Bene aveva guardato lucidamente alla crisi del teatro spingendosi fino a negarne l’esistenza stessa (affermerà in più occasioni “il teatro è morto”). Ma la sua ricerca impossibile dimostrava in realtà tutt’altro e cioè che il teatro era vivo. 

Attraversata la negazione del teatro come puro spettacolo, tentata la soluzione della contaminazione tra i diversi linguaggi espressivi, imboccata la strada del volutamente incompiuto, del non concluso, si riparte da una poetica che ha ritrovato  il coraggio di esporsi e di dichiararsi.

Il  teatro possibile di oggi, quello a cui assistiamo grazie alla caparbietà di autori, interpreti e operatori  parte da qui, dall’esigenza di riappropriarsi della forma chiusa, compiuta per riportare il teatro al teatro. [Donatella Ventimiglia]

Last update: 13/02/2020