Sulla strada maestra 
Teatro Ca' Foscari 2019/2020, La via maestra

Martedì 4 e mercoledì 5 febbraio 2020, ore 20.30

di Anton Čechov

regia Stefano Pagin

costumi Elettra del Mistro

Lo spettacolo è frutto di una residenza artistica con studenti e giovani attori diretti da Stefano Pagin.

Crediti: Isaac Levitan Vladimirka, Strada della steppa russa.

I lavori in un atto di Čechov sono per lo più legati alla sua produzione letteraria: alla base c’è di solito un racconto. Così è per Sulla strada maestra (1884) che nasce dal racconto giovanile D'autunno (1883). Vietato dalla censura, l’atto unico Sulla strada maestra non venne mai rappresentato durante la vita di Čechov, ma andò in scena solo per il decimo anniversario della sua morte, nel 1914.

Ci racconta di un’umanità miserabile e smarrita: pellegrini, alcolizzati, avventurieri, affollano nottetempo una bettola, lungo una strada maestra appunto, in attesa che passi un violento temporale. Una strada maestra che porta non si sa dove, ma di sicuro a un posto importante.

Ci parla di un tempo e un luogo lontani, ma come capita spesso con Čechov potrebbe parlarci esattamente di oggi, dell’Italia o di qualsiasi parte in questo mondo. Ci mostra un’umanità impaurita o sbruffona, incline allo scontro frontale, ma pronta a coalizzarsi velocemente se si rintraccia il nemico necessario e a rincorrerne un altro se scoperto più debole. Forse ci dice che lasciati soli nella tempesta saremmo capaci di tutto.
[Stefano Pagin]


Di questo atto unico, poco rappresentato, resta documentata una regia di Klaus Grüber presentata a Berlino per la Schaubühne, nella sala prove decentrata a Kreuzberg, nel 1984, mentre nello stesso periodo Peter Stein portava in scena Tre sorelle, sempre per la Schaubühne.

La scelta di uno spazio come quello di Kreuzberg consente a Grüber di colmare la distanza tra attori e spettatori che condividono lo stesso senso di miseria e smarrimento.

In alcune conversazioni registrate a Berlino nel 1977 e trascritte da Luigi Sponzilli e Franco Quadri (in Franco Quadri, Tradizione e ricerca, Torino, Einaudi, 1982), Grüber dichiara: «Quelli son gente testarda, pellegrini, […] gente che ha deciso di viaggiare, di vivere nel movimento […]».

Grüber si sentiva attratto dall’umanità peregrina e vagabonda descritta da Anton Čechov, nella quale intravvedeva comunque una libertà di movimento, pur nella miseria della loro esistenza, che a una parte dei berlinesi allora era negata.

Le stesse peregrinazioni narrate al giovane Čechov dalla madre Evgenja, che aveva attraversato la Russia con la propria madre e i fratelli, alla ricerca della tomba del padre, mai ritrovata.

Nelle descrizioni cariche di poesia dell’interminabile viaggio attraverso pianure, boschi e paesaggi desertici, Evgenja Morozov raccontava gli incontri con vagabondi visionari; le soste nelle locande; le notti trascorse all’aperto con la stessa emozione rivissuta da Čechov nelle sue pagine, di cui La strada maestra è solo uno degli esempi.
[Donatella Ventimiglia]

Last update: 10/09/2019