Prima della pensione ovvero Cospiratori 
Teatro Ca' Foscari 2019/2020, La via maestra

Martedì 28 gennaio 2020, ore 20.30

Una commedia dell’anima tedesca

di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
progetto, scene e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
con Elena BucciMarco Sgrosso e Elisabetta Vergani
disegno luci Loredana Oddone
drammaturgia e cura del suono Raffaele Bassetti
supervisione ai costumi Ursula Patzak
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
collaborazione alla scena Carluccio Rossi
macchinismo e direzione di scena Loredana Oddone e Viviana Rella
elettricista e datore luci Max Mugnai e Loredana Oddone

una produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione – Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Belle Bandiere

Lo spettacolo è inserito nel piano delle attività che Ca' Foscari organizza per la Giornata della memoria.
Lo spettacolo è ospitato in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini.

Nel suo tormentato amore per il teatro Thomas Bernhard non permette mai che ci si adagi in un solo punto di vista. Niente è vero e niente è falso. Allo stesso tempo pare incarnare il tempo sacrosanto della rabbia che si arma contro la stupidità, la prepotenza e il conformismo. I suoi eroi del male, sconfitti, falliti in apparenza, per sempre affabulanti, sembrano antichi personaggi della tragedia greca e come tali ingenui, crudeli, tremendi e di pietra.

In una casa austera impolverata dagli anni, con finestre socchiuse verso un esterno che li affascina e spaventa con il suo continuo mutare, i fratelli Rudolf, Vera e Clara ripetono le rigorose geometrie di abitudini che ne costituiscono l’identità. Conservano gli oggetti e gli abiti come amuleti rituali del passato, mentre i gesti diventano danza e le parole musica, nonostante pensino che sia loro preclusa la salvezza che vedono nella musica e nell’arte.

I tre paiono trovare una ragione di vita soltanto nel morboso incatenarsi l’uno all’altro, fantasmi che sbiadiscono se lasciati in solitudine, immersi in fiumi di parole che si contraddicono e disorientano. Le parole e il loro ritmo sono pura energia che affascina, travolge, violenta, lenisce, si erge a protezione contro il vuoto e il pur desiderato cambiamento, contro la morte. Attraverso la ripetizione, gli Höller, senza altri congiunti e discendenze, ricompongono il proprio ritratto immobile nonostante lo scorrere del tempo, trasformano il reticolato dei gesti quotidiani in un racconto epico della loro esistenza e incastonano con caparbia presunzione il proprio mito nella grande storia che soltanto in apparenza li ha risparmiati.

Il 7 ottobre, anniversario del compleanno di Himmler, Rudolf Höller, giudice del tribunale ormai prossimo alla pensione ed ex ufficiale delle SS, celebra regolarmente la ricorrenza con una cena allestita con cura da sua sorella Vera, amante incestuosa e musa devota, alla quale partecipa anche Clara, la sorella minore inferma, ostile ma complice, vittima e al tempo stesso carnefice dei suoi fratelli.

Tra recriminazioni incrociate, rievocazioni di memorie d’infanzia e di guerra, ridicole mascherate, brindisi spettrali e un sinistro album fotografico risfogliato anno dopo anno, si consuma un rito fuori tempo che precipita verso un finale sospeso tra dramma e tragica ironia, elementi di cui è intrisa tutta la commedia stessa, definita da Benjamin Heinrichs, “il più complicato, il più sinistro, il testo migliore di Bernhard”.

Rudolf Höller, il bell’uomo del tribunale, un vero soldato, immagine ideale del tedesco, intransigente, acuto, inflessibile, spietato, volgare, capace di tutto, esausto, malato.
Vera Höller, brava sorella, prode fanciulla, cara, buona, amata, falsa e bugiarda, perversa, abietta, paziente, ammirevole, coraggiosa, la migliore, la più forte di tutti noi.
Clara Höller, paraplegica orribile, cupa, guastafeste, ingrata, spudorata e infame, muta e implacabile, pazza fanatica, la più intelligente, l’assassina di famiglia.

Da molti anni pensavamo con cautela a questo autore schivo, capace di leggere in profondità l’animo umano e la storia e di registrarne le contraddizioni fino a farle esplodere in tragedia e in riso raggelato, affascinati dalla potenza della sua scrittura ironica, tagliente, asciutta: una sfida irresistibile. Attraverso i suoi testi, carichi di odio e di amore verso il teatro e gli attori, irti al tempo stesso di ostacoli e di opportunità, abbiamo avuto l’occasione di vedere molti artisti alla prova. Ora tocca a noi saltare…
[Elena Bucci e Marco Sgrosso]

Last update: 17/09/2019