Il naso [annullato] 
Teatro Ca' Foscari 2020 – Residenze

liberamente ispirato all’omonimo racconto di Nikolaj Gogol
regia di Stefano Pagin
con Silvia Brotto, Alvise Gioli, Angelo Mazza, Maddalena Motta, Vittorio Tommasi
un ringraziamento particolare a Laura Cossutta

produzione in collaborazione con la Scuola “Giovanni Poli” del Teatro a l’Avogaria

La residenza che si è svolta a ottobre con gli allievi della Scuola “Giovanni Poli” del Teatro a l’Avogaria proseguirà a porte chiuse, nel rispetto del protocollo anti contagio. Il regista Stefano Pagin lavorerà con gli attori per realizzare un video dello spettacolo da condividere sui canali web istituzionali con la comunità cafoscarina e con il pubblico a casa.

Il naso di Nikolaj Gogol fu pubblicato sulla rivista Sovremennik (Il contemporaneo) nel 1834. L'anno prima un'altra rivista lo aveva respinto ritenendolo sconcio e volgare. Il racconto fu oggetto di varie revisioni e modifiche da parte del suo autore, dovute soprattutto ai continui interventi della censura. Nel 1836 diventa uno dei Racconti di Pietroburgo insieme a Il cappotto, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Il diario di un pazzo.

Un giorno un barbiere trova il naso di un suo cliente in tasca e poco dopo in un panino che sta per addentare. Il proprietario di quel naso è l'assessore Kovalev, il quale svegliatosi una mattina e ritrovatosi senza naso, teme di veder definitivamente compromessi i propri rapporti sociali e la propria carriera. Il suo “organo” se ne va ora in giro da solo per la città spacciandosi addirittura per un consigliere di Stato. Kovalev cade nel più tetro sconforto. Falliti i tentativi di mettere un annuncio sui giornali e di ottenere l'intervento del commissario di quartiere per recuperarlo, l'assessore Kovalev se lo vede restituire da una guardia da cui viene arrestato mentre cercava di espatriare per la vergogna. Kovalev ora deve trovare il sistema per far tornare il proprio naso al suo posto, ma la cosa non è facile.

Un piccolo racconto, ma un trattato filosofico notevole sulla follia umana e sul potere. Talmente assurdo da sembrare reale. Il naso è una critica alla società russa, ma la critica bene si adatta a tutta la società occidentale, estremamente gerarchizzata ed imbrigliata in una burocrazia talmente rigida che perfino un naso, purché abbia i gradi, diventa un personaggio assolutamente rispettabile.

Note di regia:
Si dice che San Pietroburgo sia la Venezia del nord. Ci sono i canali, i ponti, i portici. Sofia Loren, che ha girato a Mosca I girasoli di Vittorio De Sica, dice che i russi sono come i napoletani. Gogol amava moltissimo Roma, tanto da intitolarne un racconto. Nel racconto Il cappotto, a un certo punto, cade sulla testa del protagonista la scorza di un melone, frutto impossibile da trovare a San Pietroburgo. Insomma, trasportare la vicenda de Il naso in Italia e a Venezia, con tutti quei personaggi che sembrano vestiti con costumi di Carnevale, è stato un passaggio quasi obbligato per noi.
[Stefano Pagin]


Stefano Pagin nasce a Venezia e qui si diploma attore presso la scuola del Teatro a l’Avogaria.

Come interprete viene diretto da numerosi registi tra cui: Lindsay Kemp in Flowers da Jean Genet e Midsummer Night Dream di Shakespeare; Carlo Boso in Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni e Il Mercante di Venezia di Shakespeare; Maurizio Scaparro ne L’Enfant et le Sortilège di Maurice Ravel; Benno Besson ne L’Amore delle Tre Melarance di Sergej Sergeevič Prokof'ev.

Come regista firma, tra gli altri, i seguenti lavori: La Cameriera brillante di Goldoni per Pantakin da Venezia; Le Massere e Il Quartiere fortunato di Goldoni e Mamole e Buli di Giovanni Poli per il Teatro a l’Avogaria; La Serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi per il Festival Galuppi di Venezia.
In occasione del 35° anniversario della nascita del Teatro a l’Avogaria porta in scena La venexiana e quasi contemporaneamente con la compagnia Questa Nave La distruzione di Kreshev, di Isaac Singer.
Nell’ambito della 38°edizione del Festival Internazionale del Teatro de La Biennale di Venezia dirige La buona madre di Carlo Goldoni per il Gruppodacapo, coronato da un successo di pubblico e critica.
Nel 2009 dirige per il Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni La base de tuto di Giacinto Gallina e nello stesso anno per il 40° Festival internazionale del Teatro de La Biennale di Venezia porta in scena Orlando di Virginia Woolf.
Sue sono le regie di Uomini e topi, produzione del Teatro Ca’ Foscari (2014) e di E serbi un sasso il nome, spettacolo frutto di un progetto coordinato da Francesca Bisutti in occasione delle celebrazioni per i 150 anni di Ca’ Foscari (2018).

Last update: 13/01/2021