Primi piani

Florencio Del Barrio De La Rosa
Lingua e traduzione - lingua spagnola

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Mi chiamo Florencio del Barrio de la Rosa e sono nato a Valladolid (Spagna) nel 1978. Dopo essermi laureato in Filología Hispánica, ho ottenuto il Dottorato di Ricerca presso l’università della mia città di nascita nel 2004, con una tesi su sintassi dello spagnolo antico. Insegno a Ca’ Foscari dal 2008, dove sono arrivato come Ricercatore Universitario e sono diventato professore associato nel 2015. I miei interessi di ricerca sono variegati e riguardano diversi aspetti e livelli della lingua spagnola, nella sua componente sincronica e diacronica, affrontati da molteplici prospettive. In questo momento, la mia ricerca versa, da una parte, sulla formazione di parole in chiave contrastiva con l’italiano e, da un’altra, sulla dialettologia storica delle varietà della lingua spagnola.

Quali sono i suoi modelli / punti di riferimento professionali?
Un docente universitario deve distribuire il suo tempo in tre ambiti: la docenza, la ricerca e l’amministrazione. La docenza e la ricerca, ambiti strettamente collegati, devono avere la parte del leone, ma un docente completo non deve trascurare l’amministrazione e dare una mano nella gestione del Dipartimento o dell’Ateneo. Per ognuno di questi ambiti, ci sono dei punti di riferimenti. Imparo molto dai colleghi più grandi e più saggi e li ascolto; anche dei colleghi più vicini a me apprezzo la serietà e l’agire responsabile. Insomma, imparo da chi, per ognuno di questi tre ambiti, ha qualcosa da insegnarmi. Anche dagli esempi negativi cerco di imparare come non comportarmi!

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Sì, ho sempre pensato che questa fosse la mia strada, quindi ero determinato a diventare un docente universitario nell’ambito dell’insegnamento e della ricerca della lingua spagnola. Lavorare nel mondo universitario mi permette di dedicarmi allo studio, che è il mio vero interesse, e se riesco a trasmettere questo interesse agli studenti, allora sono soddisfatto. Mi sembra molto limitante affrontare una materia con l’unico scopo di superare un esame oppure ottenere i crediti richiesti; il vero scopo dovrebbe essere imparare. Il superamento dell’esame sarebbe quindi una diretta conseguenza di aver imparato.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Per me sono due attività profondamente legate tra di loro. Un docente universitario deve essere in grado di portare in aula, adeguandosi alla sua platea, i risultati della sua ricerca e deve cimentarsi anche in campi di cui non è uno specialista. In poche parole, lo studio deve essere una priorità per il docente universitario; prima di insegnare, bisogna imparare. In particolare, noi docenti di lingua dobbiamo dimostrare un alto livello nel “fare ricerca”, in quanto la nostra attività didattica non può e non deve limitarsi a insegnare la lingua come strumento, ma come oggetto di studio. Ridurre l’insegnamento linguistico a uno scopo strumentale significherebbe sprecare l’elevato valore scientifico dei docenti di lingua.

L’ambito di cui si è sempre voluto/a occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Nell’ambito della ricerca sulla lingua spagnola, mi sono occupato delle tematiche più disparate. Se guardo alla mia produzione scientifica, trovo pubblicazioni sulla lingua letteraria, su pragmatica, su sintassi storica, su linguistica teorica di lingua spagnola, su varietà sia sociolinguistiche che dialettali del mondo ispanico in America e in Spagna, su diversi fenomeni contrastivi tra lo spagnolo e l’italiano e su altri argomenti sempre legati alla lingua spagnola da una prospettiva globale. Per quanto la mia produzione sia variegata, ci sono ancora ambiti da esplorare, come, per esempio, la ricerca sperimentale applicata alla lingua spagnola oppure l’affrontare l’edizione filologica di un testo.

Last update: 04/08/2022