Primi piani

Francesca Tarocco
Archeologia, Storia dell'arte e filosofie dell'asia orientale

Che cosa insegna a Ca’ Foscari? Quali sono i Suoi principali interessi di ricerca? Qual è stato il suo percorso accademico?
Mi occupo di buddhismo e di storia religiosa e culturale della Cina in particolare nel periodo tardo-imperiale e moderno. I miei principali interessi di ricerca sono legati alla relazione tra il buddhismo e la modernità, alla religione urbana, alla storia ambientale, e alla tecnologia. Ho conseguito un dottorato a SOAS (University of London), dove ho anche insegnato per circa sette anni anni. Prima di venire a Ca’ Foscari sono stata anche Leverhulme Fellow in Chinese History e Assistant Professor in Buddhist Studies all’università di Manchester. Più recentemente ho ricoperto  la cattedra di religioni cinesi e studi buddhisti presso la New York University di Shanghai dove sono tutt'ora Visiting Professor in Buddhist Cultures.

Che cosa L’ha portata a intraprendere la strada della ricerca? Che cosa L’appassiona di più del suo ambito di studi? 
Il lavoro di ricerca è straordinario e appassionante, innanzitutto per il suo rigore metodologico e la sua tensione etica. Gli studi buddhisti rappresentano un campo del sapere fondamentale per la comprensione dell’Asia, del suo passato così come del suo presente.
Il buddhismo è una religione universale di grande profondità soteriologica sostenuta da una brillante impalcatura filosofica e tecno-scientifica. La sua sofisticata concezione del linguaggio e dell’epistemologia è per me fonte di continua meraviglia e ammirazione. 

Che cosa significa, per Lei, insegnare all’università? 
Le mie pratiche pedagogiche vogliono ispirare studentesse e studenti a sviluppare i propri interessi di ricerca accedendo alle fonti primarie oppure utilizzando materiali d'archivio o raccogliendo dati etnografici. Il mio obiettivo è quello di consentire loro di acquisire una vasta gamma di competenze che possono eventualmente essere implementate in qualsiasi ambiente di lavoro. Incoraggio il pensiero critico e analitico. I miei corsi sono pervasi da una crescente attenzione alle tecniche delle digital humanities, in particolare alle etnografie spaziali, alle storie orali e alla narrazione transmediale.

Lei lavora in un dipartimento che si occupa di mondi extraeuropei: che cosa vuol dire, per Lei, occuparsi di diversità culturale in una realtà globale sempre più interconnessa? 
Significa innanzitutto esprimere un profondo interesse per ogni forma di diversità culturale e rimanere acutamente sensibile alle differenze. La globalizzazione non è affatto una novità: mentre il buddismo si diffondeva dall'India ad altre parti dell'Eurasia nel corso del primo millennio, i suoi testi e le sue pratiche erano veicoli importanti per la diffusione interculturale delle idee. I nostri studenti imparano che le scritture e le storie buddhiste sono scritte nelle principali lingue dell’Asia, sia antiche che moderne. Imparano anche che le pratiche, le cosmologie e le istituzioni buddhiste trascendono le strettoie dei vari localismi e nazionalismi. I testi che informano il pensiero buddista Mahāyāna, inoltre, postulano che il regno del divino e il regno del mondo si permeano a vicenda. Questo pensiero non dualista e non essenzialista permea le pratiche quotidiane extra-europee da secoli. Per queste e molte altre ragioni le studentesse e gli studenti di buddhismo e di culture extra-europee debbono necessariamente acquisire una forte predisposizione al cosmopolitismo oltre che una preparazione multilingue e multiculturale.

Last update: 05/12/2022