Primi piani

Vladi Finotto
Economia e gestione delle imprese

Ci parli di lei: de dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Mi chiamo Vladi Finotto, sono professore associato di Economia e gestione delle imprese presso il dipartimento di management di Ca’ Foscari dove insegno strategie d’impresa e imprenditorialità nei nostri corsi di laurea in inglese. Dovessi trovare una costante nella mia attività di ricerca, direi che è il ruolo di uomini e donne nella definizione delle strategie delle organizzazioni e nelle trasformazioni delle catene del valore. Negli ultimi 4 anni lo ho fatto con particolare attenzione all’agroalimentare, un comparto importantissimo per l’economia italiana, insieme ai colleghi dell’Agrifood Management & Innovation Lab.

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Il progetto PID con la Camera di Commercio di Venezia e del Delta Lagunare: un progetto di ricerca, training e accompagnamento alla trasformazione digitale delle Pmi;
Fare il professore è di per sè fonte di soddisfazione: il Paese ci affida il compito di far domande, cercare risposte e restituirle a società ed economia sotto forma di conoscenze utili. Se devo scegliere tre traguardi, indico:

  1. Il progetto PID con la Camera di Commercio di Venezia e del Delta Lagunare: un progetto di ricerca, training e accompagnamento alla trasformazione digitale delle Pmi; 

  2. Il dibattito su un articolo che ho pubblicato col collega di Giulio Buciuni sulla rivista Regional Studies sui “cortocircuiti” tra innovazione e delocalizzazione della produzione; 

  3. L’avvio dell’Agrifood Management and Innovation Lab con le colleghe Mauracher e Checchinato, culmine di un percorso collettivo di ricerca, didattica e terza missione che sta rispondendo efficacemente alle istanze di un comparto molto dinamico.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
L’umano nelle dinamiche di impresa e di settore. Per un esterno, la gestione delle imprese, la formulazione di strategie, la creazione di nuove organizzazioni, sono processi percepiti come estremamente razionali, calcolistici, lineari. In realtà, “metà” della vita delle imprese è governata dal calcolo. L’altra metà è un’affascinante e avvincente interazione di uomini e donne; è spesso segnata dal verificarsi di coincidenze; è il luogo in cui contano la capacità di convincere e persuadere per mobilitare colleghi, clienti, fornitori verso obiettivi ambiziosi, magari dettati dalla passione o da visioni non sempre giustificabili con dei soli numeri.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Per nulla. Sino al 2003 non avevo ben chiaro come funzionasse l’università da dentro, non conoscevo gli step della carriera, né sapevo bene quali fossero le prospettive in accademia. Sono stato il primo laureato in tutta la mia famiglia, speravo di arrivare alla laurea e trovare un bel mestiere. Poi lessi un bando per un dottorato e feci domanda: mi solleticava l’idea di essere pagato per studiare e far domande per altri tre anni, tuttavia fino al 2006, anno in cui lo conclusi, non vedevo la mia traiettoria professionale in università. Poi ci ho preso gusto.

Perché scegliere Ca' Foscari?
Primo, per la sua storia: la prima business school d’Italia, la principale scuola di lingue orientali, una università con delle eccellenze nelle scienze dei materiali, dell’ambiente e dell’informatica. È un ambiente davvero interdisciplinare e aperto al nuovo. Secondo, per la città che le fa da cornice e che Ca’ Foscari contribuisce a popolare: la più bella città che sia dato desiderare, visitare e vivere. Terzo, per la dinamicità della nostra università. Internazionalità e innovazione caratterizzano tutto ciò che facciamo: didattica, ricerca, relazione con il mondo che ci circonda e aspetta da noi traiettorie verso il futuro.

Last update: 01/12/2021