Primi piani

Gloria Gardenal
Finanza aziendale

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca. 
Sono Gloria Gardenal, dal 2011 Ricercatrice Universitaria (RU) in Finanza Aziendale presso il Dipartimento di Management. Mi sono laureata a Ca’ Foscari in Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari cum laude e, dopo una breve esperienza lavorativa nel mondo della finanza, ho iniziato il dottorato di ricerca (PhD) in Business a Ca’ Foscari. Per un anno sono stata visiting student presso il dipartimento di Economics di University College London (UCL). I miei interessi di ricerca riguardano il rischio e le decisioni finanziarie, sia a livello individuale che d’impresa, con un’attenzione particolare agli aspetti comportamentali. Insegno corsi di Finanza Aziendale base e avanzata, sia in italiano che in inglese.  

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Onestamente no, ma ho sempre avuto una grande passione per lo studio. Dopo il completamento degli esami universitari, ho lavorato nel mondo della finanza (gestione di portafogli titoli e asset management) per circa un anno, durante il quale ho scritto la tesi di laurea e mi sono laureata. Lavorando ho sentito spesso la nostalgia dell’ambiente universitario. Per questo, qualche mese dopo la laurea, ho fatto application al bando di dottorato in Business di Ca’ Foscari e ho vinto una borsa di studio. Così è iniziato il mio percorso dentro l’università. Il dottorato è stato molto stimolante: mi ha appassionata e messa alla prova sia da un punto di vista intellettivo che personale. L’esperienza di ricerca all’estero di quegli anni, inoltre, mi ha permesso di capire molte cose, di rinforzare la mia motivazione e mi ha dato utili strumenti per continuare su questa strada.    

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Insegnare significa alimentare la curiosità dei ragazzi, accendere un fuoco, spingere ad approfondire. Non rinnego la parte più tradizionale dell’insegnamento, ovvero il fornire nozioni di base: queste costituiscono il punto di partenza, le fondamenta da cui muovere per capire a fondo la materia e saper interpretare poi il mondo. Credo che sia giusto però avvalersi di tutti gli strumenti, tecnologici e non, che possano facilitare e stimolare l’apprendimento, oltre che lo scambio di idee. La pandemia ha sicuramente dato una spinta in questo senso.Fare ricerca, invece, è guardare il mondo da un osservatorio privilegiato, è capire i problemi dell’economia reale, delle aziende, degli individui da dentro. In alcuni casi, è anticipare ciò che avverrà nel prossimo futuro. 

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi mi sento di consigliare di fare più esperienze possibili in università estere (dottorato, post doc, visiting, partecipazione a bandi europei per la mobilità dei ricercatori, ecc.) e di crearsi un network di conoscenze. La ricerca è un lavoro che non si fa da soli e avere anche dei coautori internazionali (oltre che nazionali) può essere importantissimo, sia come stimolo, che per crearsi un curriculum competitivo.Consiglio anche di mantenersi aperti, soprattutto all’inizio del proprio percorso di dottorato, verso i tipi di ricerca (ad esempio qualitativa e quantitativa) e i metodi di raccolta/analisi dei dati. 

Quale corso di laurea consiglierebbe ad un giovane diplomato e perché?
Da neoincaricata all’Orientamento degli studenti in entrata del Dipartimento di Management, non posso non consigliare i nostri due corsi di laurea triennale, ovvero Economia Aziendale e Digital Management, il primo più tradizionale ma con un approccio onnicomprensivo verso tutte le discipline del management, il secondo più innovativo e centrato sul tema del digitale. Inoltre, consiglierei di scegliere i percorsi tenuti interamente in lingua inglese perché la conoscenza approfondita della lingua è assolutamente necessaria al giorno d’oggi.

Last update: 01/12/2021