Primi piani

Fabrizio Turoldo
Filosofia morale

Ci parli di lei: cosa insegna a Ca’ Foscari, da dove proviene, qual è stata la sua formazione?
A “Ca’ Foscari” insegno Filosofia morale e Bioetica. Ca’ Foscari è anche l’università in cui mi sono formato e da cui provengo. Ricordo di essermi iscritto qui nel lontano 1987, attratto dal magistero di Emanuele Severino, di cui avevo sentito molto parlare dal mio professore di filosofia del liceo e di cui avevo già cominciato a leggere alcuni volumi. Severino mi aveva portato ad appassionarmi delle questioni di ontologia metafisica, a cui avevo infine deciso di dedicare la mia tesi di laurea, investigando non solo il pensiero di Severino, ma anche quello dei suoi maestri e dei suoi oppositori, a partire dalla scuola milanese di Gustavo Bontadini e da quella padovana di Marino Gentile. In questo percorso mi ero fatto guidare, oltre che dallo stesso Severino, anche da Carmelo Vigna che, a sua volta, così come Severino, era stato allievo di Bontadini all’Università Cattolica di Milano.
Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, ho frequentato il corso di dottorato, che a quel tempo consorziava le Università di Venezia e di Padova. A Padova potevo così ritrovare alcuni studiosi che già avevo incrociato analizzando i dibattiti tra Severino e i suoi principali interlocutori. Tra gli scambi più interessanti avuti con i docenti padovani ci sono stati senza dubbio quelli con Franco Chiereghin (che è stato il mio tutor per la tesi di dottorato, assieme a Carmelo Vigna), con Piero Faggiotto e con Enrico Berti. Con quest’ultimo, in particolare, ho avuto anche il piacere di intrecciare un dibattito sulla questione della semantizzazione dell’essere, sulle pagine della “Rivista di Filosofia Neo-Scolastica” (era il 1996). Il risultato di tutte queste ricerche e riflessioni si trova ora in un breve volumetto dal titolo Polemiche di metafisica. Quattro dibattiti sull’Essere, il Nulla e il Divenire (Aracne, 2009).

Quali sono i suoi punti di riferimento professionali?
Un riferimento fondamentale, per quanto mi riguarda, è rappresentato, senza dubbio, dall’opera e anche dalla figura umana del filosofo francese Paul Ricoeur. Ho avuto modo di conoscerlo in occasione di una serie di suoi viaggi in Friuli, la regione in cui sono nato e dove ho vissuto gran parte della mia vita. Negli anni ‘90 si era creato infatti un rapporto speciale tra Ricoeur e la Società Filosofica del Friuli Venezia Giulia. L’appuntamento in Friuli con Ricoeur era diventato, per alcuni anni, quasi abituale. I soggiorni in Friuli di Ricoeur si caratterizzavano sempre per un misto di incontri ufficiali, momenti del tutto informali e persino conviviali. Inoltre, proprio in quegli stessi anni, anche l’Università di Venezia aveva iniziato ad invitarlo, in svariate occasioni, ed io ero felice di poter fare da tramite. Tra il 1994 e il 1995, inoltre, avevo avuto modo di soggiornare a Parigi come “pensionnaire scientifique” presso l’École Normale Supérieure di Fontenay/Saint-Cloud. Questo soggiorno parigino mi aveva dunque offerto la possibilità di frequentare con maggiore assiduità Ricoeur. I nostri incontri avvenivano presso la sua abitazione privata di Châtenay-Malabry oppure nella sede della rivista Ésprit, in rue Saint-Martin, visto che a quell’epoca Ricoeur era già da tempo in pensione e non disponeva più di uno studio all’Università. Il risultato di questi scambi con Ricoeur è contenuto in un volume intitolato Verità del metodo. Indagini su Paul Ricoeur (Il Poligrafo, 2000), che contiene una prefazione dello stesso filosofo e in appendice la trascrizione di alcuni nostri colloqui.
Sarebbe impossibile riassumere qui il mio debito intellettuale nei confronti di Ricoeur. Posso dire soltanto che avevo iniziato ad occuparmi di lui a partire da alcune questioni ontologiche, che rappresentavano il centro dei miei interessi di allora e delle quali anche lui si stava occupando, proprio in quel periodo (il suo volume del 1990, dal titolo Soi-même comme un autre - Seuil, Paris - si concludeva infatti con un capitolo dal titolo “Verso quale ontologia?”). Tuttavia, l’impatto maggiore che il pensiero di Ricoeur ha avuto sulla mia formazione è stato quello di aprirmi la strada dall’ontologia metafisica alla morale (Un suo saggio di quel periodo si intitolava appunto De la métaphysique à la morale, “Revue de métaphysique e de morale, 4, 1993). A metà degli anni ’90 Ricoeur, inoltre, si era impegnato in un confronto interdisciplinare con magistrati, medici e altri professionisti, da cui erano nati i due volumi sul tema del “giusto” (Le Juste, Esprit 1995. Le Juste 2, Esprit 2001), che segnavano un ulteriore passaggio dall’etica generale all’etica applicata.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Il mio è stato un percorso misto, per metà accademico e per metà extra-accademico. Quando infatti ho iniziato ad approfondire, sulla scia di Ricoeur, il mio interesse per l’etica e più in particolare per l’etica applicata, ho cominciato a sentire il bisogno di trovare momenti di confronto e di formazione esterni all’accademia. Se l’accademia infatti mi forniva gli strumenti concettuali e le chiavi di lettura per analizzare criticamente le questioni di etica applicata, queste stesse questioni andavano affrontate là dove esse nascevano: negli ospedali, negli enti di ricerca, nei comitati consultivi degli organismi politici e amministrativi. Avevo bisogno di “lavorare sul campo” e di confrontarmi con altri studiosi in un’ottica che fosse davvero interdisciplinare. Per questo ho fatto parte di vari comitati e gruppi di lavoro: il Comitato etico per la pratica clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova, il Comitato per la Bioetica della Regione Veneto, il Comitato etico istituito presso i Dipartimenti di Psicologia dell’Università di Padova, il Gruppo di lavoro sull’Umanizzazione delle Cure della Regione Veneto. Per dieci anni (dal 2004 al 2014) ho coordinato il Progetto “Etica e Medicina” presso la Fondazione Lanza di Padova. Tutte queste esperienze mi hanno portato a lavorare molto sui “casi”, come sanno gli studenti che frequentano le mie lezioni. Il lavoro che ora mi appassiona di più consiste infatti nel mettere le teorie etiche alla prova dei casi pratici, per ricavarne delle indicazioni in vista di una riflessione critica sulle teorie stesse.

Last update: 04/08/2022