Primi piani

Alessandra Cecilia Jacomuzzi
Psicologia generale

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca. 
Sono di Torino, dove ho studiato Filosofia. Amo il bicerin, gli agnolotti e mi considero, nonostante le mie varie peregrinazioni una vera sabauda… ma non una vera filosofa. Nel corso degli anni, infatti, il mio interesse mi ha portato alla psicologia sperimentale. A Ca’ Foscari sono ricercatrice in psicologia generale e insegno Psicologia generale e Psicologia delle età della vita. Ho iniziato la mia carriera occupandomi di percezione visiva. Ero interessata a capire come il nostro sistema visivo riesce a percepire il mondo esterno in maniera coerente con la percezione degli altri, anche nel caso delle illusioni. Studiando la mente mi sono, ben presto, resa conto che il fenomeno delle illusioni e della coerenza rispetto alla capacità di percepire e vivere nel mondo non era qualcosa di specifico del sistema visivo ma coinvolgeva anche altri processi cognitivi. Ecco che sono quindi passata a studiare i bias cognitivi e i nostri processi decisionali, in alcuni casi affrontando temi che da sempre mi interessano come l’entomofagia. 

Qual è stato il suo percorso accademico?
Io ho un percorso accademico alquanto particolare. Studiavo Filosofia a Torino e nell’ambito di un ciclo di seminari del corso di Filosofia Teoretica ho potuto conoscere e sentire parlare due grandi percettologi: Paolo Bozzi e Nicola Bruno. Ricordo che Nicola fece in aula una dimostrazione di un compito di blind walking. Io rimasi folgorata perché mi resi conto dell’importanza di supportare qualunque teoria con dati raccolti sul campo. Ho avuto la fortuna di laurearmi con Maurizio Ferraris che ha assecondato questa mia passione per il dato empirico e mi ha permesso di fare una tesi interdisciplinare.
Una volta laureata sono andata a fare un dottorato di psicologia dei processi cognitivi a Trieste. Studiare percezione visiva nell’università di Kanizsa è stato davvero un privilegio. Ho poi lavorato a un progetto di ricerca presso il visuo-motor lab dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano. A quel punto però, il senso di precarietà tipico del mondo universitario è prevalso e ho scelto di esplorare un altro mondo. Ho lavorato per diversi anni in Apogeo, marchio della casa editrice Feltrinelli. Eppure, l’università rimaneva ancora la mia grande passione. Così ho lasciato l’editoria e sono arrivata, 10 anni fa, a Ca’ Foscari.

Quali sono i suoi punti di riferimento professionali?
Ho avuto la fortuna di avere due grandi maestri, Maurizio Ferraris e Nicola Bruno, e un grande collega e amico che mi ha insegnato la psicologia del pensiero, Paolo Legrenzi.

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Quando ho dato il mio primo esame di psicologia all’Università ricordo che la parte istituzionale verteva sulla “Storia della psicologia” di Paolo Legrenzi. Lo scorso anno è uscito “Si fa presto a dire psicologia” di Paolo Legrenzi e Alessandra Jacomuzzi…

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Io ho una curiosità innata per ciò che avviene nella nostra mente. Poterla studiare, nel suo funzionamento e nella sua fallacia è per me davvero un grande privilegio. Mi piace poter osservare il comportamento umano, fare delle ipotesi su cosa avviene nel cervello. Il più delle volte faccio ipotesi che scarto, ridendoci sopra, il giorno dopo. Ma qua e là ci sono idee che mi paiono buone. Sono queste che diventano il punto di partenza delle mie ricerche.

Last update: 04/08/2022