Primi piani

Roberta Raffaetà
Discipline demoetnoantropologiche

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Il mio nome è Roberta e sono un’antropologa culturale. In particolare, mio occupo dell’intersezione tra antropologia della salute, antropologia ambientale e scienza & tecnologia.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Sono sempre stata uno spirito un po' inquieto. Ho frequentato poco il liceo e anche l’università. Però ho sempre studiato tantissimo e mi sono fatta tante domande, a cui cercavo di dare risposte con l’esperienza diretta. Ho fatto molti lavori - dalla lavapiatti alla consulente in multinazionali – a contatto con le comunità più diverse. E in questo percorso ho compreso che l’università era il luogo giusto per me. Un’altra grande fonte di ispirazione è stare nella natura e muovermi con essa. Sono maestra di sci e ho fatto competizioni a livello mondiale di kitesurf (freestyle). Ciò si è incrociato con il percorso accademico: dopo un dottorato all’università di Losanna ho lavorato in Australia e Svizzera per poi scegliere di tornare in Italia. Dopo un lungo precariato, ho finalmente realizzato il mio sogno di poter rendere la mia passione - la ricerca e l’insegnamento in antropologia - un lavoro stabile, che cerco di portare avanti tenendo sempre bene a mente (e nel cuore) gli insegnamenti che ho ricevuto anche fuori dall’università.

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Avere attorno a me un gruppo fantastico di colleghi e studenti, con cui riflettere assieme, immaginare un mondo migliore e provare a costruirlo assieme. A tal fine, la vincita di un ERC Starting grant, e quindi la possibilità di ampliare il raggio delle mie ricerche e del mio network, è sicuramente una grande opportunità di cui sono molto grata. Ho lavorato in varie università in Italia e all’estero ma penso che questo dipartimento, e Ca’ Foscari come ateneo, siano la base ideale per questa nuova avventura.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Mi interessa la relazione tra ciò che noi chiamiamo ‘cultura’ e ciò che chiamiamo ‘natura’. Questa relazione si declina in modi diversi a seconda del contesto socio-culturale e dà luogo a categorizzazioni che creano gerarchie e forgiano i modi attraverso cui pensiamo a ciò che è ‘altro’ da noi e come ce ne prendiamo cura (o meno). In tutto ciò, il ruolo della tecnologia e della scienza è fondamentale. Ritengo che, in maniera sempre crescente, per comprendere la natura e le problematicità nel nostro rapporto con essa, dobbiamo comprendere la tecnologia e dare vita ad alleanze generative con chi lavora in tale ambito.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Per me ricerca e insegnamento sono sempre state legate, importantissime una per l’altra. Mi sento profondamente in debito per il nutrimento che ho ricevuto dai miei studenti, e al tempo stesso richiedo ad essi di essere consapevoli del loro valore e della responsabilità che hanno nel contribuire ad una pratica intellettuale collettiva che diventa necessaria se vogliamo affrontare le sfide che questo millennio ci propone.

Last update: 04/08/2022