Primi piani

Marco Olivi
Diritto amministrativo

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono Professore associato di Diritto amministrativo e dai primi anni ‘90 ho tenuto diversi corsi, non solo tipicamente di area pubblicistica, come diritto amministrativo e diritto costituzionale, ma anche in altre materie, sempre però nella parte che coinvolge il mio settore.
Tra queste: diritto della navigazione, diritto dell’ambiente, diritto del turismo, diritto urbanistico.
Ora sono titolare dei corsi di diritto dei beni culturali presso il Dipartimento di Filosofia dei Beni culturali e di amministrazione della fauna selvatica nel master che ho ideato e che è la mia grande passione.

Ci racconti di questa sua passione.
È una passione che è culturale ma non è solo culturale.
Anzi, nasce come passione per la natura, intesa proprio come natura selvaggia e quindi dal desiderio di conoscerla in tutti i suoi aspetti.
Talvolta mi sono chiesto se non ho sbagliato mestiere e mi viene il dubbio che la mia strada avrebbe dovuto essere la zoologia e soprattutto l’etologia.
Però ci possono essere soddisfazioni anche nella prospettiva giuridica che il mio curriculum mi consente di affrontare.
Prima di tutto perché è una specializzazione poco frequentata dai giuristi, una sorta di territorio inesplorato e dunque in un certo senso un po’ selvaggio.
Poi, perché il diritto non è solo una materia, ma è una chiave di lettura della realtà. Si potrebbe obbiettare che è chiave di lettura dei soli fenomeni oggetto di regolazione, ma, a ben vedere tutti i fenomeni che coinvolgono l’uomo sono regolati o attendono regole.

Bene, questa è la Sua passione ed è qui che ha trovato le soddisfazioni professionali più grandi?
In parte sì, la stessa ideazione e poi la progettazione ed ora la gestione del master in amministrazione e gestione della fauna selvatica, è una soddisfazione, la considero un po’ una mia creatura perché una vera e propria invenzione e rappresenta un unicum non solo nel panorama italiano.
E poi sta andando molto bene sia dal punto di vista del riconoscimento accademico, giusto in questo inizio d’anno ho avuto proposte di condividere progetti di ricerca con l’Università di Firenze, l’Accademia dei Georgofili e l’Università di Barcellona, ma anche del riconoscimento degli studenti e delle Istituzioni che si occupano di questo tema.
Forse però la soddisfazione professionale più grande è legata alla monografia che ho scritto in tema di beni pubblici.
Sono entrato in un campo in cui avevano scritto i più grandi giuristi di sempre, ho detto qualcosa di nuovo, il mio pensiero è riportato nel volume “La scienza del diritto amministrativo nella seconda metà del XX secolo” insieme con i più importanti studiosi tra i pochi citati, e, non da ultimo, grazie principalmente a questo libro sono diventato professore.

Questo è il punto d’arrivo, ma facendo un passo indietro qual è stato il suo percorso accademico? 
Non è stato consueto. Dopo la laurea ho vinto un concorso pubblico, ma ho pensato di essere più portato per fare l’avvocato. Allora ho sostenuto l’esame di abilitazione per l’iscrizione all’albo.
L’esame è andato molto bene ed un membro della commissione mi ha chiesto di lavorare nello studio di cui faceva parte.
Titolare dello studio era uno dei più importanti studiosi di diritto amministrativo che dopo un po’ mi ha detto che ero portato per la ricerca e mi ha incoraggiato a studiare, a scrivere e a pubblicare.
Ho studiato, ho scritto, ho pubblicato e quindi superato i diversi concorsi: dottorato, ricercatore, professore.
In pratica il mio percorso non è stato pianificato, ma è dipeso da diverse coincidenze fortunate.

Last update: 16/05/2022