Primi piani

Maurizio Busacca
Sociologia dei processi economici e del lavoro

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca. 
Sono Maurizio Busacca, a Ca’ Foscari dal 2020, dove insegno Sociologia economica e Sociologia del welfare. Sono un sociologo economico, con un forte orientamento verso la sociologia dell’innovazione e la sociologia del territorio. I miei principali interessi di ricerca sono l’innovazione sociale e il welfare locale, di cui indago soprattutto i processi di pluralizzazione e governance collaborativa sempre. Gli ambiti di policy a cui più mi dedico sono le politiche attive del lavoro, le politiche giovanili e le politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, che ritengo settori emergenti in un contesto di ricalibratura dei welfare state europei in un orizzonte di investimento sociale. Più di recente ho iniziato ad occuparmi di spazi collaborativi in quanto luoghi di innovazione sociale e di profonda trasformazione del lavoro in una società sempre più caratterizzata da una nuova centralità della conoscenza.  Dal 2016 al 2019 ho frequentato il Dottorato di Ricerca Interdisciplinare in «Architettura, Città e Design» dell’Università Iuav di Venezia, dove ho ottenuto una specializzazione in politiche pubbliche. Recentemente sono risultato vincitore di un concorso per un posto da Ricercatore a Tempo Determinato (di tipo A) e nel 2020 ho ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore di II fascia per i settori concorsuali 14/D1 (Sociologia dei processi economici, del lavoro, dell’ambiente e del territorio) e 14/C1 (Sociologia Generale).

Quali sono i suoi punti di riferimento professionali?
Elencarne alcuni significherebbe correre il rischio di tralasciare qualcun altro, cosa di per sé molto spiacevole, ma ancora più spiacevole perché nel mio percorso ho incontrato moltissime persone dotate di grande generosità e per me sono diventati dei punti di riferimento non solo sul piano disciplinare (che è già di per sé un aspetto fondamentale) ma soprattutto su quello umano, che è ancora più importante per chi come me pensa che la società sia un fenomeno di grande interesse e rilevanza. L’università è spesso descritta come un ambiente individualista, tuttavia le occasioni di confronto e collaborazione sono molte e chi le sa cogliere e valorizzare può intraprendere dei percorsi ricchi e generativi, sia sotto il profilo della ricerca e dell’insegnamento in senso stretto sia sotto il profilo dell’interdisciplinarietà. Se devo però pensare a dei maestri allora il mio pensiero va ad Arnaldo Bagnasco e Ota De Leonardis.

L’ ambito di cui si è sempre voluto/a occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Senza dubbio la scuola, soprattutto quella dell’infanzia. Quella della povertà educativa è una questione storica per la sociologia economica, che si è occupata soprattutto di indagare come e quanto esclusione sociale, povertà economica e povertà educativa siano tra di loro collegate. Si è però occupata molto meno, delegandolo ad altre discipline come la pedagogia o la psicologia, come e quanto il tipo di contesto educativo possano fare la differenza. I recenti avvenimenti provocati dal Covid-19, come la chiusura delle scuole, la didattica a distanza e il distanziamento sociale, hanno riacceso l’interesse degli studiosi, dei politici e della società in generale sulla scuola. Tuttavia questo interesse si è concentrato su “scuole aperte o scuole chiuse?”. Penso che invece sarebbe stato importante discutere di “quale tipo di scuola?”. Se ne avrò l’occasione questo sarà certamente uno dei prossimi temi a cui mi dedicherò.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
La sociologia economica è una scienza applicata e questo significa non solo che ha un forte rapporto coni suoi referenti empirici, cioè con i fenomeni che osserva e cerca di spiegare, ma anche che è molto attenta a produrre della conoscenza utilizzabile. Penso che l’utilità e l’usabilità della conoscenza prodotta sia una delle caratteristiche della sociologia economica che me ne hanno fatto innamorare. Pensate ad esempio all’importanza che ha avuto il lavoro di Arnaldo Bagnasco per comprendere l’importanza delle forme di integrazione tra economia e società, grazie al quale si è poi potuto sviluppare non solo un intenso filone di ricerche di fama mondiale come quello sui distretti industriali ma anche un sistema di politiche pubbliche a loro dedicate e, più di recente, al contributo di Carlo Trigilia alla comprensione dei sistemi locali dell’innovazione, dove di nuovo conoscenza e azione di policy si sono poi cimentate parallelamente.

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Di farlo, senza timore e soprattutto senza l’assillo dell’inquadramento accademico, perché se poi si è capaci e volenterosi quello sarà una conseguenza del proprio lavoro. Inoltre oggi, in una società dove la conoscenza ha acquisito una centralità crescente nel sistema economico oltre che in quello sociale e culturale, fare ricerca vuol dire acquisire competenze e conoscenze di alto profilo e come tali molto ricercate anche nel mercato del lavoro non scientifico o accademico, pertanto il saper fare ricerca così come il proprio livello di studi è fortemente correlato alle opportunità occupazionali. Ma soprattutto, ed ciò che vale di più, solo la ricerca può trasmetterti qual brivido, a metà tra l’adrenalina e la gioia, dato dalla scoperta.

Last update: 16/05/2022