Primi piani

Francesca Campomori
Scienza politica

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca. 
Sono una romagnola “emigrata” in Emilia da adulta. Cresciuta a Imola, la città del Gran Premio di Formula 1, dove ho fatto il liceo classico e un’intensa attività sportiva giovanile nel nuoto e nell’atletica leggera. Scrivere mi ha sempre appassionato, quasi quanto leggere. A 27 anni mi sono trasferita in un paese alle porte di Bologna dove vivo tuttora. Mi interessano la società e la politica (ancora di più le politiche) e sono portata a guardare il mondo attraverso queste lenti interpretative, pur consapevole che non sono le uniche. Le politiche migratorie sono l’ambito di ricerca su cui ho finalizzato le mie energie a partire dal dottorato di ricerca: credo che il modo in cui viene inquadrato e poi gestito il fenomeno migratorio sia una cartina di tornasole sui fondamenti valoriali di un sistema politico e sociale.

L’ ambito di cui si è sempre voluto/a occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Sono sempre stata abbastanza eclettica e curiosa: ci sono moltissimi ambiti di cui vorrei occuparmi e spesso mi sento frustrata osservando la sproporzione tra l’immensità dei saperi e le mie limitate capacità ed energie cognitive. Fin da quando frequentavo Scienze Politiche a Bologna mi sono interessata al tema della sostenibilità ambientale e sociale (quello che allora si chiamava il consumo critico). Oggi questo tema sta finalmente assumendo anche una dignità accademica e spero di potermene occupare anche da studiosa. Al di fuori delle scienze sociali una disciplina che amo particolarmente è la storia e il lavoro di ricerca dello storico. 

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Assolutamente no. Ho cominciato Scienze Politiche pensando di e puntando a fare la giornalista. In quegli anni infatti lavoravo part-time in un giornale locale e questo mi ha poi permesso di diventare pubblicista. I miei genitori erano entrambi insegnanti e l’ultima cosa a cui aspiravo era seguire le loro orme! Appena laureata ho trovato lavoro nell’ufficio stampa della Coldiretti di Bologna, ma ho continuato a mantenere i rapporti con il professore che aveva seguito la mia tesi. Dopo poco più di due anni di immersione nel mondo dell’agricoltura e nella vita di un ufficio ho capito che avevo ancora desiderio di studiare. Ho vinto una borsa di dottorato a Firenze e l’esperienza della ricerca legata alla tesi di dottorato ha fatto scattare un click su quello che volevo fare “da grande”.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Il significato che attribuisco oggi, dopo più di quindici anni di esperienza, a insegnare e fare ricerca è certamente diverso dagli esordi. Insegnare oggi per me significa sempre meno “sfoggiare” conoscenze o mettermi su un virtuale palco in cui qualcuno è tenuto ad ascoltarmi. La maggiore maturità ed esperienza mi porta a valorizzare la possibilità che si crea in classe di esplorare insieme temi e problemi del sociale, ad ascoltare con interesse i punti di vista degli studenti, a fornire coordinate interpretative utili a suscitare domande più che a fornire risposte. La ricerca nasce e si nutre da un desiderio di conoscere e di capire che continuamente mi pungola e tiene viva la motivazione a fare questo lavoro. Oggi, più che all’inizio della mia carriera, fare ricerca significa anche provare ad incidere sulle diseguaglianze sociali e l’ingiustizia sociale. Faccio sempre più a fatica a sentirmi a mio agio in una ricerca autoreferenziale, che non esce dalle riviste accademiche o da dibattiti accademici.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Studiare la società e la politica significa studiare le persone e le loro interazioni con i propri ambienti di riferimento: per me non c’è nulla di più appassionante che provare a comprendere il mondo –e possibilmente a migliorarlo- attraverso l’analisi di come gli attori sociali e politici pensano la realtà e definiscono i problemi, affrontano conflitti e trovano accordi tra loro, prendono decisioni, mettono in pratica decisioni le decisioni. Più nello specifico ci sono due aspetti su cui alla fine ricade sempre la mia attenzione: il rapporto che si crea tra attori pubblici e attori privati nell’affrontare i problemi collettivi e la ricostruzione storica (di breve periodo) dei processi di governance per provare a capire l’origine di alcune modalità di inquadramento dei problemi.

Last update: 16/05/2022