Primi piani

Stefano Maso
Storia della filosofia antica

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Mi chiamo Stefano Maso e sono da poco professore ordinario di Storia della Filosofia Antica. Sono nato a Venezia, vicino al Campo San Giacomo dall’Orio. Fin dal Liceo mi sono appassionato alla filosofia e nel 1973, alla maturità, presentai una tesina sul ‘caso e la necessità’, mettendo a confronto le argomentazioni di Jacques Monod e di Marc Oraison. Mi iscrissi agli studi classici e mi laureai in Letteratura latina, a Venezia, con Dante Nardo; la tesi già allora era però su di un filosofo: Lucio Anneo Seneca. Poi cominciai a insegnare nella scuola; nel frattempo mi laureai in filosofia con Arnaldo Petterlini: la tesi fu su Giovanni di Salisbury, il filosofo medioevale che per primo ci ha ricordato che ‘siamo come nani sulle spalle di giganti’. L’ultimo mio libro è dedicato a Cicerone ‘filosofo’ e l’ho scritto tra Venezia (dove vivo) e Nebbiù, un paesino del Cadore dove trascorro periodi di vacanza, ‘perdendomi’ tra i monti.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Credo il mio si possa definire un percorso tradizionale, di tipo humboldtiano. Per 15 anni ho insegnato al Liceo Franchetti di Mestre. Sono ritornato a Ca’ Foscari solo nel 2005, come ricercatore. Nel 2015 eccomi chiamato come professore associato e, dal 2020, come professore ordinario. Tra i miei Maestri filosofi: Aristotele, Epicuro, Seneca e Heidegger (coetaneo di mio nonno materno). 

Quali sono i suoi punti di riferimento professionali?
Direi senz’altro, dopo Dante Nardo e Vittorio Citti, gli studiosi Carlo Natali, Carlos Lévy, Gretchen Reydams-Schils. Naturalmente poi c’è un gran numero di colleghi e colleghe ora amici, conosciuti ‘in itinere’, un poco alla volta, soprattutto durante le esperienze di visiting: Paris, Grenoble, Oxford, Atene, Tübingen, São Paulo, Atlanta, Bordeaux, Liège, Belfast, Edinburgh, Madrid ...  In Italia, gli studiosi di Filosofia Antica si sono raccolti intorno alla SISFA (Società di Storia della Filosofia Antica): ci si incontra annualmente in un’atmosfera sempre cordiale e costruttiva. A Ca’ Foscari la comunità degli storici della filosofia si integra bene soprattutto con i teoreti e gli studiosi di morale. 

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Credo proprio di sì; sono sempre stato affascinato dal pensiero umano in tutte le sue forme, dal modo del suo porsi e riproporsi. Capire come pensiamo (e ciò che pensiamo) è quanto sta al fondo della mia ricerca e del mio insegnamento. Sia con gli studenti sia con gli studiosi sia con i classici della filosofia questa rimane la mia costante aspirazione. Di qui la passione, il tentativo di rimettermi continuamente in gioco; di qui la tensione per un aspetto che ritengo formativo e soddisfacente: l’arrischiare sempre qualcosa nella ricerca e nella vita. Questo fa di me non solo un veneziano doc, ma, insieme, un cittadino del mondo.  

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Raccomando la pazienza e la coerenza, oltre naturalmente all’impegno strenuo. La dimensione specialistica è importante, ma occorre mantenere comunque uno sguardo curioso sull’universo, sensibile alla musica e all’arte; occorre non accontentarsi. Soprattutto consiglio di trovare il modo per tradurre la propria scienza nell’agire quotidiano, nella condotta della propria vita.
Evitate di separare la ricerca dalla vita e dal suo pulsare. Spero poi che tutti siate capaci di esercitare con convinzione l’autoironia: è la chiave per non tradire noi stessi e per rappacificarci con tutti.

Last update: 16/05/2022