Primi piani

Elena Rova
Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
A Ca’ Foscari insegno Archeologia del Vicino Oriente antico. Sono una specialista delle prime culture urbane dell’Alta Mesopotamia (IV e III millennio a.C.), di cui ho studiato soprattutto la produzione ceramica e i meccanismi di gestione e controllo dei prodotti attraverso i sigilli e le sigillature. Attualmente mi occupo però soprattutto delle culture tardo-preistoriche (dal V agli inizi del I millennio a.C.) delle regioni montane del settore settentrionale del Vicino Oriente (Anatolia e Caucaso). Nel corso della mia vita professionale ho lavorato sul campo soprattutto nel nord dell’Iraq e della Siria, ma da circa dieci anni dirigo una missione archeologica in Georgia, nel Caucaso Meridionale. Un tema che mi ha da sempre particolarmente affascinato è quello delle relazioni e degli scambi tra macro-aree culturali diverse, sia all’interno del Vicino Oriente che al di fuori di esso.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Quello di indagare le radici profonde della nostra civiltà e i fili invisibili che ci collegano con culture apparentemente molto lontane dalla nostra che, tutte insieme, hanno contribuito a fare del nostro mondo quello che è attualmente e di trasmettere questa conoscenza ai giovani perché non vada perduta. Dell’archeologia mi emoziona soprattutto l’aspetto della scoperta, che giunge spesso inaspettata dal lavoro sul campo, ma anche da quello apparentemente meno avventuroso della ricerca in biblioteca, negli archivi o nei musei. Mi appassiona anche la capacità dell’archeologia di rinnovarsi nei metodi e nelle tecniche della ricerca. Negli ultimi vent’anni l’interazione con le scienze naturali, le possibilità offerte dall’informatica di gestire grandi quantità di dati e le nuove tecnologie di analisi hanno provocato una vera e propria rivoluzione in questo senso: è ora possibile ottenere, nella ricostruzione della vita dei nostri antenati, una precisione e una profondità di dettaglio prima assolutamente inimmaginabili.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Si, come molti ho sempre avuto, fin da piccola, una grande passione per l’archeologia ma anche, più in generale, una grande curiosità e un forte interesse per lo studio. Con il tempo, questi si sono rafforzati, mano a mano che ho potuto provare di persona la soddisfazione di scoprire qualcosa di nuovo. La pratica dell’archeologia sul campo nel Vicino Oriente mi ha poi permesso di entrare in contatto con culture e società diverse dalla nostra. Oltre a darmi delle grandi emozioni dal punto di vista della ricerca, mi quindi ha arricchito moltissimo anche come persona.

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Direi loro che la ricerca è una strada senza dubbio difficile e che richiede un grande spirito di sacrificio, ma che può dare delle grandissime soddisfazioni e riempire una vita intera. È in queste soddisfazioni e nella curiosità intellettuale che io credo debbano trovare la forza di andare avanti anche di fronte alle difficoltà e alle delusioni. Nonostante tutto, io credo infatti che potersi dedicare in libertà ad una cosa che appassiona, che si rinnova continuamente e in cui si può dare un contributo anche piccolo al progresso delle conoscenze possa rappresentare un grande privilegio.

Last update: 22/06/2022