Echoes  
Teatro Ca' Foscari 2022, Asteroide Amor

Giovedì 12 maggio 2022, 1° turno ore 18.00 - 2° turno ore 19.00 
Ca' Tron (Università IUAV di Venezia)

anno di produzione 2021
concept, coreografia, costumi e sound Cristina Kristal Rizzo
danza Annamaria Ajmone, Marta Bellu, Jari Boldrini, Sara Sguotti, Cristina Kristal Rizzo
musiche Frank Ocean
produzione Tir Danza 
coproduzione Festival Danza Estate

Crediti: Giulia Casament

Pensate come una cartografia di danze per spazi differenti e forse abbandonati (un bosco, un giardino naturale, una radura di cemento, un deserto o un campo selvatico ma anche un museo o una sala d’aspetto, un ufficio o una stanza di lavoro), le coreografie di "Echoes" entrano in dialogo con lo spazio che le ospita tanto da diventare un’attività intima, un’abilità dei corpi di entrare in contatto con il paesaggio, un sistema cinetico che gioca poeticamente con l’anatomia delle forme e la bellezza della misura. Il corpo di queste danze si articola come un paesaggio espressivo soggettivo in un panorama condiviso, un delicato ecosistema di forme e misure intime. Un bosco può divenire un teatro e allo stesso tempo rimanere semplicemente un bosco. Il lavoro coinvolge cinque corpi danzanti che disegnano e compongono senza soluzione di continuità una coreografia costruita su ripetizioni e differenze, momenti di solitudine così come partiture corali dai temi corporei semplici e lineari, musicalmente sostenute da "loop" e lunghissimi "ralenti" generati dal "sound pop" melodico della star R&B Frank Ocean. La composizione dell’immagine prevede una dimensione in "live streaming" generata dal vivo dai danzatori stessi, un punto di vista interno che avvicina i corpi e il dettaglio tattile all’occhio e alla pelle, rivelando la potenziale capacità del digitale di depositare particelle affettive. Chiunque potrà vedere questa parte virtuale di immagini in movimento attraverso il proprio telefono in "streaming" durante la performance dal vivo, in un altro luogo o in un secondo momento. "Echoes" esprime la tensione leggera e radicale allo stesso tempo di una danza, una coreo-politica, incarnata nel pensiero dei corpi.

Per saperne di più

Nel nuovo, impeccabile, lavoro di Cristina Kristal Rizzo, “Echoes” (2021), l’invenzione dei dispositivi attraverso cui si dà la performance è tra i più intriganti: l’azione live è ripresa, dall’interno della scena e dai performer stessi, con un dispositivo telefonico in diretta Facebook. Lo spettatore può dunque avvicinarsi a quel che succede nel doppio calcolo della visione in remoto. Il tempo reale della performance dal vivo è disponibile in ritardo (“calcolando la distanza”) nella diretta sul proprio dispositivo, come un’eco del tempo che continuamente si sottrae all’immediato: è dunque un tempo senza azione, ossia è un tempo cosmico (come quello che hanno disegnato sui calzoni e sulle felpe: costellazioni che mappano il corpo come stelle in movimento). Così come per la voce: ognuno dei performer contribuisce liberamente con la lettura di un testo, ma quando questa avviene in prossimità dello smartphone che riprende, l’audio è raggiungibile soltanto grazie alla diretta streaming, mentre in scena sempre sovrasta il sottile R&B di Frank Ocean. Tanta complessità deve essere gestita dallo spettatore: quei dispositivi e quelle modalità della comunicazione contemporanea, che appiattiscono le percezioni in una finzione dell’immediato, si aprono in questa doppia diretta a una esperienza materiale della distanza, dell’eco. Non più come ripetizione, ma come una rottura del tempo lineare capace di aprire squarci per ospitare ciò che può ritornare (come la ripresa di un “early piece” di Trisha Brown).

Per creare questo habitat della differenza, in cui la coreografia non è strumento in grado di fare accadere ciò che si aspetta debba accadare in un determinato spazio-tempo, ma è capace invece di espandere in termini percettivi le immagini che si possono creare a partire da quella attesa continuamente rinnovata, Rizzo si affida in modo definitorio ai suoi interpreti. Ogni sera si alternano gli interventi solistici, ma ce n’è sempre per tutti: Annamaria Ajmone, luminosa, seduttiva e inarrivabile; Marta Bellu, che ha il dono di una presenza immateriale; Sara Sguotti, che ha invece la forza gentile di un abbandono del corpo allo spazio pieno di pensiero, infine Jari Boldrini, che ha maturato un enorme sapere scenico e compositivo ed è di fatto uno degli interpreti di punta della nostra scena contemporanea: proprio lui, in un lungo sfumato flemmatico estremo rallenti di una mano che conduce a terra un pomo, sembra esemplare quella discordia tra distanza e temporalità che solo può essere colmata da uno sguardo capace di misura. (Il pomo della discordia fu lanciato al banchetto del matrimonio di Peleo e Teti per causare una lite tra le presenti: fu l’antefatto della Guerra di Troia.)

Alla fine di tanta liberazione dei processi compositivi, dell’espansione delle immagini e del regno del danzabile dal quale esse si producono, si rimane con l’impressione che questo sia un nuovo pensiero coreografico, generativo e sotto controllo. Un controllo dissidente, però, per futuri scampoli di felicità.

Cristina Kristal Rizzo

Cristina Kristal Rizzo, dancemaker di base a Firenze, è attiva sulla scena della danza contemporanea italiana a partire dai primi anni Novanta. È tra i fondatori del collettivo Kinkaleri, con il quale ha collaborato attivamente sino al 2007. Dal 2008 ha intrapreso un percorso autonomo di produzione coreografica indirizzando la propria ricerca verso una riflessione teorica dal forte impatto dinamico, tesa a rigenerare l’atto di creazione e ad aprire riflessioni sul tempo presente, affermandosi come una delle principali personalità della coreografia italiana. Tra le sue ultime creazioni: "TOCCARE The White Dance", "ULTRAS Sleeping Dances", "VN Serenade", "Hypernating", "Prélude", "ikea", "BoleroEffect". Alla circuitazione degli spettacoli affianca un’intensa attività di proposte sperimentali, conferenze, laboratori, alta formazione e scrittura teorica.

Last update: 27/09/2022