Tutto brucia  
Teatro Ca' Foscari 2022, Asteroide Amor

Martedì 24 maggio 2022, ore 20.00  
Teatro Goldoni

anno di produzione 2021
ideazione e regia Daniela Nicolò e Enrico Casagrande
testi delle lyrics Ilenia Caleo e R.Y.F. (Francesca Morello)
ricerca drammaturgica Ilenia Caleo
cura dei testi e sottotitoli Daniela Nicolò
traduzioni Marta Lovato
direzione tecnica e luci Simona Gallo
ambienti sonori Demetrio Cecchitel
design del suono live Enrico Casagrande
fonica Martina Ciavatta
props e sculture sceniche _vvxxii
video e grafica Vladimir Bertozzi
interpreti Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello) alle canzoni e musiche live
produzione Motus, Teatro di Roma – Teatro Nazionale con Kunstencentrum Vooruit vzw

Crediti: Claudia Borgia

«"Porto il lutto per i figli morti in guerra / Per le donne fatte schiave / Per la libertà perduta / Oh amate creature, tornate, venite, venite a prenderci!": Silvia/Ecuba sussurra queste parole intrecciate alle musiche e "lyrics" di R.Y.F. (Francesca Morello), Stefania squarcia l’aria con un pesante coltello e un falcetto contadino, come nei riti collettivi di cordoglio scomparsi del sud Europa. Basta forse questa immagine per entrare in "Tutto Brucia", una riscrittura delle "Troiane" di Euripide – attraverso le parole di Jean-Paul Sartre, Judith Butler, Ernesto De Martino, Edoardo Viveiros de Castro, NoViolet Bulawayo, Donna Haraway. Il lamento si propaga attraverso quel Mediterraneo nero che – allora come oggi – è scena di conquiste dell’Europa coloniale, di migrazioni e diaspore. Tra le rovine di uno spazio vuoto e stravolto, coperto da cenere e cadaveri di mostri marini, dove tutto è già accaduto, emerge la questione della vulnerabilità radicale. Il corpo rotto di Ecuba, la parola profetica di Cassandra, che vede oltre la fine, il grido spettrale di Polissena, l’invocazione ai morti di Andromaca, le violenze subite da Elena e infine il corpo più fragile e inerme, quello del bambino, Astianatte – danno voce ai soggetti più esposti e vulnerabili. E agli spettri che le/ci assediano. Mai come adesso il lutto ci appare come una questione politica. Quali vite contano? Cosa rende una vita degna di lutto? È attraverso il dolore che le protagoniste nella scena tragica si trasformano materialmente, divengono altro da sé: cagna, pietra o acqua che scorre, elaborando la violenza subita. Una metamorfosi che apre verso altre possibili forme. E scrive il mondo che verrà. Perché la fine del mondo non è che la fine di "un" mondo».

Per saperne di più

What’s Hecuba to him, or he for Hecuba,
that he should sweep for her?
William Shakespeare, “Hamlet”, II, 2
 
Perché piangere ancora per Ecuba? Ha senso, corrisponde a una verità degli affetti e della mente, essere coinvolti nel pathos della tragedia antica? Ancora una volta la tragedia greca è un dispositivo utile non per guardare indietro ma per guardare avanti. Ecuba, Cassandra, Elena, Andromaca, Polissena: nomi antichissimi di donna, che evocano scenari, mondi, pensieri, emozioni fin troppo attuali – la guerra, la distruzione, la sconfitta, la deportazione, la schiavitù, la violenza, l’esilio.

Grazie ai Motus, quei nomi si fanno carne in scena, si impossessano del corpo di Silvia Calderoni, danzano col corpo di Stefania Tansini, non per raccontarci una storia di quel che è stato, ma per siglare la fine di un’epoca, e per dare voci e corpi al preludio di un futuro possibile. Ecuba non è più regina, tutto si è compiuto, tutto è perduto, e sembra essere all’ultimo stadio delle sue trasformazioni: è la cagna nera che latra, guaisce. Non c’è più nulla da perdere, abbiamo perso tutto, ma soprattutto abbiamo perso tutti: non ci sono più né vincitori né vinti, o i nomi dei vincitori si tramutano nei nomi dei vinti. Le sorti sono cambiate, sono intercambiabili: già Eschilo si chiedeva nell’“Agamennone”: chi sono i vinti, chi i vincitori?
Come scrive Jean-Paul Sartre nell’introdurre alla sua riscrittura delle “Troiane” – punto da cui ha preso le mosse “Tutto brucia” – “Noi sappiamo cosa oggi la guerra significhi: una guerra atomica non lascerà né vincitori né vinti. Ed è precisamente tutto questo che la pièce dimostra: i Greci hanno distrutto Troia, ma non trarranno alcun beneficio dalla loro vittoria, perché la vendetta degli Dei li farà morire tutti…”. Ma Dio è morto: chi sono gli dei che prenderanno su di noi la loro vendetta?

Ecuba ci porta indietro, alle origini, per penetrare ancora, non si sa verso dove, e spazzare via tutto quello che è avvenuto prima. Corpi tornati polvere, la polvere della cenere di tutto quanto è bruciato. La tragedia ci fa intravedere forme nella più buia assenza di forma. Perché la distruzione, la fine di un mondo pretende l’informe, chiama la materia senza forma, non ancora plasmata da una nuova intelligenza. Perché la potenza distruttiva di Ares fa sprigionare energia pura, materia incandescente, energia pronta a farsi plasmare da chi verrà. Energia dei corpi sulla scena, corpi fatti di carne e suono, amplificati dal canto, la voce fatta plastica e profonda dai versi, dai rumori.

Questa è la notte che “Tutto brucia” ci regala, la notte dell’indistinto, dell’inimmaginabile, dell’ancora impensato.  Uno schermo nero dove proiettare tutto quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in questo momento, e che si carica paurosamente di senso, mano a mano che altri eventi si susseguono. 
Perché l’inimmaginabile alla fine è accaduto e, contro ogni previsione, contro ogni calcolo ci ha colti di sorpresa. Ma contro ogni tentativo di dare immagini a questi accadimenti, di stordirci o allontanarci dalla verità con immagini oscene, violente, insignificanti, raccapriccianti – immagini pornografiche, che offendono la nostra vista e la nostra intelligenza – Motus non ci dà immagini, ci fa sprofondare nell’informe. Piuttosto dalle immagini ci guarisce, ci pulisce, ci regala un nero senza fondo, una oscurità che è il grembo scuro da cui partire per poter reimmaginare il mondo.
 

Motus

La compagnia nomade e indipendente Motus nasce nel 1991 e in pochi anni si afferma a livello internazionale. I fondatori Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, animati dalla necessità di confrontarsi con temi, conflitti e ferite dell’attualità, fondono scenicamente arte e impegno civile attraversando immaginari che hanno riattivato le visioni di alcuni tra i più scomodi ‘poeti’ della contemporaneità, come Beckett, DeLillo, Genet, Fassbinder, Rilke, Pasolini, Shakespeare. Dopo la radicale rilettura di Antigone alla luce della crisi greca, continua lo scavo fra le più scomode figure femminili del tragico con "Tutto Brucia", che pone la questione fortemente politica di quali siano i corpi degni di lutto. Nel 2010 Enrico Casagrande, a rappresentanza di tutto il gruppo, diviene direttore artistico della LC edizione del Festival di Santarcangelo, che nel 2020 invita nuovamente la compagnia alla direzione artistica. L’irruzione della pandemia di Covid-19 impone un ripensamento del progetto, che diventa un viaggio in tre atti, con preludio d’emergenza nel luglio 2020, intermezzo invernale online e gran finale nel luglio 2021.

Last update: 25/05/2022