La nostra storia

Cosa studi? E dove? Al massimo uno studente risponderà: a Ca’ Foscari, indicando il nome del corso di studi: Filosofia, Beni Culturali, Servizio sociale, EGArt. Nessuno gli chiederà: in che dipartimento? E quasi nessuno pensa che un dipartimento universitario possa anche avere una storia, che quella storia sia importante e che in qualche modo influenzi i corsi che vi si fanno, avendo formato la personalità di alcuni dei docenti che vi insegnano…

La storia del DFBC (Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali) è lunga più di mezzo secolo e mette insieme quelle di due antichi Istituti (di Filosofia e di Storia dell’Arte) della allora Facoltà di Lettere e Filosofia, costituita nel 1969, gli Istituti un paio di anni dopo. Negli anni Ottanta, dopo una delle tante riforme, quegli Istituti sarebbero diventati Dipartimenti (Filosofia e Teoria delle Scienze, uno; Dipartimento di Storia e critica delle arti, l’altro). Occorre saperne qualcosa.

L’Istituto di Filosofia comincia ad assumere una sua fisionomia precisa, imperniata sulla centralità della filosofia teoretica, a partire dal 1970, con l’arrivo a Venezia di Emanuele Severino, proveniente dalla Cattolica di Milano, una delle voci più significative della filosofia italiana del secondo Novecento. Ne resterà ininterrottamente Direttore fino alla sua trasformazione nel Dipartimento di Filosofia e Teoria della Scienze (1984) e anche oltre. Assieme a lui arrivano da Milano i suoi allievi, quelli della prima generazione (Ruggiu, Vigna, Ruggenini, Galimberti, Natoli, Petterlini) e di quella successiva (Valent, Sciuto, Tarca, Lentini). In quegli anni Venezia diventa un polo significativo della filosofia italiana non solo per la forza con cui il pensiero di Severino si impone all’attenzione pubblica, ma anche perché i suoi allievi maturano negli anni successivi posizioni originali, talvolta divergenti rispetto al maestro. La trasformazione del vecchio Istituto nel Dipartimento, in cui la filosofia appare accanto alle scienze, è dovuta anche alla significativa presenza delle scienze umane (psicologia e pedagogia in particolare) e, a partire dagli anni Ottanta, entrano nuovi docenti di formazione e orientamento filosofico differente, così che il Dipartimento assume sempre più una caratterizzazione pluralista. Severino rimarrà direttore del Dipartimento per tutti gli anni Ottanta, seguito poi dalle successive direzioni di Vigna, Ruggenini, Valent, Cortella, Ruggiu e infine Perissinotto, quando avviene la fusione col Dipartimento di Storia e critica delle arti.

Quest’ultimo ambito, quello storico-artistico, ha conosciuto, dall’inizio, una maggiore pluralità di anime, per interessi e percorsi. In parte i docenti afferivano anche alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, come attestano i nomi di Pietro Zampetti e Terisio Pignatti. Dal 1974 l’arrivo di Giuseppe Mazzariol, cui il Dipartimento sarà intitolato dopo la sua morte nel 1989 e fino al 2010, avvia una vicenda più originale, che ha lasciato un segno profondo, tuttora assai vivo, nell’ambiente accademico: incontri con artisti emergenti e affermati (non solo italiani), piccole mostre, una didattica innovativa, una profonda permeabilità con l’ambiente culturale veneziano e le sue istituzioni, il rifiuto della distinzione tra arti maggiori e minori e anzi un fecondo scambio tra arti visive, arti performative e la storia della musica nel corso dei secoli. Prima di tutto però, naturalmente, il magistero di studiosi importanti, dal medioevo al contemporaneo: Dorigo, Concina, Puppi, Fontana, tutti di volta in volta direttori del Dipartimento, ma con loro anche Mattaliano, Mazzocca, Pilo, Paola Rossi e Giuseppina Dal Canton, Giovanni Morelli, per alcuni anni anche Augusto Gentili e Nico Stringa.

Le due anime prevalenti (ma l’area delle Scienze sociali è in costante crescita) si confrontano efficacemente da oltre dieci anni, anche grazie alla presenza di un numero consistente di progetti di ricerca europei.

Last update: 23/11/2021