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01 Ago 2025 00:00

Polimeri sostenibili e Green Chemistry: intervista alla dott.ssa Alexandra Zamboulis

La dott.ssa Alexandra Zamboulis, ricercatrice presso l’Università Aristotele di Salonicco (AUTH), è stata Visiting Scholar presso l’Università Ca’ Foscari Venezia per un mese, nell’ambito delle attività di ricerca interdisciplinare del Centro DESC. Durante la sua permanenza ha collaborato con il prof. Fabio Aricò a un progetto dedicato allo sviluppo di polimeri sostenibili. Se lavori nel campo della chimica sostenibile, dei materiali innovativi o della valutazione ambientale, contattaci a dais.eccellente@unive.it per esplorare possibili sinergie.

Come è nata la collaborazione e qual è l’obiettivo del progetto? La collaborazione è nata grazie al progetto europeo COST Action Fur4Sustain. L’obiettivo è sviluppare monomeri furanici facilmente accessibili per la sintesi di nuovi polimeri biobased. Due monomeri sono stati sintetizzati a Ca’ Foscari e la loro polimerizzazione è attualmente in fase di studio presso AUTH.

Quali sono le criticità ambientali legate ai polimeri tradizionali? La loro produzione consuma risorse fossili e una gestione inefficiente dei rifiuti ne provoca l’accumulo nell’ambiente. Non essendo biodegradabili, si frammentano in micro e nanoplastiche, con gravi conseguenze per ecosistemi e salute.

Cosa rende questi nuovi polimeri più sostenibili? Sono derivati da biomassa rinnovabile, inclusi materiali di scarto, ciò consente di ridurre le emissioni di CO2 durante la produzione. Le nuove strutture molecolari sono progettate per migliorare la degradabilità o la riciclabilità, in particolare per prodotti monouso.

I polimeri biobased aiutano a ridurre le microplastiche? Non necessariamente: la biodegradabilità dipende dalla struttura chimica, quindi non tutti i polimeri biobased sono biodegradabili. Ad esempio, il bio-PET hanno lo stesso comportamento in termini di degradazione e formazione di microplastiche, poiché la loro struttura chimica è identica. Tuttavia, se i polimeri sono riciclabili e ben gestiti, possono contribuire alla riduzione dell’inquinamento da microplastiche.

Come si valuta la biodegradabilità? Monitorando la perdita di massa o l’emissione di CO2 durante l’esposizione ad ambienti simulati. Tecniche come la spettroscopia IR e la GPC permettono di analizzare le modifiche strutturali. Con i protocolli ISO si valutano la degradazione in condizioni controllate di compostaggio, suolo o ambiente marino. La sicurezza ambientale viene testata tramite test di citotossicità, ecotossicità e studi in silico.

Esistono settori industriali pronti ad adottare questi materiali? Il PLA, polimero 100% biobased, è già utilizzato per prodotti monouso come imballaggi e contenitori alimentari. Un altro polimero, il PEF, con proprietà simili al PET, è attualmente in fase di commercializzazione, in particolare per la produzione di bottiglie per bevande.

Qual è il valore aggiunto della collaborazione internazionale? Le collaborazioni internazionali rappresentano un’opportunità unica per ricercatori a ogni livello: permette scambio di conoscenze e metodologie, e l’accesso a infrastrutture, che nel mio laboratorio a Salonicco non erano disponibili. Nel mio caso, ha permesso l’avvio di un nuovo progetto con prospettive promettenti.

Quali competenze potrebbero arricchire ulteriormente il progetto? La valutazione tossicologica e un’analisi del ciclo di vita (LCA) dei nuovi polimeri sintetizzati permetterebbero una migliore comprensione dell’impatto ambientale. Avviare nuove collaborazioni è sempre entusiasmante, sia per ampliare il lavoro attuale che per sviluppare nuove linee di ricerca. Nuovi partner sono sempre i benvenuti.

Organizzatore

DESC Progetto di Eccellenza DAIS [DESC-DAIS]

Link

https://www.unive.it/desc

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