Una ragazza in sedia a rotelle e il suo fidanzato vivono il tramonto della propria relazione nella città più romantica del mondo, Venezia: questa storia di amore e disabilità è al centro del cortometraggio 'Mille Ponti', scritto e prodotto dai cafoscarini Nicolò Novek e Nicolò Mazzurco e presentato durante l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Dopo una laurea in Lingue, culture e società dell'Asia e dell'Africa mediterranea e 4 anni in Cina come scrittore, regista e attore, Novek torna a Venezia per frequentare il Master in Fine arts in filmmaking, dove incontra Mazzurco, Co-founder di WowProduction, giovane casa di produzione parte di WowGroup, hub di realtà vocate alla comunicazione e al marketing digitale. Grazie anche al supporto di vari creativi e creative, degli sponsor e del Comune di Venezia, i due filmmaker hanno unito le forze per raccontare in 23 minuti una storia drammatica, ma capace di aprire un dibattito su importanti tematiche sociali.
Com’è nata l’idea di girare questo cortometraggio?
Novek: Mentre vivevo in Cina, interpretai il ruolo di un ragazzo in carrozzina. Per prepararmi, decisi di comprarne una e di provare a viverci per un paio di settimane. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi su delle realtà che non avevo mai considerato, a partire da cose semplicissime come il marciapiede, che diventano ostacoli, o gli sguardi delle persone.
Finito il film, io ho ovviamente avuto la possibilità di rialzarmi, ma tornato a Venezia non riuscivo a togliermi dalla testa la domanda “Come fa una persona in sedia a rotelle?”
Volevo esplorare le emozioni che avevo ancora dentro, ed è quindi nata l’idea di scrivere un corto su questa tematica.
Un’altra nostra collega cafoscarina, Claudia Sferrazza, si è unita presto al progetto. Abbiamo scritto assieme una prima stesura del corto: è stato interessante per me scrivere per la prima volta a 4 mani e avere un’opinione femminile.
In seguito ho menzionato la cosa a Nicolò, che con Wow aveva l’intenzione di iniziare a seguire progetti creativi a livello narrativo. Ci eravamo già trovati bene a lavorare insieme durante il Master e quindi abbiamo deciso di provare a collaborare su questo progetto.
Come avete approcciato un argomento delicato come la disabilità?
Novek: Volevo in primo luogo tenere fede a ciò che avevo provato, infatti c’è un po’ di me sia nel personaggio maschile che in quello femminile della coppia. Comunque, due settimane in carrozzina non equivalgono ad una vita: abbiamo quindi coinvolto Carmen Riccato, Direttrice Creativa del Disability Film Festival di Torino, in seguito diventata la nostra disability advisor.
Insieme a lei, abbiamo riscritto la sceneggiatura per aggiustare alcuni aspetti incompleti e la collaborazione è continuata poi anche sul set. Vorrei anche ringraziare gli attori, Emma Padoan, che ha interpretato Chiara, e Giulio Foccardi, che ha interpretato il fidanzato, Tommaso; entrambi sono andati ben al di là di ogni aspettativa per portare in scena personaggi e relazioni reali, sempre con l'aiuto di Carmen. Credo che si noti.
Il nostro fine ultimo era aprire un dibattito, far sì che la gente cominciasse a farsi domande e a capire di più entrambi i lati di una situazione simile, massimizzata in una città come Venezia.
Mazzurco: Quello che mi ha stupito fin dall'inizio di questo progetto è proprio il punto di vista. Quando ci si approccia a determinati temi si rischia sempre di cadere nel ‘compassionevole’. Parlandone anche con Carmen, le persone con disabilità motorie non vogliono essere guardate con occhi diversi. L’obiettivo quindi non era avere una storia a lieto fine o far provare al pubblico tristezza per la persona in carrozzina. Volevamo normalizzare una situazione che la società ci porta a vedere come anormale, con un punto di vista realistico.