Spazio Berlendis

Padiglione Grenada – Padiglione Guatemala

Mostre

Spazio Berlendis

Calle Berlendis 6301

Padiglione Grenada – Padiglione Guatemala

The Poetics of Correspondence

La mostra del Grenada, piccolo stato caraibico, è curata da Daniele Radini Tedeschi con commissario Susan Mains - nominati dal Ministro della Cultura Adrian Thomas. 

Il titolo fa riferimento alla corrispondenza intesa tra uomini, isole, natura, arcipelaghi, correnti di conoscenze e influssi multietnici che da sempre toccano i mari dei Caraibi. Mentre nel mondo si assiste passivamente a guerre, al progressivo abbandono di valori culturali e dei riferimenti morali relativi alla solidarietà umana e alla fraternità, alla distruzione delle foreste, alla perturbazione dei climi, all’impoverimento del capitale genetico della biosfera, il Grenada mira a un messaggio globale per un bene comune. Se l'umanità sembra perdere la testa in un accecante individualismo – causato principalmente dall’avanzare di una tecnologia disgiunta dai valori umani- la mostra antepone una visione basata su una nuova “coscienza planetaria” grazie alla convinzione che l’arte odierna possa assumere un ruolo di primo piano nel campo sociale. Daniele Radini Tedeschi così spiega il senso profondo di due parole richiamate nel titolo della mostra cioè Poetica e Corrispondenza: “Proprio nel termine Poesia - da Poetica - si trova il plurale, o almeno il duale... tutto fuorché il singolare: nessuna poesia canta l’egoismo, nessun lirismo accoglie l’io. 

La poetica quindi diventa il diapason del nostro aprirci all’altro, ma anche lo strumento per superare la solitudine e andare oltre l’individualità dilagante. Un mondo di odio e violenza risulta tanto soggettivo quanto una poesia possa apparire universale: il primo è chiuso nelle logiche di potere e profitto, la seconda vive semplicemente aperta alle correlazioni, alla semina del bene, alla cura verso il prossimo. La corrispondenza non conosce confini, attraversa i muri con l’impalpabilità di un fantasma, viaggia nel sangue al di là delle etnie, si flette sinuosa oltre il mondo[...]" 

Orario

  • dalle 17.00 alle 19.00

Per maggiori dettagli consulta il sito di StartGroup.

Il Guatemala alla Biennale d’arte 2026: L’eroismo silenzioso de "Las Invisibles"

Il Guatemala torna alla 61 Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con "Las Invisibles", un progetto espositivo curato da Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich

Al centro della narrazione ci sono le donne delle comunità Maya: madri e mogli che offrono la propria esistenza alla collettività. Il loro gesto quotidiano — macinare il mais sul comal rovente — è un rito che nutre la famiglia ma logora il corpo, fino a cancellare le impronte digitali. "Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro, ma ciò che resta è un’identità comunitaria incrollabile," spiega la curatrice Stefania Pieralice, autrice di numerosi approfondimenti critici, pubblicati su riviste di settore, riguardanti il ruolo della donna in America Latina. Le donne guatemalteche rappresentano quelle "tonalità minori": ecosistemi sociali ricchissimi che sopravvivono all'interno di strutture politiche vaste e spesso oppressive. Le opere in mostra configurano snodi affettivi e mentali che ogni artista conosce e restituisce all’osservatore dove il percorso di liberazione, da un destino legato a una divisione dei ruoli, passa attraverso la consapevolezza che “Donna non si nasce, lo si diventa”, come scrive Simone de Beauvoir. Attraverso una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Guatemala, l'esposizione esplora:

  • la metamorfosi del corpo: Opere che analizzano il corpo femminile non più come oggetto, ma come soggetto attivo e consapevole.
  • il sapere ancestrale: Il legame sacro con il mais e la terra come alternativa ai modelli capitalistici occidentali.

Orario

  • dalle 17.00 alle 19.00

Per maggiori dettagli consulta il sito di StartGroup.