Hou Hsiao-Hsien e il piano-sequenza

L'opera di Hou Hsiao-hsien è una delle rare chance per confrontarsi con un'illusione di realtà verace e sfuggente quanto le realtà, sempre più virtuali, che attraversiamo.

L'immobile ritualità dell'esistere - Conversazione con Kawase Naomi, Taormina, 1997

Kawase Naomi e Moe no Suzaku (Suzaku, 1997), ovvero "creare finzione a partire da uno spazio reale", senza perdere il contatto con le cose vissute. "Faccio film su cose che sento vicine, che mi appartengono, su quella parte che manca nella mia vita". Naomi racconta il suo amore per un mondo che l'ha vista bambina, la realtà si tinge del colore del ricordo, l'intimità trabocca da ogni singola imagine, nel volto dei vecchi, nel fremito del bosco al passare del vento.

Itō Daisuke, il grande appassionato dei movimenti di macchina

Itō Daisuke nasce il 13 ottobre 1898 a Uwajima, nella prefettura di Ehime. Dopo un iniziale interesse per il teatro, nel 1920 entra nella scuola per attori della Shōchiku dove studia sceneggiatura e diventa allievo di Osanai Kaoru. Quindi si unisce al dipartimento di sceneggiatura della compagnia e poi alla sua sezione di dramma contemporaneo.

La superficie delle cose - Conversazione con Jia Zhang Ke, Adriaticocinema 1999

"Amo riprendere la superficie delle cose, senza entrare in esse. Perché, filmando una superficie, riesco a captare umori, contrasti, respiri: lasciandoli trasparire, ma senza stimolarli ad uscire."

 

Hou Hsiao-Hsien Negli anni '90

Sovente sono state attribuite a Hou Hsiao-hsien, soprattutto riguardo ai suoi primi film, delle etichette a rischio di equivoco e di fraintendimento: tra di esse, quelle di nostalgico e di tradizionalista. Lo sviluppo del cinema di Hou impone una definitiva revisione critica di simili categorie, revisione che non intende procedere a una loro rimozione, quanto piuttosto a un approfondimento, a una sondatura della loro effettiva complessità.

Vivere e morire a Taiwan - Conversazione con Ho Ping, Berlino 2002

Si rivela ulteriormente scomposto, imprevedibile, sfuggente The Rule of the Game, il nuovo film di Ho Ping, sguardo deviante nel dark side del cinema taiwanese contemporaneo.

 

Variazioni di stile e di sguardo - Il tempo dei cavalli ubriachi

Nonostante la forte riconoscibilità che ha il cinema iraniano nel mondo, ogni regista si differenzia per scelte dei soggetti e per stile. Qobâdi sceglie una via percorsa da pochi suoi colleghi: l'assoluta essenzialità della rappresentazione. Non un'inquadratura di troppo, non una spiegazione in più.

Conversazione con Im Kwon-Taek

Chunhyang di Im Kwon-taek, una delle opere più originali e potenti presentate al 53° Festival di Cannes, si spinge in abissi fra tradizione e modernità...