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09 Ott 2026 10:00

PATCHY ANTHROPOCENE AND SPECULATIVE ARCHAEOLOGY

Sala Morelli, Malcanton Marcorà - Dorsoduro 3484/D, 30123

PATCHY ANTHROPOCENE AND SPECULATIVE ARCHAEOLOGY
International workshop

9 Ottobre 2026, 10:00 – 17:30

Organizzato da Francesco Ragazzi e Audronė Žukauskaitė

Grazie alla collaborazione tra l’Università di Vilnius e l’Università Ca’ Foscari Venezia, il workshop esplora la condizione postumana nel contesto del Patchy Anthropocene, così come definito da Anna Lowenhaupt Tsing. Secondo l’antropologa, è necessario abbandonare ogni visione totalizzante della terra e del mondo per riconoscere la nostra prospettiva come discontinua, eterogenea, fragile e storica: in una parola, critica.
Il workshop esplorerà la nozione di «patches» coniata da Tsing e quella di «critical zones» formulata da Bruno Latour, insieme alla teoria di Gaia, considerandole come chiavi per immaginare nuovi modi di esistenza. Questi modi di esistenza richiedono nuove «epistemi irregolari», cioè nuovi modi di produrre conoscenza che coinvolgano l’osservazione scientifica, l’estetica speculativa, la narrazione speculativa, e altre modalità di partecipazione ai mondi dell’Antropocene.
Oltre a questi nuovi approcci teorici, il workshop discuterà i diversi modi in cui le pratiche artistiche contemporanee si confrontano con il Patchy Anthropocene. Tali pratiche implicano non solo una riconsiderazione dello spazio attraverso molteplici dimensioni e frammenti discontinui, ma anche una ridefinizione del tempo attraverso l’archeologia speculativa. L’archeologia speculativa presuppone una concezione non lineare del tempo: ricerca scenari alternativi del passato e, al contempo, suggerisce orientamenti verso il futuro. Questo riorientamento va oltre le coordinate spazio-temporali umane e ci aiuta a immaginare il futuro dopo l’Antropocene.
Il Workshop è parte dei Pavilion Days, organizzati in relazione all’opera di Eglė Budvytytė, che nel 2026 rappresenta la Lituania alla 61ª Biennale Arte di Venezia. Traendo ispirazione dalle ricerche e dalle teorie dell’archeologa lituana Marija Gimbutas, l’artista riconsidera i siti archeologici che conservano ancora tracce di società neolitiche matrilineari e animiste.
Nella sua opera animism sing anarchy, l’artista mette in discussione gli approcci coloniali allo sfruttamento delle risorse terrestri e sviluppa pratiche performative di decolonizzazione. Attraverso il corpo e all’interno di uno spazio specifico, l’opera interrompe la linearità del tempo e immagina una diversa traiettoria dell’evoluzione.

Per il programma completo, si rimanda agli allegati.

 

Immagine: Eglė Budvytytė, animism sings anarchy, 2026. Three-channel film installation, 16 mm film transferred to 4K projection, 40 min. ©Eglė Budvytytė, 2026. 

Lingua

L'evento si terrà in inglese

Organizzatore

Department of Philosophy and Cultural Heritage, Vilnius University, National Gallery of Art LNDM

Allegati

Poster 726 KB
Brochure 3447 KB

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