Sono più di 200 i morti e quasi 100 i dispersi nell'alluvione che il 29 ottobre scorso ha colpito la provincia di Valencia, quando in sole tre ore e mezza è caduta una quantità di pioggia che di solito si attende in un intero anno. In Spagna il dibattito su cosa non ha funzionato prima e dopo le gravi alluvioni si sta concentrando sulle responsabilità politiche. Noi abbiamo chiesto a Davide Zanchettin e Angelo Rubino, docenti di Oceanografia, meteorologia e climatologia presso il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di spiegarci nel dettaglio cosa è successo nella penisola iberica, se questi eventi sono prevedibili e come prepararsi.
Quanto sono prevedibili questi eventi?
Il violento evento meteorologico che ha colpito la regione di Valencia nei giorni scorsi appartiene alla fenomenologia della cosiddetta 'goccia fredda'. Questo tipo di eventi autunnali di pioggia intensa, con possibili nubifragi, avviene soprattutto nelle aree costiere del Mediterraneo Occidentale, e si origina tipicamente dalla concomitanza di due fattori: una sacca depressionaria d’aria fredda in quota che si “stacca” dalla circolazione prevalente dei venti occidentali (la cosiddetta corrente a getto) e si spinge lentamente verso sud, e aria calda e umida di origine Mediterranea nei pressi della superficie. Sono la grande differenza di densità tra le due masse d’aria, che implica forte instabilità atmosferica e quindi fenomeni convettivi molto energetici, e la loro persistenza a rendere il fenomeno potenzialmente disastroso. Tuttavia, proprio queste dinamiche rendono la probabile intensità di questi eventi ben quantificabile nell’ambito delle previsioni meteorologiche odierne.
Quali sono le analogie e le differenze principali con le alluvioni che hanno colpito alcune zone d'Italia, come l’Emilia-Romagna?
Vi sono vari elementi in comune tra quanto successo in Spagna e i recenti eventi in Emilia-Romagna, che riguardano sia il fenomeno meteorologico, sia alcune sue conseguenze. Innanzitutto, in entrambi i casi la convergenza di masse d’aria molto diverse tra loro: nel caso dell’Emilia-Romagna la grande instabilità atmosferica alla base dei copiosi rovesci osservati è stata causata da convergenza di aria calda e umida di origine Mediterranea trasportata verso nord dal vento di Scirocco con aria fredda da nord-est trasportata dalla Bora. Questi, in entrambi i casi, hanno prodotto una quantità di pioggia eccezionalmente elevata in poco tempo. La capacità del suolo di assorbire la pioggia è un fattore critico, e se da un lato c’è da dire che nell’ultima alluvione dell’Emilia-Romagna il livello di saturazione del suolo era elevato a causa delle piogge precedenti, un’importante analogia con i fatti di Spagna riguarda i cambiamenti nell’uso del suolo nel tempo, con l’antropizzazione generale del territorio che da un lato, con la cementificazione, ha portato ad una minore capacità del suolo di assorbire la pioggia, dall’altro, con l’occupazione di aree naturalmente soggette a pericolo idraulico, ha comportato una maggior esposizione delle aree urbane al rischio idrogeologico.
La statistica conferma che sta aumentando la frequenza di questi eventi estremi?
Trattandosi per l’appunto di eventi estremi è necessaria particolare attenzione quando si parla di variazioni nella frequenza di accadimento o intensità: dal punto di vista della statistica, la loro caratterizzazione richiede una descrizione accurata della 'coda' delle distribuzioni, spesso limitata dal numero esiguo di osservazioni disponibili. Sembra questo il caso della depressione che ha causato la 'goccia fredda' nella regione di Valencia pochi giorni fa: un evento eccezionale con pochi punti di riferimento osservati nel passato. Dal punto di vista fenomenologico, una concausa degli eventi in Spagna ed Italia sono le elevate temperature superficiali del Mar Mediterraneo, con caratteristiche eccezionali nell’estate 2024 soprattutto nel bacino orientale, che si inseriscono in un contesto di inequivocabile riscaldamento pluridecennale.

