Originario della costa orientale degli Stati Uniti, a partire dal confine con il Canada, ma diffuso fino a Uruguay e Argentina, il granchio blu (Callinectes sapidus) è arrivato già dalla metà del secolo scorso nel Sud del Mediterraneo, si è esteso all’ Egeo e infine ha risalito l’Adriatico, dove nelle zone a Nord ha trovato un ambiente estremamente favorevole ricco di aree lagunari.
Negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, la sua presenza è letteralmente ‘esplosa’ nelle lagune del Delta del Po e nel litorale marino da Ravenna a Caorle.
È per ora meno diffuso, ma comunque presente, nelle lagune di Venezia e di Chioggia, dove la Regione Veneto ha approvato un accordo di collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e la Fondazione per la Pesca di Chioggia, con l’obiettivo di arrivare ad un monitoraggio scientifico della specie, che ad oggi ancora non c’è.
“Stiamo lavorando insieme ai pescatori nella laguna di Chioggia. Al momento dobbiamo studiare un piano di emergenza per il controllo della specie – spiega il docente di ecologia Piero Franzoi, del dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica – e in prospettiva capire se la pesca del granchio blu possa diventare una risorsa economica e anche una misura efficace a contenere il numero di esemplari la cui proliferazione ha effetti negativi sull’ecosistema lagunare e sul settore economico della pesca tradizionale”.
La presenza del granchio blu, per quanto in forte espansione, non è una novità nel Mediterraneo, dove è arrivato già alla metà del secolo scorso. L’ipotesi al momento più accreditata è che la specie sia stata introdotta accidentalmente nei nostri mari con le acque di stiva delle navi, probabilmente anche a più riprese. Nella laguna di Venezia i primi esemplari sono stati rilevati attorno al 1950, ma le presenze sono diventate più frequenti solo a partire dagli anni 2000.
“E’ un granchio nuotatore, di grandi dimensioni. Il carapace di un maschio adulto può superare i 20 cm, molto più grande del suo diretto ‘competitor’ locale, il granchio verde. Ha chele potenti, non è manipolabile a mani nude ed è estremamente adattabile all’ambiente dal momento che tollera anche temperature elevate e variazioni di salinità. Popola fiumi, aree marine costiere e lagune, e nel suo habitat originario, la costa atlantica degli Stati Uniti, reagisce al cambiamento climatico ampliando il suo areale di distribuzione verso Nord. Nonostante abbia un ciclo di vita abbastanza breve, al massimo 3 o 4 anni, ha una crescita molto rapida e presenta ‘picchi’ demografici dovuti alla grandissima quantità di uova deposte dalle femmine. Come altri crostacei, l’accoppiamento con il maschio non coincide con la deposizione delle uova. La femmina si accoppia quando non è ancora matura e depone le uova nei mesi successivi, fecondandole con gli spermatozoi che ha mantenuto vitali. Nell’areale originario di distribuzione della specie, ogni femmina può deporre in una stagione alcuni milioni di uova, distribuiti in 2 o 3 eventi successivi di deposizione. L’accoppiamento avviene all’interno degli estuari, ma le femmine si spostano in mare per procreare. È un predatore versatile e vorace, aggressivo e curioso. Mangia soprattutto molluschi bivalvi, altri invertebrati e pesci, ed è molto veloce negli spostamenti potendo nuotare nella colonna d’acqua”.
