Il progetto Lingue e culture dell'Italia antica: linguistica storica e modelli digitali - PRIN 2017, iniziato nel 2020 dopo una rigorosa procedura di valutazione e ufficialmente concluso a luglio 2024, rappresenta un passo significativo per la ricerca nell’ambito della linguistica storica in Italia. Coordinato dalla professoressa Anna Marinetti dell'Università Ca' Foscari Venezia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e l'Istituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” del CNR di Pisa, il progetto ha coinvolto numerosi ricercatori e ricercatrici, tra cui Patrizia Solinas, Federico Boschetti e Luca Rigobianco, docente di Linguistica di Ca’ Foscari, uno dei massimi conoscitori della lingua falisca, scritta nel Lazio, tra la riva destra del Tevere e i monti Cimini e Sabatini, in un arco temporale che va dal VII al II sec a.C..
L'obiettivo principale del progetto è stato indagare le culture e le lingue dell'Italia antica integrando i metodi della linguistica storica con l'allestimento di tecnologie digitali per creare un archivio online con un thesaurus elettronico e colmando una lacuna nel panorama della ricerca sull’Italia ante romanizzazione diffusa. "Prima di questo progetto, le lingue dell’Italia antica erano state ‘trascurate’ digitalmente" spiega Luca Rigobianco. "Per la prima volta, abbiamo creato una piattaforma che permette l'accesso a corpora digitalizzati secondo standard internazionali. Questa piattaforma include informazioni contestuali, linguistiche e un vocabolario di riferimento."
La piattaforma permette l'accesso a una vasta gamma di materiali e utilizzando uno schema di codifica basato su standard come TEI-EpiDoc, i ricercatori e le ricercatrici possono analizzare e confrontare i testi in modo efficace e accurato.
"Abbiamo adattato gli standard internazionali per codificare le diverse lingue in modo appropriato" continua Rigobianco. "Questo ci ha permesso di rendere i dati interoperabili, consentendo agli studiosi di utilizzare le nostre schede anche su altre piattaforme e viceversa."
Foied vino pipafo cra carefo
“Il corpus di iscrizioni delle quattro lingue dell'Italia antica di cui ci siamo occupati, osco, falisco, venetico e celtico d'Italia, - racconta Rigobianco- comprende perlopiù iscrizioni votive, funerarie, di possesso, pubbliche, firme d'artefice, bolli. Non mancano tuttavia testi per così dire più curiosi. È il caso, per l'appunto, dell'iscrizione falisca foied vino (pi)pafo cra carefo, dipinta su due kylikes, coppe da vino in ceramica, del IV secolo a.C. (in una con la forma pipafo, nell'altra, probabilmente per errore dello scriba, pafo), che si può tradurre all'incirca come: oggi berrò vino, domani starò senza. Il testo è stato comunemente inteso quale ‘carpe diem’ ante litteram, ossia quale invito a bere senza preoccuparsi del domani. Tuttavia, come ho proposto in una articolo pubblicato nel 2017, il testo può essere interpretato piuttosto quale invito scherzoso a bere vino ogni giorno. Per chiunque legga e interpreti il testo è sempre oggi (foied), tempo di bere, e l’astinenza è rimandata a un domani (cra) che di fatto non diventa mai oggi, in accordo a un meccanismo comune a numerosi testi scritti di natura scherzosa. Recentemente è stata rinvenuta una kylix analoga alle due in questione che riporta lo stesso testo, però in latino anziché in falisco.”
Come funziona la piattaforma
Il lavoro che sta alla base della piattaforma prevede anzitutto la codifica delle iscrizioni secondo lo standard TEI-EpiDoc, opportunamente adattato alle specificità delle lingue di attestazione frammentaria dell'Italia antica.


