Non ci sono chimici, biochimici e biologi che non conoscano le caratteristiche di base della “click chemistry” e i grandi vantaggi di questa nuova strategia per connettere molecole, anche complesse, in modo semplice, efficiente, selettivo in condizioni blande in solvente acquoso. Il premio Nobel 2022 per la chimica assegnato a Barry Sharpless (The Scripps Research Institute, La Jolla California), Morten Meldal (Università di Copenhagen) e Carolyn Bertozzi (Università di Stanford) è il riconoscimento dell'importanza fondamentale di questa nuova metodologia sintetica per connettere due frammenti molecolari, anche molto complessi come biomolecole e biopolimeri. La storia della “click chemistry” non è molto lunga rispetto ad altre grandi scoperte della chimica, infatti in circa 20 anni si è passati dai primi esempi pubblicati, all'assegnazione del premio Nobel.
Nel 2001 Sharpless, premiato lo stesso anno con il Premio Nobel per la chimica per gli studi sulla catalisi asimmetrica, propose il termine “click chemistry” relativo a una serie di reazioni quasi perfette grazie a gruppi funzionali organici intrinsecamente attivi particolarmente interessanti per la realizzazione di nuove sostanze chimiche attraverso legami con formazione minima di sottoprodotto, alta efficienza atomica, alto rendimento e semplice purificazione. Nello stesso periodo Meldal osservò casualmente che in particolare una di queste reazioni, la cicloaddizione di Huisgen 1,3-dipolare tra alchini e azidi organiche che forniscono derivati 1H-[1,2,3]-triazoli, poteva essere catalizzata efficacemente da piccole quantità di sali di rame che portano selettivamente al regioisomero 1,4 in condizioni sperimentali blande. Ancora più importante, ha sottolineato la particolarità della reazione di essere insensibile alla presenza di gruppi funzionali diversi.

