La guerra in Iran, scoppiata a marzo scorso, sta avendo delle conseguenze anche sul turismo, in primis sui flussi da e verso il Medio Oriente e da e verso tutti quei paesi dell’Asia, del Sud-Est Asiatico e dell’Oceania, per i quali i collegamenti aerei con l’Europa sono resi possibili attraverso gli scali di Dubai, Doha e Abu Dhabi.
Il turismo organizzato degli italiani e degli europei nelle prime settimane di conflitto ha visto molti viaggi cancellati, riprogrammati o dirottati verso altre mete più sicure e di più facile collegamento. Con riferimento al turismo incoming verso l’Europa e l’Italia, i turisti dal Golfo come anche dall’Asia e dall’Australia rappresentano mercati importanti per molte destinazioni, soprattutto le città, e soprattutto per il turismo del lusso, e il loro calo potrebbe farsi sentire più o meno pesantemente.
All’insicurezza e alla difficoltà nel viaggiare da e verso il Medio Oriente – o per fare qui scalo -, si potrebbe sommare nei prossimi mesi anche la nuova crisi energetica sempre causata dal conflitto, con conseguenze negative sul trasporto, primo fra tutti quello aereo. Per via delle limitazioni o della chiusura dello spazio aereo nel Medio Oriente, le compagnie aree hanno già dovuto deviare i voli con un conseguente aumento dei tempi di percorrenza e dei costi operativi; l’eventuale carenza di carburante e l’impennata del costo di petrolio e gas potrebbero portare a ulteriori difficoltà e rincari nei prezzi dei biglietti.
Pur in presenza di questo scenario, le conseguenze della guerra in Iran e della relativa crisi energetica, se rappresentano una minaccia per alcune destinazioni – quelle più legate al turismo internazionale di lungo raggio - per altre potrebbero non essere così sentite o addirittura potrebbero trasformarsi in un’opportunità. Storicamente, l'Europa è sempre stata vista come una destinazione stabile e affidabile durante i periodi di incertezza globale e per le vacanze dei prossimi mesi estive si potrebbe assistere a uno spostamento dei flussi turistici verso destinazioni percepite come più sicure, ad esempio quelle del Mediterraneo occidentale, tra cui quelle italiane.
Gli stessi italiani potrebbero preferire alla fine rimanere a fare vacanza in Italia, tagliando così in parte il costo del trasporto. Ugualmente anche i turisti dagli storici mercati stranieri di prossimità per l’Italia - Germania e Austria - , potrebbero optare ancora di più per mete balneari relativamente vicine e facili da raggiungere. Già in passato, infatti, in occasione di altri importanti eventi geopolitici di scala mondiale, le ripercussioni sul turismo non sono state sempre così negative o comunque generalizzate a tutte le destinazioni.
Pensando ad esempio alle destinazioni balneari e del lago in Veneto, l’ultimo grave conflitto purtroppo ancora in corso, ossia la Guerra in Ucraina scoppiata a febbraio 2022, non ha destabilizzato di molto la stagione turistica. In tutte le destinazioni della costa veneta e del Lago di Garda - ma anche tutto sommato nelle città -, gli arrivi sia italiani sia stranieri sono aumentati rispetto al 2021 (+37% al Lago di Garda; +22% a Bibione, Jesolo, e Cavallino; +18% a Caorle e Chioggia; +78% nella città di Verona e +118% a Venezia). È vero che nel 2021 i flussi turistici erano stati ancora molto deboli per via della crisi Covid, ma lo scoppio della Guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica che ne è derivata non hanno impedito che il 2022 fosse l’anno della ripresa, e per alcune destinazioni addirittura del sorpasso rispetto ai valori pre-covid (+8% degli arrivi a Caorle e Cavallino rispetto al 2019 e +1% a Bibione); recupero avvenuto poi un po’ per tutte le principali località venete nel 2023, nonostante la persistenza delle incertezze geopolitiche ed energetiche.
Andando indietro negli anni, nemmeno la Guerra in Iraq (o II guerra del Golfo), scoppiata a marzo 2003, ha pesato in modo così evidente sul turismo in Veneto. In effetti, gli arrivi stranieri hanno subito un calo un po’ in tutte le destinazioni del Veneto, ma quelle balneari e del lago hanno compensato con l’aumento degli arrivi italiani, registrando alla fine una crescita del movimento complessivo (ad esempio +3% gli arrivi rispetto al 2002 al Lago di Garda; +1,5% a Caorle e Bibione). Lo stesso turismo a Venezia, pur essendo particolarmente esposto verso i mercati internazionali di lungo raggio, ha risentito solo di una leggera flessione degli arrivi internazionali, che non ha pesato più di tanto sul risultato complessivo (+1%), anche grazie al buon andamento del mercato domestico.
L’evento che più di tutti nell’ultimo ventennio ha provocato una significativa contrazione nel turismo – oltre ovviamente alla recente epidemia Covid 19 – è stato l’attentato alle Torri Gemelle nel settembre del 2001, che ha causato un calo dei viaggi internazionali nell’ultima parte di quell’anno e in quello seguente. Anche nelle principali destinazioni venete gli arrivi sono diminuiti nel 2002 rispetto al 2001 come conseguenza del post 11-settembre, non solo quelli stranieri ma anche quelli italiani, anche per effetto di una successiva recessione economica e del calo dei consumi. Tuttavia, come evidenziato sopra, già nel 2003 i flussi erano in ripresa e non hanno risentito di molto dello scoppio della Guerra in Iraq.
Con riferimento, infine, all’epidemia Covid-19, le conseguenze sul turismo provocata dai divieti e dalle limitazioni agli spostamenti sono note a tutti. Va comunque evidenziata la grande velocità di ripresa del turismo. Nel 2021, pur con l’epidemia ancora in corso, i flussi turistici erano già cresciuti rispetto al 2020 – primo anno di pandemia – e il divario rispetto al 2019 stava già iniziando ad assottigliarsi. Ovviamente, mentre per le città d’arte, più esposte verso il turismo internazionale di lungo raggio, il gap rimaneva importante (-62% di arrivi nel 2021 rispetto al 2019 a Venezia e -50% a Verona), nelle destinazioni balneari e del lago, maggiormente legate al turismo straniero di prossimità e a quello domestico, il recupero sui valori pre-covid non era poi così distante (-9% per Caorle, -12% per Cavallino, -18% per Bibione, -26-28% per Jesolo e il Garda).