Enoturismo: tra vigna ed esperienze la sfida della formazione strutturata


C'è un colle, nel cuore del Conegliano Valdobbiadene, dove la storia del Prosecco si misura in generazioni. Si chiama Col del Lupo e da oltre un secolo ospita una cantina familiare che oggi, alla terza e quarta generazione, si trova a fare i conti con le sfide di un mercato internazionale sempre più esigente. Non basta più produrre vino di qualità: bisogna saperlo raccontare, accogliere, far vivere. E per farlo, servono competenze strutturate.


Lo spiega con chiarezza Giulia Rosanda, responsabile dell'hospitality e delle vendite estere dell'azienda, a margine di una giornata studio con gli allievi del Master in Tourism Innovation 2026. La sua storia — e quella della cantina — è emblematica di una trasformazione in atto nell'intero comparto.
L'enoturismo si sta evolvendo. Se fino a qualche anno fa la visita in cantina era poco più di una degustazione accompagnata da qualche nozione tecnica, oggi il visitatore — sempre più spesso straniero, sempre più informato — si aspetta un'esperienza completa: narrativa, sensoriale, territoriale. Col del Lupo racconta di aver abbracciato questa visione in modo convinto, strutturando un'offerta articolata che spazia dalle proposte per famiglie ai percorsi per appassionati, fino a esperienze pensate per una clientela di fascia alta.


"Crediamo che ci sia spazio per tutti, purché si sviluppi una propria identità", spiega Rosanda. Al centro di questo progetto c'è ovviamente il vigneto inteso come luogo da vivere e testimonianza di ciò che si fa per realizzare il prodotto. Portare il visitatore tra i filari, in quelle che sono definite le 'Rive', le colline scoscese di questo territorio unico, significa mostrare concretamente il lavoro manuale che caratterizza la produzione: "è importantissimo portarli in vigna — spiega Rosanda — dove i nostri ospiti possono capire dove nasce la qualità e possono capire l'impegno che si trova dietro a questo tipo di produzione". Un impegno che, una volta visto, cambia il modo in cui si percepisce il bicchiere.


Al centro dell'evoluzione dell'azienda c'è la necessità di formazione. Un hospitality manager sarebbe la chiave di volta in una struttura che ad oggi è basata sulla famiglia ma che sente il bisogno di ampliarsi: "sono richieste competenze nell'attività di accoglienza, capacità linguistiche e attitudine relazionale, fondamentali per creare empatia con il cliente". A queste si affiancano competenze di analisi di mercato e benchmarking competitivo specifici per il turismo, indispensabili per posizionare correttamente l'offerta e intercettare i segmenti di clientela più redditizi.

Nel caso di Col del Lupo, il mercato nordamericano — Stati Uniti e Canada — rappresenta la maggioranza di un flusso composto dal 70% di visitatori stranieri; visitatori che arrivano in Italia con aspettative elevate in termini di standard e di qualità dell'esperienza. Si tratta di un pubblico abituato a modelli di wine tourism maturi, come quelli della Napa Valley in California, che ovviamente non si accontenta di una semplice visita.
Rispondere a queste aspettative mantenendo l'autenticità italiana è la vera sfida, e richiede una preparazione che vada ben oltre la conoscenza del prodotto. Serve cultura dell'accoglienza, padronanza delle lingue, sensibilità interculturale. Elementi che difficilmente si acquisiscono sul campo, e che richiedono invece percorsi formativi dedicati.


È in questo contesto che si inserisce la collaborazione con il CISET. Un rapporto nato attraverso il Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, che ha facilitato il primo contatto e poi lasciato spazio a una relazione diretta, fondata su una comprensione reciproca delle esigenze e una forte empatia.
"Il Master CISET ha supportato l'azienda nello sviluppo di un progetto collegato al casolare che abbiamo recuperato in cima al Col del Lupo", racconta Rosanda; un punto di accoglienza privilegiato, con una vista panoramica sulle colline del Prosecco che offre ai visitatori una comprensione immediata e visiva del territorio di produzione.


Ma il valore della collaborazione con CISET va oltre il singolo progetto. Per Rosanda, il Master CISET rappresenta un partner strategico perché "forma profili coerenti con le esigenze professionali dell'azienda". Una valutazione che illumina un aspetto relativo al dibattito sull'enoturismo: trovare professionisti adeguatamente formati per gestire la domanda e la costruzione dell'offerta nel miglior modo.
"Oggi l'enoturismo richiede una preparazione strutturata, anche all'interno di aziende a conduzione familiare", afferma con convinzione Rosanda riconoscendosi il merito di aver iniziato a 'coltivare' il concetto enoturistico ben prima che le colline del prosecco fossero investite dal riconoscimento Unesco. 


La storia di Col del Lupo offre uno spunto di riflessione che puo' andare oltre il singolo caso aziendale. In un comparto — quello del vino italiano — che vale miliardi di euro in export e attira ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo, la formazione specializzata non è un lusso né un optional: è diventata una condizione strutturale di competitività.

L’intervista video completa è disponibile nel canale Youtube del Master