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Scavi

Progetti di ricerca

Cupra Marittima

Cupra Marittima è principalmente nota per essere stato il luogo in cui sorgeva il tempio dell'omonima dea picena, restaurato da Adriano nel II secolo d.C. e per essere stata, lungo tutta l'antichità, una florida città.

Dopo la scomparsa della città, il popolamento si riorganizzò e nel pieno medioevo, un villaggio fortificato, il borgo di Marano, sorge in un luogo differente, sulle colline retro-costiere.

Molto più tardi, alle soglie dell'età contemporanea, un nuovo movimento demico spostò l'insediamento verso la piana, lungo la costa e attorno alla linea ferroviaria, dando vita all'attuale abitato che, dell'antica città, recuperò dottamente il nome.

Il progetto di ricerca, diacronico e trasversale, intende analizzare le motivazioni profonde di questi spostamenti.

Per questo motivo, la ricerca si è mossa su più ambiti:

  • La foce del Menocchia, per comprendere i cambiamenti ambientali che hanno interessato l’area nella tarda antichità.
  • La pieve di San Basso, edificio ecclesiastico poi trasformato in monastero, che significamente sorge a metà strada tra l’insediamento romano e quello pieno medievale.
  • La cinta muraria e gli edifici più antichi del borgo di Marano, dove è stato condotto uno scavo in profondità, per definire la cronologia e la topografia di dettaglio dell’abitato medievale.

Venezie sepolte nella terra del Piave?

L'insediamento tardoantico e medievale dell'antica Equilo.
Il progetto archeologico Jesolo, avviato dal 2011, si propone di ricostruire il quadro ambientale e i processi insediativi delle prime fasi di colonizzazione e di stabilizzazione di questo importante sito della laguna.
Le indagini di scavo di alcuni settori nodali dell'insediamento tardoantico e medievale si stanno svolgendo in stretta collaborazione con geologi, geografi, micromorfologi al fine di comprendere appieno le complesse vicende ambientali che hanno coinvolto le isole su cui si è sviluppato l'abitato nel corso dei secoli.

Anno dopo anno il team di Ca' Foscari sta mettendo in luce varie porzioni dell'insediamento, che permettono di delineare in maniera del tutto nuova la storia dell'antica insula Equilus: dalla costruzione di una mansio nel IV-V secolo, seguita nel VII secolo da un cimitero esteso a nord della Cattedrale di S. Maria, fino al rinvenimento delle strutture dell'abitato pieno medievale, in particolare intorno alla chiesa di San Mauro, fondata nell'VIII e ricostruita nell'XI secolo sulle rive del canale lagunare omonimo. La lunga storia di Equilus è ben rappresentata anche dai molteplici reperti e dalla ricchezza di resti bioarcheologici conservati (ossa animali e malacofauna, semi e noccioli, travi e pali di fondazioni in legno, a cui si aggiungono i resti umani provenienti da diverse aree cimiteriali).

Nel prossimo futuro si intendono ampliare ulteriormente le ricerche interdisciplinari attraverso analisi non-distruttive che prevedono l'uso di droni di ultima generazione per la mappatura dettagliata del sito e dell'area circostante.

Missione Archeologica Italiana in Pakistan

La Missione fondata nel 1955 ed attiva continuativamente sin da allora, opera principalmente nella valle dello Swat.
Si tratta di un'istituzione permanente con foresteria, biblioteca, magazzini e depositi archeologici, campi scuola.
Il campo di studi va dall'archeologia della preistoria e protostoria, a quella delle fasi islamiche e medievali.
Tradizionalmente grande spazio si è dato alle ricerche sull'archeologia del Buddhismo.

Attualmente la Missione in corso lo scavo al sito multifase urbano di Barikot (1700 a.C.- 1500 d.C.), che è giunto nel 2021 alla sua XXI campagna di scavo.
Altri progetti riguardano la produzione del vetro, il genoma antico tra il 1200 a.C. e l'età medievale, e ricerche bio-archeologiche nel campo dell'agricoltura, studi climatici e dell'alimentazione.

La Missione Archeologica Italiana in Pakistan (Swat), da quest'anno cogestita dall'Università Ca' Foscari di Venezia con l'ISMEO, continua nel 2020 gli scavi, iniziati nel 1984, nell'antico sito urbano di Barikot (Vajirasthana), conosciuta come Bazira o Beira dagli storici di Alessandro). Lo scavo e la Missione sono diretti da L.M. Olivieri (Ca' Foscari).

Situata in posizione strategica al centro della valle dello Swat alle pendici dell'Hindukush, l'antica Barikot ha rivelato una sequenza di occupazione pressoché continua che va dal 1700 a.C. all'epoca premoderna. Lo scavo fino al 2018 si è concentrato sulla città bassa, dove ha esposto due ettari (poco meno di un quinto) della città. Questa parte del sito è stata occupata continuativamente dal 500 a.C. al 300 d.C., con la sua cinta muraria costruita nella fase indo-greca (c. 150 a.C.). Dal 2019 lo scavo si è spostato sull'acropoli, già indagata nel 1998-2000, dove si sta completando lo scavo di un tempio visnuita fondato al tempo degli Shahi di Kabul (c. 700 d.C.), di cui rimangono il podio monumentale (lungo oltre 20 metri), intonacato con lesene decorate, e frammenti marmorei di statue, relativi alla fase tarda dell'edificio (dinastia degli Hindu Shahi, c. 850-1000 d.c.). Quest'anno l'attenzione è stata concentrata sulla cima dell'acropoli con lo scavo di una torre di guardia di epoca ghaznavide (XI secolo) e della cisterna monumentale del tempio shahi. La stratigrafia complessa del ripido pendio sta rivelando in questi giorni le sottostanti strutture di epoca kushana e precedenti. A loro volta queste hanno intaccato livelli protostorici, rivelati da manufatti e ceramica rinvenuti nelle colmate degli edifici del I-III secolo.

Progetto KarstScape

Il progetto interdisciplinare KarstScape ha lo scopo di ricostruire l’evoluzione del paesaggio antico del Carso (Italia e Slovenia) dal periodo preistorico a quello post-romano sulla base di ricognizioni di superficie, dati generati da telerilevamento (tra cui LiDAR; SfM photogrammetry; Ground-based remote sensing methods), scavi archeologici e analisi scientifiche di manufatti ed ecofatti. Si tratta dell’evoluzione dell’Accordo di collaborazione per lo sviluppo di tecnologie scientifiche avanzate per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione delle evidenze archeologiche e del paesaggio antico della regione Friuli Venezia Giulia (2016-2018), stipulato tra ICTP (UNESCO), Università di Trieste e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Le ricerche attualmente in corso sono incentrate sullo studio dell’organizzazione territoriale protostorica, sulla centuriazione e la viabilità romana.

Oltre Aquileia: accampamenti romani nell’area di Trieste (II-I secolo a.C.)

Il progetto, nato nel 2012 da una collaborazione tra ICTP (UNESCO), Università di Trieste e Istituto di Archeologia dell’Accademia Slovena di Scienze e Arti, intende approfondire la conoscenza di un gruppo di fortificazioni militari repubblicane identificate non lontano da Trieste grazie al telerilevamento laser da piattaforma aerea. Si tratta di strutture particolarmente interessanti perché offrono l’opportunità di studiare l’architettura militare romana di età repubblicana, testimoniata, per il II secolo a.C., quasi esclusivamente da pochi siti posti nella penisola iberica. Dopo una serie di ricognizioni di superficie, indagini geofisiche e i primi scavi effettuati nel 2019, le ricerche programmate per il 2021e 2022 si concentreranno nel grande complesso fortificato (> di 13 ettari) posto sul colle di San Rocco, probabilmente costruito durante la seconda guerra Istrica del 178-177 a.C.

Venice lagoon and sea

Venice lagoon and sea

Durante l'estate 2020, sotto la direzione del Professor Carlo Beltrame, all’interno del progetto UnderwaterMuse, si sono svolti importanti rilievi in ​​laguna e mare di Venezia.

I siti archeologici, sia in laguna che in mare, sono già noti ai ricercatori, ma non sono erano ancora stati ampiamente indagati. In laguna i contesti sono: il cosiddetto “torrione” romana del canale di San Felice, una grande struttura in mattoni sesquipedali; il sito nei pressi di Ca 'Ballarin, rappresentato da una cisterna romana e da un molo romano, frammentato in 7 elementi; la villa romana presso Lio Piccolo.

In mare, al largo di Venezia, abbiamo indagato il "Relitto di Mattoni", a 20 metri di profondità, un grosso cumulo di mattoni di un carico, datato probabilmente al periodo tardo medievale, e tre relitti datati al XIX secolo, due al largo Eraclea e il relitto dell’Hellmuth una presso la sponda S. Nicoletto, al Lido di Venezia.

Il contesto veneziano, in particolare la laguna, rappresenta un caso di studio importante, per la scarsa visibilità, intorno a una media di 50 cm, e per l'elevata escursione delle maree che creano correnti molto forti quasi tutti i giorni. Questo contesto impegnativo ha le caratteristiche perfette per dimostrare come l'approccio digitale e virtuale sia l'unico modo per mostrare l'invisibile e diffondere il patrimonio culturale subacqueo, nonostante le difficili condizioni di lavoro e le difficili elaborazioni per ottenere buoni risultati. Questo approccio permette di dare una visione d'insieme del sito, di mostrare l'invisibile sia agli archeologi che al vasto pubblico.

Sono state impiegate diverse tecniche: documentazione grafica, fotografica e video, rilievi topografici, indagini geofisiche con Multibeam e Sub Bottom Profiler e rilievi fotogrammetrici.

Sistema portuale altinate

Sistema portuale altinate

Il progetto è finalizzato alla ricostruzione del sistema portuale della città romana di Altino attraverso indagini condotte sia nell’area urbana sia nella laguna nord. Sono in corso quindi ricerche subacquee in siti lagunari sommersi riferibili a strutture presumibilmente collegate al sistema della navigazione endolagunare e ricerche con sistemi “tradizionali”. Le indagini sull’area urbana hanno lo scopo di verificate l’ipotesi di individuazione di una grande area portuale a Valle Rossa formulata dai geografi dell’Università di Padova in seguito a studi di remote sensing. Al momento, in collaborazione con Paolo Mozzi del Dipartimento di Geoscienze dell’ateneo patavino, sono state condotte ricognizioni, campagne di analisi archeobotaniche e radiometriche, indagini magnetometriche che proseguiranno con altre indagini geofisiche e geoarcheologiche.

In questo contesto progettuale si inseriscono anche delle indagini subacquee sulla villa romana di Lio Piccolo.

Il Porto Sepolto. Lo scavo archeologico dell’insediamento etrusco di San Basilio di Ariano nel Polesine (RO)

Il Progetto, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, la Soprintendenza ABAP per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza e il Polo Museale del Veneto, ha come obiettivo rimettere in luce l’antico insediamento etrusco e greco che viene fondato agli inizi del VI secolo a.C., proprio in relazione al riattivarsi delle rotte adriatiche e contestualmente della navigazione fluviale dell’asse commerciale del Po.
Dopo più di trent’anni dall'interruzione delle ricerche, la ripresa degli scavi costituisce un punto di partenza per l’approfondimento delle conoscenze sulle dinamiche adriatiche in età arcaica e tardo arcaica.
Il Progetto, inoltre, ha un’ampia valenza in termini di ‘Archeologia partecipata’ in quanto un risvolto consistente delle attività è destinato all’interazione con gli abitanti di Ariano, con il mondo scolastico, con le istituzioni locali volte alla valorizzazione del patrimonio, come il parco del delta del Po e il Polo Museale del Veneto, fino alla progettazione di percorsi turistici inquadrati nell’ambito del turismo lento ed esperienziale.

Tra la montagna e il fiume. Alla ricerca dei tumuli nascosti nella foresta
Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological project (GILAP)

Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological project (GILAP)

Il progetto, coordinato da Elena Rova in collaborazione con la Municipalità e il Museo di Lagodekhi (provincia di Kakheti, Georgia Orientale) è attivo dal 2018. Prevede una ricognizione di superficie con lo scopo di mappare i siti di interesse archeologico della municipalità, situata tra le pendici del Grande Caucaso e la valle del fiume Alazani, oltre a scavi e sondaggi in diversi siti per studiare l'evoluzione dell'insediamento umano sul territorio.

L'area è nota soprattutto per la presenza di monumentali tombe a tumulo (kurgan) della seconda metà del III millennio a.C., attualmente sepolte all'interno di una fitta foresta, e di numerosi siti del Calcolitico (V-IV millennio a.C.) e del Bronzo Tardo. Lo scavo si è finora concentrato sull'insediamento Calcolitico di Tsiteli Gorebi 5.

L'approccio è  multi- e interdisciplinare: lo scavo si avvale di tecniche di microarcheologia ed è affiancato da ricerche paleoambientali e archeometriche. Alle campagne annuali partecipano  ricercatori, studenti, specializzandi e dottorandi italiani e georgiani ed esperti internazionali.

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Festòs. Il palazzo e i suoi dintorni
Le prime forme di organizzazione statale nell’Egeo del II millennio

Un'indagine sul potere palaziale a Festòs, nella regione meridionale di Creta, dalla sua “nascita” fino alla fine dell’Età del Bronzo. Con il 2019 il progetto quinquennale “Festòs. Il palazzo e i suoi dintorni”, avviato nel 2015 sotto l’egida della Scuola Archeologica Italiana di Atene, ha concluso le operazioni sul campo e sta concludendo lo studio per la pubblicazione dei risultati. Il gruppo di Ca’ Foscari ha operato tra il 2015 e il 2019 nell’area a Sud e a Sud Ovest del Palazzo, con scavi, studi e anche revisioni di vecchi rinvenimenti. In particolare, si sono analizzati i problemi della viabilità interna ed esterna all’abitato, individuando un nuovo tracciato stradale che collegava due settori della città rispettando l’area del Palazzo.

I rapporti di Festòs con il vicino centro di Haghia Triada e con il territorio circostante costituiscono un completamento dello studio sulle dinamiche del potere in questa area della Creta Meridionale. Sono in corso di studio da parte del gruppo di Ca’ Foscari e in via di pubblicazione due complessi di materiali: il primo è un deposito di ceramiche del periodo di passaggio tra Antico e Medio Bronzo proveniente da un’area prossima alla necropoli e il secondo rappresenta l’intero corpus delle ceramiche del Medio Bronzo rinvenute nei vecchi e nei nuovi scavi condotti nel sito. Nel 2019 ad Haghia Triada, in collaborazione con l’Università di Catania e lo IUAV di Venezia, si è proceduto alla prima tranche di lavori per la realizzazione del progetto di contenimento delle acque pluviali all’interno del sito.

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La "Città Regale" di epoca meroitica nell’antica città di Napata

La Missione Archeologica Italiana in Sudan opera nel sito dell’antica città di Napata, investigando un’area dove è stato identificato un gruppo di edifici attribuiti al re meroitico Natakamani (I sec. d.C.). Si tratta di una città regale concepita sul modello della città regale ellenistica, dominata da un palazzo, edificato su un’alta piattaforma che in antico doveva renderlo un elemento dominante del paesaggio. A questo palazzo si collegano edifici di natura varia, solo in parte investigati e caratterizzati da uno stile eclettico, con elementi nubiani, egizi ed ellenistici. Si tratta di uno degli esempi più importanti di pianificazione urbanistica nel regno di Meroe, potenza politica africana che si misura con il potere romano affermatosi nel vicino Egitto.

Antichi maestri della Georgia
Alla scoperta della viticultura e metallurgia tra Caucaso e Vicino Oriente

Il progetto, coordinato da Elena Rova in collaborazione con il Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi, ha come oggetto le antiche culture pre- e proto-storiche della regione di Shida Kartli, cuore storico della Georgia, la mitica terra del “Vello d’oro”, nel Caucaso meridionale. L’arco cronologico indagato va dal Tardo Calcolitico all’Età del Ferro (IV-I mill. a.C.).
I siti indagati dal 2009 al 2017 sono stati  Natsargora, Okherakhevi, Aradetis Orgora e Doghlauri.
Allo scavo, che ha un approccio multidisciplinare e si avvale di tecniche di microarcheologia, si sono affiancati lo studio di materiali conservati presso i musei locali e ricerche paleoambientali e archeometriche.
Sono attualmente in corso di studio (anche nell'ambito di tesi di laurea o di dottorato) i materiali rinvenuti e proseguonlo le analisi di laboratorio ai fini della pubblicazione finale degli scavi.

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Templi, palazzi e burocrazia nel III millennio a.C.
Scoperte a Tell Beydar in Siria

La missione archeologica siro-europea a Tell Beydar (Siria) ha investigato per quasi vent'anni l'antica Nabada, città dell'Alta Mesopotamia  contemporanea di Ebla e dei centri sumerici della metà del III mill. a.C., mettendo in luce numerosi edifici pubblici tra cui un vasto complesso palatino-templare.

La Missione di Ca' Foscari diretta da Lucio Milano con la condirezione di Elena Rova, ha partecipato allo scavo tra il 1997 e il 2010, mettendo in luce la Porta Urbica nord-orientale e parte di un complesso pubblico, l'Edificio Nord. In quest'area sono stati rinvenuti i più antichi testi cuneiformi provenienti dalla Siria. Lo scavo è attualmente sospeso a causa della situazione di instabilità del paese, ma continua lo studio delle evidenze architettoniche, delle sepolture e dei materiali dello scavo (ceramica, sigilli e sigillature, oggetti in metallo, materiali organici) in vista della pubblicazione del rapporto finale.

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Archeologia a Torcello
Riscoprire le origini di Venezia attraverso acqua, legno e forze lavoro

Torcello rappresenta il luogo mitico delle origini di Venezia. Incarna lo spazio fisico dove la memoria collettiva dei veneziani ha inizio.
I turisti e i locali considerano oggi l’isola il posto ideale per una romantica gita fuori porta, lontano dalle rumorose masse dei turisti. Ma cos’era nel passato Torcello? Qual è il suo significato?
Torcello era nell’alto medioevo un grande porto nel sistema di commerci tra il Mediterraneo meridionale e l’Europa. Successivamente le attività commerciali pian piano furono trasferite a Venezia.
Il progetto analizza le origini archeologiche dell’insediamento lagunare. Qui, gli archeologi sono chiamati a riscrivere ancora una volta il mito, con un approccio alternativo. Ci si rivolge ad un pubblico contemporaneo, meno interessato che nel passato a guerre, gerarchie e cronologie, ma attratto dall’attualità delle dinamiche della sostenibilità ambientale, dei fenomeni migratori e delle forme di sfruttamento del lavoro.

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Alla ricerca degli antenati di Venezia
Lo scavo di Altino

La città romana di Altino è stato il primo centro importante della laguna che da Venezia prende il nome: come il precedente abitato paleoveneto, e come sarà poi Venezia, punto di incontro tra le vie marittime e la terraferma.
Gli scavi di Ca’ Foscari si concentrano sull’area urbana, dove recenti indagini tramite foto aeree hanno rilevato un  impressionante apparato monumentale, con un foro, due teatri e un grande canale che attraversa la città.
Le campagne 2016 e 2017 hanno portato alla luce i resti di due grandi domus che hanno restituito una notevole quantità di materiale, tra cui monete e mosaici, e hanno offerto ai partecipanti (25 studenti per anno) la possibilità di affrontare uno scavo archeologico e di studiare dal vivo i materiali rinvenuti.

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Terre di Mosul
Insediamento, paesaggi e cultura materiale dell'Iraq settentrionale nel periodo islamico

Il progetto si propone di studiare un vasto territorio della piana di Mosul, nel nord dell'attuale Iraq, dalla conquista araba del VII secolo fino agli inizi del XX secolo.
Diretto da C. Tonghini, costituisce parte di un più ampio programma di ricerche nella regione, dalla preistoria fino ai nostri giorni, coordinate dall'Università di Udine.
Attraverso un programma di ricognizione di superficie e lo scavo di un sito particolarmente rappresentativo, Tell Gomel, il progetto mira a documentare le dinamiche insediative, la cultura materiale, e la gestione del territorio e delle risorse della regione. Una specifica linea di indagine andrà ad esaminare in particolare il paesaggio idraulico, con lo studio dei numerosi mulini ad acqua presenti sul territorio.

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Uomo e fiume ad Aquileia
Scavi e ricerche presso il porto romano - sponda orientale

I fiumi, come è stato ben sottolineato più volte, hanno una dimensione culturale ed interagiscono costantemente con quanto li circonda, inclusa la componente antropica. In Aquileia romana lo scorrere dell’acqua costituiva non solo una risorsa da sfruttare secondo molteplici modalità, ma anche un elemento vitale ed attivo la cui energia interagiva costantemente con l’uomo e le sue opere, influenzandone l’esito finale.
Ad Aquileia l’ex fondo Sandrigo rappresenta un luogo privilegiato per uno studio dell’interazione fra uomo e ambiente: in età romana infatti l’area in questione era ubicata lungo la sponda orientale dell’antico corso fluviale denominato “Natiso cum Turro dalle fonti, ed oggi identificabile con il risultato della confluenza fra gli antichi corsi del Torre e del Natisone e/o Isonzo. Il fondo si trova in asse con il foro e le banchine monumentali attualmente visibili del sistema portuale dell’antica Aquileia.

79 d.C.
L’ultimo garum di Pompei

Le indagini archeologiche presso il complesso noto come “Bottega del garum” a Pompei (I, 12, 8) sono parte di un più ampio progetto di ricerca italo-spagnolo iniziato nel 2012 in collaborazione fra Università Ca’ Foscari Venezia e l’Università di Cadice. Il progetto, cofinanziato dall’Ateneo Ca’ Foscari Venezia e dal Ministero degli esteri spagnolo,  è finalizzato allo studio dello sfruttamento delle risorse del mare in ambito vesuviano.  La ricerca mira alla ricostruzione dei processi economici derivati dalla pesca e dalla lavorazione del pescato, utilizzando metodi di indagine integrata ed interdisciplinare ed avvalendosi in particolare del dialogo fra archeologia, epigrafia, archeometria, archeozoologia e archeobotanica.
Lo studio delle stratigrafie verticali ha dimostrato che la cosiddetta “Bottega del garum” si sviluppò a partire da un edificio ad uso residenziale convertito, in età neroniana, in un’installazione destinata alla lavorazione del pesce e alla produzione di salse di pesce. Garum è proprio il nome latino della più famosa ed utilizzata salsa di pesce del mondo romano.

Le Pietre del Drago
Archeologia d’alta quota nelle montagne d’Armenia

Il Dragon Stones Archaeological Project, condotto a partire dal 2012 in collaborazione con l’Accademia delle Scienze di Erevan e con la Freie Universität di Berlino, è il primo studio sistematico delle “pietre del drago” (in Armeno: “vishap”), megaliti preistorici a rilievi teriomorfi localizzati ad alta quota nelle montagne del Caucaso meridionale.
Le pietre del drago, la cui datazione precede la fine del terzo millennio a.C., sono le più antiche testimonianze di arte monumentale del Caucaso.
La loro particolarissima localizzazione presso i pascoli d’altura li rende particolarmente significativi dal punto di vista storico-antropologico.
Il loro studio è una sfida scientifica e logistica che non era mai stata tentata prima. Il progetto prevede surveys sul Monte Aragaz e sui Monti Gheghama, nonché uno scavo archeologico presso il sito di Karmir Sar, sul Monte Aragaz.

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Le rotte del marmo

Il progetto, iniziato nel 2009 e condotto anche in collaborazione con il laboratorio LAMA dello IUAV e con la Soprintendenza del Mare della Sicilia, è finalizzato alla ricostruzione delle rotte del marmo nel mondo antico e alle caratteristiche delle imbarcazioni che trasportavano questi carichi eccezionali attraverso lo studio dei relitti.
Analisi archeometriche dei marmi campionati sott’acqua permettono il riconoscimento della provenienza esatta dei litici mentre l’uso della fotogrammetria subacquea garantisce rilevamenti 3D dei siti utili per la ricostruzione dei carichi.
Ad oggi sono stati analizzati i siti calabresi di Secca di Capo Bianco e di Punta Scifo D e i relitti siciliani di Marzamemi, Isola delle Correnti, Capo Granitola e Capo Taormina, il sito toscano di Secca della Meloria e i relitti sardi di Punta del Francese e di Porto Cervo.

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Virtual devices on ancient shipwrecks

Il progetto, condotto in collaborazione con IUAV (F. Guerra e C. Balletti) prevede la sperimentazione di tecniche di ambientazione virtuale su relitti antichi per rendere il patrimonio archeologico sommerso accessibile a tutti.
La creazione delle ambientazioni viene condotta su modelli fotogrammetrici eseguiti anch’essi con tecniche sperimentali attente agli aspetti geomatici oltre che a quelli fotografici.
Al momento sono state elaborate da S. Manfio le ambientazioni dei relitti di Isola delle Correnti, Capo Granitola e del brick Mercurio; quest’ultimo sarà “visitabile” all’interno di una postazione virtuale del Museo del Mare di Caorle.

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Another way of digging – Il laboratorio di restauro
Uno scavo diverso per una diversa emozione

Scopo del progetto è portare a termine lo scavo di sepolture della necropoli di Padova preromana (VIII-II sec. a.C.) prelevate sul campo nel 1990-1991.
L’indagine di laboratorio prevede una metodologia in cui la micro-stratigrafia interagisce con il restauro, anche per l’individuazione di materiali deperibili (come resti di tessuto o impronte di cuoio). Gli studenti, specializzandi e dottorandi sono coinvolti in attività in collaborazione interdisciplinare per la determinazione e lo studio dei resti tessili, antracologici e paleozoologici, oltre che per le analisi antropologiche destinate all’individuazione di genere ed età dei defunti oltre che per osservazioni di paleopatologia.
E’ attiva una collaborazione con l’Università di Padova per analisi radiologiche e TAC su reperti ed ossuari.
I dati sono rivolti alla ricostruzione del nucleo sociale della città, tra archeologia della morte o della ritualità funeraria, archeologia di ‘genere’, e ricostruzione dei nuclei familiari.