Archeologia a Ca’ Foscari - CeSAV

Archeologia a Ca' Foscari - CeSAV vetrina dei siti/luoghi della ricerca archeologica - Centro Studi Archeologia Venezia

Il portale offre una vetrina dei numerosi progetti archeologici sostenuti direttamente da Ca' Foscari attraverso il fondo di supporto alle attività di ricerca e internazionalizzazione. Ca’ Foscari è attiva in numerosi progetti di ricerca sul territorio italiano, nel Mediterraneo, nel Medio Oriente, in Africa e in Asia. Le esperienze di ricerca spaziano dalla preistoria al mondo coloniale e sub-contemporaneo, includendo tecniche innovative e robusti metodi di indagine: remote sensing, archeologia subacquea, scavo archeologico, digitalizzazione, analisi dei reperti.

Le attività dei progetti archeologici di Ca' Foscari sono coordinate dal Centro di Studi Archeologia Venezia (CeSAV).

La pagina Scava con noi fornisce informazioni su come partecipare ai nostri scavi.
Le schede seguenti forniscono le informazioni per accedere ai siti web dei progetti, contattare i ricercatori e seguire gli appuntamenti.

Centro Studi Archeologia Venezia

Tra la montagna e il fiume. Alla ricerca dei tumuli nascosti nella foresta
Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological project (GILAP)

Il progetto, coordinato da Elena Rova in collaborazione con la Municipalità e il Museo di Lagodekhi (provincia di Kakheti, Georgia Orientale) è attivo dal 2018 e prevede una ricognizione di superficie con lo scopo di mappare i siti di interesse archeologico della municipalità, situata tra le pendici del Grande Caucaso e la valle del fiume Alazani, oltre a scavi in diversi siti per studiare l'evoluzione dell'insediamento umano sul territorio. L'approccio è  multi- e interdisciplinare e prevede la partecipazione di numerosi esperti internazionali.
L'area è nota soprattutto per la presenza di monumentali tombe a tumulo (kurgan) della seconda metà del III millennio a.C., attualmente sepolte all'interno di una fitta foresta, e di numerosi siti del Calcolitico (V-IV millennio a.C.) e del Bronzo Tardo. Lo scavo si è finora concentrato sull'insediamento Calcolitico di Tsiteli Gorebi 5.

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Le stazioni e le officine litiche delle Rohri Hills

La missione archeologica riguarda due territori dell'attuale Repubblica Islamica del Pakistan: il Sindh e la provincia di Las Bela in Balochistan, nello specifico il Lago di Siranda, la Baia di Daun, i Promontori di Gadani e Phuari e Ras Muari (Capo Monze). Oggetto di studio sono le attività minerarie di estrazione e confezione dei manufatti litici di selce delle Rohri Hills, Ongar e Jhimpir, la ricostruzione dell'ambiente costiero del Mare Arabico settentrionale, la datazione degli shell middens e di altre stazioni preistoriche e storiche di età Buddhista, l'impatto dell'attività antropica sull'ambiente, specialmente di mangroveto su quest'ultimo territorio. Ha prodotto sinora più di 80 lavori stampati principalmente in inglese su riviste internazionali e locali. Tra le collaborazioni sinora attivate: la Shah Abdul Latif University di Khairpur, i Dipartimenti di Storia Generale e di Geografia dell'Università di Karachi, Il Dipartimento di Sindhologia dell'Università del Sindh a Jamshoro, il Dipartimento di Informatica dell'Università di Quetta e il Taxila Institute of Asian Civilizations dell'Università Quaid-i-Azam di Islamabad. 

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Nell’isola del Labirinto: palazzo, città, territorio nella Creta Minoica
Le prime forme di organizzazione statale nell’Egeo del II millennio

Un'indagine sul potere palaziale a Festòs, nella regione meridionale di Creta, dalla sua “nascita” fino alla fine dell’Età del Bronzo. Il gruppo di Ca’ Foscari,  in convenzione con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, concessionaria dello scavo, ha operato tra il 2015 e il 2017 nell’area a Sud e a Sud Ovest del Palazzo, con scavi, studi e anche revisioni di vecchi rinvenimenti. In particolare si sono analizzati i problemi della viabilità interna ed esterna all’abitato, individuando un nuovo tracciato stradale che collegava due settori della città rispettando l’area del Palazzo.
I rapporti di Festòs con il vicino centro di Ayia Triadha e con il territorio circostante costituiscono un completamento dello studio sulle dinamiche del potere in questa area della Creta Meridionale. Sono in corso di studio da parte del gruppo di Ca’ Foscari e in via di pubblicazione due complessi di materiali. Il primo è un deposito di ceramiche del periodo di passaggio tra Antico e Medio Bronzo proveniente da un’area prossima alla necropoli. L’altro rappresenta l’intero corpus delle ceramiche del Medio Bronzo rinvenute nei vecchi e nei nuovi scavi condotti nel sito. 

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La "Città Regale" di epoca meroitica nell’antica città di Napata

La Missione Archeologica Italiana in Sudan opera nel sito dell’antica città di Napata, investigando un’area dove è stato identificato un gruppo di edifici attribuiti al re meroitico Natakamani (I sec. d.C.). Si tratta di una città regale concepita sul modello della città regale ellenistica, dominata da un palazzo, edificato su un’alta piattaforma che in antico doveva renderlo un elemento dominante del paesaggio. A questo palazzo si collegano edifici di natura varia, solo in parte investigati e caratterizzati da uno stile eclettico, con elementi nubiani, egizi ed ellenistici. Si tratta di uno degli esempi più importanti di pianificazione urbanistica nel regno di Meroe, potenza politica africana che si misura con il potere romano affermatosi nel vicino Egitto.

Antichi maestri della Georgia
Alla scoperta della viticultura e metallurgia tra Caucaso e Vicino Oriente

Il progetto, coordinato da Elena Rova in collaborazione con il Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi, è attivo dal 2009.
Ne sono oggetto le antiche culture pre- e proto-storiche della regione di Shida Kartli, cuore storico della Georgia, la mitica terra del “Vello d’oro”, nel Caucaso meridionale. L’arco cronologico indagato va dal Tardo Calcolitico all’Età del Ferro (IV-I mill. a.C.).
I siti finora scavati sono Natsargora, Okherakhevi, Aradetis Orgora e Doghlauri.
Allo scavo, che ha un approccio multidisciplinare e si avvale di tecniche di microarcheologia, si affiancano lo studio di materiali conservati presso i musei locali e ricerche paleoambientali e archeometriche.
Alle campagne annuali partecipano  ricercatori, studenti e dottorandi italiani e georgiani e esperti internazionali.

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Templi, palazzi e burocrazia nel III millennio a.C.
Scoperte a Tell Beydar in Siria

La missione archeologica siro-europea a Tell Beydar (Siria) ha investigato per quasi vent'anni l'antica Nabada, città dell'Alta Mesopotamia  contemporanea di Ebla e dei centri sumerici della metà del III mill. a.C., mettendo in luce numerosi edifici pubblici tra cui un vasto complesso palatino-templare e scoprendo i più antichi testi cuneiformi rinvenuti in Siria.
Il gruppo di Ca' Foscari, diretto da Lucio Milano con Elena Rova responsabile del cantiere, ha partecipato allo scavo dal 1997, mettendo in luce la Porta Urbica nord-orientale e parte di un complesso pubblico, l'Edificio Nord.
Lo scavo è attualmente sospeso a causa della situazione di instabilità del paese, ma continua lo studio sui materiali (ceramica, sigilli e sigillature, oggetti in metallo, ecc.) ai fini della pubblicazione finale.

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VEiL
L’ingegneria dei territori antichi da cielo e da terra

VEiL è un progetto di archeologia dei paesaggi dedicato allo studio dei processi e delle dinamiche che sono alla base dell’ingegneria del territorio antico. Incentrato sullo studio dell’area centuriata intorno ad Aquileia (UD) – una delle più ricche e vaste città romane dell’antichità che ancora conserva l’organizzazione spaziale imposta dai Romani oltre due millenni fa –, il progetto utilizza dati archeologici, storici, geografici, spaziali ed ambientali per indagare le forme, l’impatto e la durata del sistema di parcellizzazione rurale romana.
All’interno del progetto vengono sviluppate nuove metodologie basate sulla Computer Vision e sull’Intelligenza Artificiale che permettono di identificare automaticamente su immagini telerilevate le tracce lasciate dalle infrastrutture territoriali antiche che ancora sopravvivono nelle forme del paesaggio contemporaneo. Gli elementi identificati sono poi verificati durante le attività sul campo che comprendono le prospezioni di superficie (field-walking survey), prospezioni geofisiche, la raccolta e studio dei materiali di superficie rinvenuti e l’utilizzo di droni per lo studio delle aree soggette a prospezione.

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Archeologia 'oltre le mura' - BCW
Modi e forme di organizzazione del suburbio romano

Beyond the City Walls (BCW) è una ricerca archeologica multidisciplinare incentrata sullo studio delle forme di organizzazione del suburbio romano, un’area a cavallo tra il nucleo urbano e lo spazio rurale che riceve spesso scarsa attenzione. Lo studio prende attualmente in considerazione il suburbio di Aquileia (UD), che non ha subito, come invece altre importanti città romane, forti modifiche causate dalla recente urbanizzazione.
Oltre alla ricerca tradizionale, che include il recupero e studio di materiali d’archivio e cartografia storica, il progetto utilizza vari tipi di dati telerilevati (aerei, satellitari, radar, lidar) gestiti insieme ad altri dati spaziali in una piattaforma GIS per l’individuazione di tracce e anomalie sul territorio riferibili a siti ancora sepolti e non identificati. La ricerca prevede inoltre la ricognizione sul campo (field-walking survey), la raccolta sistematica di materiali archeologici di superficie, l’utilizzo di strumentazione mobile per la registrazione di dati e l’uso di GNSS per la localizzazione e mappatura ad alta precisione di siti archeologici e cultura materiale identificati.

Archeologia a Torcello
Riscoprire le origini di Venezia attraverso acqua, legno e forze lavoro

Torcello rappresenta il luogo mitico delle origini di Venezia. Incarna lo spazio fisico dove la memoria collettiva dei veneziani ha inizio.
I turisti e i locali considerano oggi l’isola il posto ideale per una romantica gita fuori porta, lontano dalle rumorose masse dei turisti. Ma cos’era nel passato Torcello? Qual è il suo significato?
Torcello era nell’alto medioevo un grande porto nel sistema di commerci tra il Mediterraneo meridionale e l’Europa. Successivamente le attività commerciali pian piano furono trasferite a Venezia.
Il progetto analizza le origini archeologiche dell’insediamento lagunare. Qui, gli archeologi sono chiamati a riscrivere ancora una volta il mito, con un approccio alternativo. Ci si rivolge ad un pubblico contemporaneo, meno interessato che nel passato a guerre, gerarchie e cronologie, ma attratto dall’attualità delle dinamiche della sostenibilità ambientale, dei fenomeni migratori e delle forme di sfruttamento del lavoro.

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Alla ricerca degli antenati di Venezia
Lo scavo di Altino

La città romana di Altino è stato il primo centro importante della laguna che da Venezia prende il nome: come il precedente abitato paleoveneto, e come sarà poi Venezia, punto di incontro tra le vie marittime e la terraferma.
Gli scavi di Ca’ Foscari si concentrano sull’area urbana, dove recenti indagini tramite foto aeree hanno rilevato un  impressionante apparato monumentale, con un foro, due teatri e un grande canale che attraversa la città.
Le campagne 2016 e 2017 hanno portato alla luce i resti di due grandi domus che hanno restituito una notevole quantità di materiale, tra cui monete e mosaici, e hanno offerto ai partecipanti (25 studenti per anno) la possibilità di affrontare uno scavo archeologico e di studiare dal vivo i materiali rinvenuti.

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Terre di Mosul
Insediamento, paesaggi e cultura materiale dell'Iraq settentrionale nel periodo islamico

Il progetto si propone di studiare un vasto territorio della piana di Mosul, nel nord dell'attuale Iraq, dalla conquista araba del VII secolo fino agli inizi del XX secolo.
Diretto da C. Tonghini, costituisce parte di un più ampio programma di ricerche nella regione, dalla preistoria fino ai nostri giorni, coordinate dall'Università di Udine.
Attraverso un programma di ricognizione di superficie e lo scavo di un sito particolarmente rappresentativo, Tell Gomel, il progetto mira a documentare le dinamiche insediative, la cultura materiale, e la gestione del territorio e delle risorse della regione. Una specifica linea di indagine andrà ad esaminare in particolare il paesaggio idraulico, con lo studio dei numerosi mulini ad acqua presenti sul territorio.

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Indagini archeologiche sulla fortificazione della cittadella di Urfa

Il progetto si inserisce nel filone di ricerca dedicato alla fortificazione nel Vicino Oriente, e mira a ricomporre la storia costruttiva di un caso-studio particolarmente rappresentativo, quello della cittadella di Urfa.
I protagonisti dei grandi programmi di fortificazione del Vicino Oriente si sono infatti avvicendati nella costruzione di questo importante complesso: Bizantini, varie dinastie ed emirati arabi, Armeni, Crociati, Ottomani.
Una prima fase di lavoro sul campo, incentrato sull'analisi delle emergenze architettoniche, è stata completata nel 2017: proseguono invece le ricerche sulle fonti scritte ed epigrafiche e quelle sulla documentazione fotografica di archivio al fine di ricomporre un quadro esaustivo del processo di fortificazione.

Uomo e fiume ad Aquileia
Scavi e ricerche presso il porto romano - sponda orientale

I fiumi, come è stato ben sottolineato più volte, hanno una dimensione culturale ed interagiscono costantemente con quanto li circonda, inclusa la componente antropica. In Aquileia romana lo scorrere dell’acqua costituiva non solo una risorsa da sfruttare secondo molteplici modalità, ma anche un elemento vitale ed attivo la cui energia interagiva costantemente con l’uomo e le sue opere, influenzandone l’esito finale.
Ad Aquileia l’ex fondo Sandrigo rappresenta un luogo privilegiato per uno studio dell’interazione fra uomo e ambiente: in età romana infatti l’area in questione era ubicata lungo la sponda orientale dell’antico corso fluviale denominato “Natiso cum Turro dalle fonti, ed oggi identificabile con il risultato della confluenza fra gli antichi corsi del Torre e del Natisone e/o Isonzo. Il fondo si trova in asse con il foro e le banchine monumentali attualmente visibili del sistema portuale dell’antica Aquileia.

79 d.C.
L’ultimo garum di Pompei

Le indagini archeologiche presso il complesso noto come “Bottega del garum” a Pompei (I, 12, 8) sono parte di un più ampio progetto di ricerca italo-spagnolo iniziato nel 2012 in collaborazione fra Università Ca’ Foscari Venezia e l’Università di Cadice. Il progetto, cofinanziato dall’Ateneo Ca’ Foscari Venezia e dal Ministero degli esteri spagnolo,  è finalizzato allo studio dello sfruttamento delle risorse del mare in ambito vesuviano.  La ricerca mira alla ricostruzione dei processi economici derivati dalla pesca e dalla lavorazione del pescato, utilizzando metodi di indagine integrata ed interdisciplinare ed avvalendosi in particolare del dialogo fra archeologia, epigrafia, archeometria, archeozoologia e archeobotanica.
Lo studio delle stratigrafie verticali ha dimostrato che la cosiddetta “Bottega del garum” si sviluppò a partire da un edificio ad uso residenziale convertito, in età neroniana, in un’installazione destinata alla lavorazione del pesce e alla produzione di salse di pesce. Garum è proprio il nome latino della più famosa ed utilizzata salsa di pesce del mondo romano.

Le Pietre del Drago
Archeologia d’alta quota nelle montagne d’Armenia

Il Dragon Stones Archaeological Project, condotto a partire dal 2012 in collaborazione con l’Accademia delle Scienze di Erevan e con la Freie Universität di Berlino, è il primo studio sistematico delle “pietre del drago” (in Armeno: “vishap”), megaliti preistorici a rilievi teriomorfi localizzati ad alta quota nelle montagne del Caucaso meridionale.
Le pietre del drago, la cui datazione precede la fine del terzo millennio a.C., sono le più antiche testimonianze di arte monumentale del Caucaso.
La loro particolarissima localizzazione presso i pascoli d’altura li rende particolarmente significativi dal punto di vista storico-antropologico.
Il loro studio è una sfida scientifica e logistica che non era mai stata tentata prima. Il progetto prevede surveys sul Monte Aragaz e sui Monti Gheghama, nonché uno scavo archeologico presso il sito di Karmir Sar, sul Monte Aragaz.

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Da Cupra a Marano
insediamenti e abitati, traslazioni e transizioni

Cupra Marittima è principalmente nota per essere stato il luogo in cui sorgeva il tempio dell'omonima dea picena, restaurato da Adriano nel II secolo d.C. e per essere stata, lungo tutta l'antichità, una florida città.
Dopo la scomparsa della città, il popolamento si riorganizzò e sfociò, nel pieno medioevo, in un villaggio fortificato, il borgo di Marano.
Molto più tardi, alle soglie dell'età contemporanea, un nuovo movimento demico spostò l'insediamento verso la piana, lungo la costa e attorno alla linea ferroviaria, dando vita all'attuale abitato che, dell'antica città, recuperò dottamente il nome.
La cronologia, le dinamiche e le motivazioni dell’abbandono della città romana ci sono totalmente sconosciute. Inoltre il periodo compreso tra il VII e il X secolo appare completamente buio: non abbiamo notizie di dove il popolamento sia andato ad insediarsi né di quando sia avvenuto lo spostamento nelle colline retro-costiere e l’accentramento della popolazione nel castello di Marano.

Venezie sepolte nella terra del Piave?
L'insediamento tardoantico e medievale dell'antica Equilo.

Il progetto archeologico Jesolo, avviato dal 2011, si propone di ricostruire il quadro ambientale e i processi insediativi delle prime fasi di colonizzazione e di stabilizzazione di questo sito della laguna.
I risultati delle ricerche sul campo (ricognizioni e scavi) presso il sito archeologico, in località "Le Mure", non si sono fatti attendere.
Anno dopo anno si stanno mettendo in luce varie porzioni dell'insediamento, che permettono di delineare in maniera del tutto nuova la storia dell'antica insula Equilus: dalla costruzione di una mansio nel IV-V secolo, seguita nel VII secolo da un cimitero esteso su tutta l'area esplorata, fino al rinvenimento delle strutture in legno pieno medievali. Tutte le fasi documentate sono ben rappresentate da una quantità notevole di reperti archeologici, oggetto di studio nel corso del lavoro post-scavo in laboratorio.

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Le rotte del marmo

Il progetto, iniziato nel 2009 e condotto anche in collaborazione con il laboratorio LAMA dello IUAV e con la Soprintendenza del Mare della Sicilia, è finalizzato alla ricostruzione delle rotte del marmo nel mondo antico e alle caratteristiche delle imbarcazioni che trasportavano questi carichi eccezionali attraverso lo studio dei relitti.
Analisi archeometriche dei marmi campionati sott’acqua permettono il riconoscimento della provenienza esatta dei litici mentre l’uso della fotogrammetria subacquea garantisce rilevamenti 3D dei siti utili per la ricostruzione dei carichi.
Ad oggi sono stati analizzati i siti calabresi di Secca di Capo Bianco e di Punta Scifo D e i relitti siciliani di Marzamemi, Isola delle Correnti, Capo Granitola e Capo Taormina.

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La barca fluviale di Comacchio

Sono in corso lo studio analitico e la ricostruzione del barcone fluviale a fondo piatto scavato nel paleoalveo di un ramo antico del Po presso Santa Maria in Padovetere (Comacchio-Valle Pega).
Il relitto, datato al V-VI secolo d.C., verrà ricostruito in 3D nel suo aspetto originale.
Studi archeobotanici e geoarcheologici, condotti in collaborazione con l’Università di Padova (P. Mozzi e A. Miola), permetteranno di chiarire alcuni aspetti della dinamica di deposizione dello scafo e dell’ambiente di giacitura. Il lavoro ricostruttivo è oggetto della tesi di dottorato IUAV-Ca’ Foscari di E. Costa.

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Virtual devices on ancient shipwrecks

Il progetto, condotto in collaborazione con IUAV (F. Guerra e C. Balletti) prevede la sperimentazione di tecniche di ambientazione virtuale su relitti antichi per rendere il patrimonio archeologico sommerso accessibile a tutti.
La creazione delle ambientazioni viene condotta su modelli fotogrammetrici eseguiti anch’essi con tecniche sperimentali attente agli aspetti geomatici oltre che a quelli fotografici.
Al momento sono state elaborate da S. Manfio le ambientazioni dei relitti di Isola delle Correnti, Capo Granitola e del brick Mercurio; quest’ultimo sarà “visitabile” all’interno di una postazione virtuale del Museo del Mare di Caorle.

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Another way of digging – Il laboratorio di restauro
Uno scavo diverso per una diversa emozione

Scopo del progetto è portare a termine lo scavo di sepolture della necropoli di Padova preromana (VIII-II sec. a.C.) prelevate sul campo nel 1990-1991.
L’indagine di laboratorio prevede una metodologia in cui la micro-stratigrafia interagisce con il restauro, anche per l’individuazione di materiali deperibili (come resti di tessuto o impronte di cuoio). Gli studenti, specializzandi e dottorandi sono coinvolti in attività in collaborazione interdisciplinare per la determinazione e lo studio dei resti tessili, antracologici e paleozoologici, oltre che per le analisi antropologiche destinate all’individuazione di genere ed età dei defunti oltre che per osservazioni di paleopatologia.
E’ attiva una collaborazione con l’Università di Padova per analisi radiologiche e TAC su reperti ed ossuari.
I dati sono rivolti alla ricostruzione del nucleo sociale della città, tra archeologia della morte o della ritualità funeraria, archeologia di ‘genere’, e ricostruzione dei nuclei familiari.