Primi piani

Enrica De Cian
Politica economica

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono Enrica De Cian e insegno Global Change and Sustainability per le lauree in Relazione Internazionali e in Environmental Humanities, ed Environmental and Climate Economics al dottorato in Science and Management of Climate Change, che coordino dal 2020. Ho anche coordinato le prime tre edizione del Master in Science and Management of Climate Change. Da sempre mi sono occupata dell’economia dell’ambiente e in particolare degli impatti dei cambiamenti climatici e delle politiche per affrontarli. Durante la prima fase della carriera ho lavorato molto con modelli numerici di simulazione o ottimizzazione, mentre ora mi interessa di più capire le dinamiche di quello che è successo e quello che sta succedendo dal punto di vista della gestione del rischio climatico e delle sue ripercussioni socio-economiche, utilizzando quindi approcci econometrici e statistici per l’analisi dei dati storici.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Ho svolto il mio percorso a Ca’ Foscari, dove ho conseguito il dottorato in Economics and Organization. Credo di aver colto tutte le opportunità possibili per fare esperienze all’estero, come membro di varie associazioni, come studente Erasmus all’università di Copenhagen, come visiting PhD student al Massachusett Institute of Technology negli Stati Uniti, come Marie Curie Fellow a Boston University. Mi appassionai all’economia dell’ambiente grazie al corso del professor Musu, a seguito del quale chiesi il trasferimento al percorso in Economia Politica.

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Come docente e coordinatrice di progetti di ricerca, spesso il mio ruolo è quello di dare idee agli studenti e studentesse, e ai collaboratori e collaboratrici. Non sempre queste idee vengono colte e portate avanti, per una serie di motivi. Provo sempre molta soddisfazione nel vedere che a volte mi prendono sul serio, e magari vanno anche oltre quello che avevo immaginato. Nell’insegnamento il momento “Ah, ora ho capito” è sempre una grande soddisfazione. Un’altra grande soddisfazione è vedere i collaboratori e le collaboratrici vincere borse di ricerca prestigiose, vincere delle posizioni o dei concorsi, oppure vedere gli studenti o le studentesse che ho seguito laurearsi con 110 e lode  o pubblicare la tesi in riviste scientifiche.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Il mondo della ricerca mi ha sempre affascinata. La mia prima esperienza di lavoro dopo la laurea è stata un tirocinio seguito da una collaborazione di alcuni mesi in un ente di ricerca a Bruxelles, il Center for European Policy Studies (CEPS), dove ho potuto pubblicare parte della mia tesi di laurea come capitolo di un libro. E direi che lì inizio la mia carriera prima come ricercatrice.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Insegnare per significa mettersi sempre in discussione e non essere mai soddisfatti del proprio corso, cercare i punti di connessione con gli studenti per trasmettere i concetti che cerco di insegnare. Non tutti apprendiamo nello stesso modo. Alcuni capiscono meglio i concetti se esposti in modo analitico, alcuni in modo grafico, altri in modo intuitivo attraverso casi studio. Forse questo aspetto per me è particolarmente significativo perché ho quasi sempre insegnato il percorsi interdisciplinari, a studenti con formazione diversa. Per me ogni anno, anche lo stesso corso è una nuova sfida. Da una parte la ricerca e la letteratura scientifica su questi temi procede ad una velocità credo superiore ad altri ambiti. Dall’altra, ogni anno dobbiamo rivedere come esporre i contenuti a seconda della provenienza degli studenti. Per quanto riguarda la ricerca, credo che spesso dimentichiamo che fare ricerca vuol dire appunto cercare tante volte. Che “it always takes more than expected”. Disciplina, pratica, dedizione, un po’ come fare yoga. 

Last update: 12/10/2021