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Giorgione, Bellini, Tiepolo, la app che svela i capolavori dell'arte

Un viaggio nel tempo che si arricchisce di nuove opportunità: nell’ambito del progetto La vita delle opere sarà possibile conoscere grazie allo smartphone e ad una ‘app’ la vita di altri quattro prestigiosi dipinti come La Tempesta del Giorgione, Il trionfo della vera croce di Tiepolo, San Girolamo e devoto di Piero della Francesca, Il Polittico di San Lorenzo dei Bellini custodite alle Gallerie dell’Accademia e della Coppia di Jūnishinshō presso il Museo d'Arte Orientale.
Si vanno ad aggiungere a quelle già consultabili che avevano segnato l’avvio del progetto: Il Convito in Casa Levi di Paolo Veronese, il Polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano, la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano, gli Affreschi della chiesa degli Scalzi di Tiepolo.

Obiettivo principale della app è raccontare ai visitatori la vita delle opere, la loro storia conservativa, critica, collezionistica, museale, aspetti della storia dell'arte che il pubblico molto spesso ignora del tutto.

La app, disponibile in versione Android e iOS, è frutto del progetto di ricerca nazionale “La vita delle opere”, che coinvolge anche le università di Pisa e Torino, condotto a Venezia dall’Università Ca’ Foscari e finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
La app presenta attraverso immagini e audio la carta d’identità dell’opera, il ‘come era’ e il ‘dove era’. Una ricca sezione di video raccoglie le testimonianze di chi ieri e oggi nel museo si è preso cura di quelle opere.


Michele Bugliesi, Rettore Università Ca' Foscari Venezia: «Continua a crescere il progetto promosso dai Ministeri della Ricerca e della Cultura che ci vede collaborare con una istituzione così prestigiosa come le Gallerie dell'Accademia. I risultati raggiunti e il prosieguo dell'iniziativa sono un esempio di come la sinergia e la cooperazione tra le istituzioni cittadine possano raggiungere importanti e innovativi traguardi nel campo dell'arte e della storia del restauro».

Quella di oggi è la conclusione di un lungo percorso progettuale, che ci ha permesso di lavorare ottimamente con le diverse istituzioni coinvolte, in un'ottica di collaborazione che dovrebbe essere la norma in un contesto fecondo come la città di Venezia e per la natura stessa dei soggetti che vi svolgono attività di ricerca, conservativa ed educativa in ambito storico-artistico -  spiega Chiara Piva, docente di Storia del restauro a Ca’ Foscari e coordinatrice del team cafoscarino che ha lavorato al progetto -; ma al tempo stesso è un nuovo inizio, perché crediamo che “La vita delle opere” abbia aperto la strada a un modo nuovo di accostarsi alle opere d'arte, sia nei modi che nei contenuti, grazie all'attenzione posta, per la prima volta in uno strumento divulgativo e con tale pregnanza, alle tematiche della conservazione, del restauro, della movimentazione degli oggetti d'arte.

Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell'Accademia: «Il progetto di collaborazione fra l'Università Ca' Foscari e le Gallerie dell'Accademia di Venezia giunge felicemente a conclusione. E ciò avviene nell'anno in cui il nostro museo celebra il bicentenario della sua prima apertura al pubblico, avvenuta il 10 agosto 1817 proprio a seguito di uno di quei momenti della vita delle opere che l'app ben documenta: il ritorno dei capolavori d'arte che nella visione napoleonica erano stati destinati al Louvre. Apprezzando vivamente il contributo dei giovani studiosi e dei docenti coinvolti, esprimiamo loro il più vivo ringraziamento e ci impegniamo a proseguirne la realizzazione e se possibile la traduzione in inglese.».

Intervista a Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell'Accademia

 

Daniele Ferrara, direttore del Polo museale del Veneto: «Questa app consente in modo agile ed efficace, attraverso la visione di immagini storiche inedite e una robusta ricerca documentaria, di conoscere meglio le opere e parimenti il lavoro appassionato e spesso invisibile dei diversi specialisti impegnati nella conservazione e valorizzazione del patrimonio, dai diagnosti, ai restauratori agli storici dell’arte. Nel caso delle opere del Museo d’arte orientale diventa ora più facile immergersi nella conoscenza di una tradizione tecnica e di forme che lasciano stupefatti i nostri occhi occidentali per la loro modernità ad un’altezza cronologica corrispondente al nostro Medioevo. Una proficua attività di valorizzazione presuppone la collaborazione fra istituzioni e questa app ne è un’importante testimonianza».