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Nobel 2017 per l’Economia. Ne parlano i Proff. Ugo Rigoni e Enrico Maria Cervellati

L’economista Richard H. Thaler ha vinto il Nobel per "il suo contributo negli studi sull'economia comportamentale", che lo ha portato a ideare la teoria dei nudge, le ‘spinte gentili’. Due professori del dipartimento di Management di Ca’ Foscari, Ugo Rigoni (Dean di Ca' Foscari Challenge School) ed Enrico Maria Cervellati, ci spiegano la sua Ricerca.

«Il premio Nobel assegnato a Richard Thaler deve essere ragione di speranza e incoraggiamento per molte persone. Di speranza perché Richard Thaler ha avuto un percorso di studi e, all’inizio, anche professionale tutt’altro che brillante.

Terminati gli studi superiori senza distinguersi scelse di fare un Master alla School of Management dell’Università di Rochester semplicemente perché “gli sembrava un ambito di studi pratico”: scoprì allora che era anche un ambito di studi che richiedeva precisione e attitudini matematiche, qualità nelle quali era convinto di non eccellere. Terminato il master tentò senza successo di intraprendere la carriera accademica. Lavorò per un paio d’anni in una società di consulenza, fino a quando la società si dissolse e così si trovò a 27 anni senza un lavoro. Riuscì a ottenere un contratto temporaneo d’insegnamento, all’Università di Rochester. La sua carriera proseguì senza particolari riscontri al punto che, nonostante i suoi tentativi, Thaler infatti coltivava la prospettiva di dedicarsi anche alla ricerca, nel 1976 l’Università di Rochester gli negò la cattedra. Thaler aveva 31 anni e un futuro assai vago di fronte a sé. A una conferenza un amico gli suggerì di leggere l’articolo “Judgement Under Uncertainty” pubblicato su Science da due psicologi cognitivi israeliani: Daniel Kahneman e Amos Tversky. L’incontro con l’articolo, e successivamente anche con gli autori, cambiò la prospettiva e la vita di Thaler che divenne uno dei più attivi e, con il passare del tempo, influenti propugnatori della diffusione anche in economia della ricerca dei due psicologi.
Il percorso professionale di Thaler è anche un incoraggiamento a credere che ciò che più conta è pensare innanzitutto con la propria testa, a prescindere dai riconoscimenti che nell’immediato si possono conseguire.

Richard Thaler può essere considerato uno dei più importanti economisti comportamentali moderni. “Moderno” perché l’economia alle origini era comportamentale, cioè considerava i condizionamenti psicologici degli individui, in quanto scienza sociale. Ma, soprattutto a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, l’economia e la finanza cercarono di assurgere alle scienze esatte, diventando sempre più quantitative tramite l’ipotesi di individui perfettamente razionali e onniscienti e di mercati efficienti. Paradossalmente, mentre negli anni Settanta l’ipotesi delle aspettative razionali, che ebbe in Robert Lucas il più noto studioso, si affermava in economia, Kahneman – insignito per questo motivo del premio Nobel per l’economia nel 2002 – e Tversky – che non ha condiviso il Nobel perché prematuramente scomparso nel 1996 – gettavano le basi per quelle che sarebbero poi divenute l’economia e la finanza comportamentale.

Il Nobel a Thaler segna da un lato un’ulteriore affermazione dell’approccio comportamentale – riconosciuto anche nel 2013 con il Nobel all’economista comportamentale Robert Shiller – e al tempo stesso una sua evoluzione. Mentre la prima generazione di studi comportamentali, la “finanza comportamentale 1.0”, ha avuto il merito di tipizzare le divergenze più comuni e frequenti tra le ipotesi di comportamento razionale e quello effettivo, il Nobel 2017 a Thaler premia la seconda generazione di finanza comportamentale, “2.0 o in azione”, come l’ha ribattezzata un co-autore dello stesso Thaler, Shlomo Benartzi, che ha applicato la teoria delle “spinte gentili” (i nudge) alle scelte previdenziali. Perché finanza comportamentale “in azione”? Perché si passa finalmente dalla lista degli errori alle possibili soluzioni.

Thaler ha scritto talmente tanti articoli e dato vita ad altrettanti filoni di ricerca che è difficile riassumerli tutti. Tra questi, tuttavia, il Nudge – che è anche il titolo di un suo importante libro insieme con Cass Sunstein – è uno dei suoi contributi principali, anche in termini di effetti reali sulla vita delle persone. Anche se di recente teorizzazione, la “spinta gentile” trova origine proprio nel primo articolo di economia comportamentale scritto da Thaler nel 1980, dopo essere stato “contaminato” dai primi lavori di Kahneman e Tversky sulle euristiche decisionali e sulla teoria del prospetto. Mentre il loro articolo sulle euristiche decisionali pubblicato su Science non aveva attirato l’attenzione degli economisti – non molti economisti leggevano Science! – il secondo sulla Teoria del Prospetto, pubblicato su un prestigioso giornale per economisti, Econometrica, riesce nell’intento.

Thaler è stato forse il primo economista a comprendere davvero l’impatto rivoluzionarlo che l’approccio comportamentale avrà sull’economia e scrive il suo primo articolo comportamentale sui problemi di auto-controllo. Le persone “normali”, non gli individui razionali teorizzati dagli economisti (gli econs come li chiama Thaler) spesso fanno fatica a controllarsi perché, per esempio, privilegiano il consumo odierno a quello futuro, non risparmiano a sufficienza per la pensione, eccetera. Il nudge è una spinta “gentile” perché indirizza nella direzione ritenuta più giusta, lasciando però la facoltà di scegliere diversamente. Questo approccio è stato definito “paternalismo libertario”, un apparente ossimoro per chiarire che pur trattandosi di un approccio paternalistico, lascia la libertà di decidere altrimenti.

Un esempio è il piano Smart, acronimo di Save More Tomorrow (“Risparmia di più domani”), ideato da Thaler e Benartzi per risolvere l’annoso problema dei risparmi previdenziali insufficienti dei lavoratori statunitensi. L’idea del programma Smart è geniale nella sua semplicità ed esempio di come è possibile offrire soluzioni efficaci a problemi reali, senza “ipotizzare” che gli individui siano razionali e quindi non commettano errori sistematici. Il problema specifico era che i lavoratori non contribuivano a sufficienza ai fondi di previdenza complementare e, dati i bassi livelli di social security negli Stati Uniti, molti si trovavano in difficoltà una volta raggiunta l’età pensionabile. Le soluzioni “tradizionali” miravano ad accrescere l’educazione finanziaria in tale ambito, purtroppo con scarsi risultati. Il motivo è che le persone comunque danno molta più importanza al presente rispetto al futuro. Ma se le persone danno meno importanza al futuro, lo fanno non solo riguardo al consumo, ma anche su altre dimensioni, quali le spese. Di qui la soluzione geniale. Chiedere ai lavoratori di risparmiare di più non oggi – non lo avrebbero fatto! – ma in futuro. Quando? Quando avrebbero ricevuto un aumento di stipendio. In tale circostanza, il programma Smart si attivava e aumentava, in automatico, il tasso di contribuzione al piano di previdenza complementare.

A fine anni Novanta una sola azienda accettò di provarlo, oggi moltissime aziende statunitensi adottano piani simili e nel giro di pochi anni alcuni lavoratori hanno addirittura quadruplicato il tasso di risparmio previdenziale. Il programma Smart è solo un esempio tra i molti, nei quali le “spinte gentili” sono state applicate in ambiti anche diversi da quello strettamente economico.

Il Nobel a Richard Thaler è, pertanto, anche il riconoscimento della possibilità di proporre con successo un approccio prescrittivo all’economia e alla finanza, in cui cioè si propongono regole di decisione e di azione che possono concretamente contribuire a limitare le conseguenze controproducenti di alcuni comportamenti umani.»

Prof. Ugo Rigoni e Prof. Enrico Maria Cervellati, Dipartimento di Management