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La Repubblica di Venezia e la Riforma protestante

La Repubblica di Venezia fu lo Stato italiano più potente e ricco nell’età moderna, relativamente autonomo dalla Spagna e dal papato.

Nella capitale, nelle città e cittadine della Terraferma le idee della Riforma ebbero una notevole diffusione, forte in confronto al resto dell’Italia, debole se raffrontata con gli Stati divenuti protestanti. Queste dottrine, tra cui la giustificazione – ossia la salvezza dell’anima -  per mezzo della sola fede e non attraverso le opere, la predestinazione, l’esistenza di due soli sacramenti, l’inutilità del della mediazione del clero, circolarono attraverso libri che furono poi proibiti: opere tradotte dei grandi riformatori, come Lutero e Calvino, ma anche libri eterodossi scritti da autori italiani.

Venezia era forse il più grande emporio di produzione e commercio librario in Europa e alcuni dei suoi stampatori furono processati dall’Inquisizione. Il più famoso dei libri eterodossi italiani, il Beneficio di Cristo, venne stampato proprio qui nel 1543.

Un’altra via di divulgazione furono le prediche da parte di frati dei diversi ordini religiosi. Parecchi di loro furono processati dall’Inquisizione: fra i primi fra Giulio da Milano, che però riuscì a fuggire; fra Ambrogio Cavalli, che venne invece messo al rogo a Roma e molti altri. Furono implicati dunque ecclesiastici, intellettuali, medici, avvocati, notai, artigiani di ogni genere, di cui conosciamo le idee e i comportamenti attraverso i processi dell’Inquisizione. La Congregazione del Sant’Ufficio venne istituita direttamente dal papa il 21 luglio 1542, ma all’inizio funzionò in modo blando, tanto che il periodo di maggior diffusione delle idee evangeliche in Italia fu quello compreso tra gli anni Quaranta del Cinquecento e il mezzo decennio successivo.

Venezia fu uno Stato fortemente cattolico. Che potesse favorire la Riforma nei suoi territori fu soltanto un pio desiderio di alcuni eterodossi mai un’ipotesi delle autorità di governo. È anche corrente l’idea che la Repubblica controllasse l’Inquisizione, come se questa agisse sotto tutela. È vero che dei rappresentanti statali erano presenti ai processi, che nei territori della Repubblica non veniva ammesso il sequestro dei beni degli eretici, che molti arresti passavano attraverso le autorità secolari, ma nella gran parte dei casi il Consiglio dei dieci e i suoi capi appoggiarono in pieno l’operato dell’Inquisizione. Andarono invece contro le norme del diritto canonico soltanto quando venivano toccati i loro stessi interessi politici e commerciali: ad esempio rifiutando di consegnare a Roma gli eretici che fossero sudditi della Repubblica, facendo fuggire eretici arrestati o in procinto di esserlo se erano persone importanti, non eseguendo alcune condanne capitali.

La storia della Riforma e dell’Inquisizione nella Repubblica di Venezia è stata molto studiata, ma ci sono ancora molte zone d’ombra e documenti mai utilizzati. Il Convegno internazionale che si terrà il 10 e 11 novembre tra la Basilica di S.Marco, Ca' Foscari e l'Ateneo Veneto si propone di studiare ex novo o approfondire alcune di queste questioni. Chi furono i predicatori che operarono negli anni Quaranta e inizio Cinquanta? Quali dottrine proponevano dai pulpiti, in quali chiese, con quali reazioni da parte degli ascoltatori? Quali sono le immagini della Riforma che si trovano nelle fonti inquisitoriali? Come Venezia controllava la parola (scritta ma anche “detta”)? Quali furono le decisioni dei capi del Consiglio dei dieci per tutti i tribunali dell’Inquisizione nei primi vent’anni dell’attività del tribunale? Quali i libri che Pier Paolo Vergerio, ex vescovo di Capodistria condannato come eretico, diffuse nella Repubblica?

Alcune relazioni parlano degli anabattisti, un movimento considerato arcieretico tanto dai cattolici quanto dai protestanti. Altre di personaggi forse poco noti ai più – come Celio Secondo Curione, Francesco Stancaro, Andreas Dudith. Altre ancora trattano di temi poco frequentati, come i libri protestanti a Venezia nel Seicento e la presenza di luterani e calvinisti nel Sei e Settecento. La Riforma a Venezia ebbe dunque una lunga durata: si  tratta di vedere quanto e come continuò a essere presente. L’ultima relazione riguarda la presenza della comunità luterana nel Fondaco dei Tedeschi dal Cinquecento alla fine della Repubblica. Una storia quasi sconosciuta, ma che nei secoli dell’età moderna ebbe un forte rilievo, dati gli scambi commerciali tra Venezia e molti Stati tedeschi.

Testo a cura dei docenti Del Col, Ambrosini, Malena