Con il progetto PRIN 2022 Film Base Matters, Ca’ Foscari insieme all'Università degli Studi di Udine e lo IULM di Milano si propone di ricostruire la genealogia della tecnologia a passo ridotto, ossia dei film di piccolo formato, come quelli in 16mm, concentrandosi sulla produzione nel periodo fra le due guerre.
Ciò che interessa al team di ricerca non sono i contenuti dei film, bensì lo studio della pellicola stessa: la sua genesi, la composizione e il suo uso. Si indaga sull'approvvigionamento dei materiali negli anni '30, sullo sviluppo industriale e sulle ragioni del successo o dell'abbandono di certe tecnologie, inquadrandole in un contesto mediale e socioculturale.
“Questi film a tutti gli effetti possono essere considerati antesignani dei nostri dispositivi mediali contemporanei. Questo progetto contribuisce a fornire una profondità e una consapevolezza storica alle tecnologie attuali”, spiega Miriam De Rosa, professoressa di Archeologia dei media presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, coordinatrice del team di ricerca che vede coinvolti anche Francesca Izzo, docente di Chimica dell’ambiente e dei beni culturali presso il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica e il ricercatore Pierre-Jacques Pernuit.
Il progetto si sviluppa lungo tre direttrici principali:
- una ricerca storica di cui si occupa l’unità di ricerca di Udine
- un’analisi estetica in capo all’unità milanese
- uno studio più sperimentale, gestito da Ca’ Foscari, che esplora le pratiche d'uso sia ortodosso che creativo, per ricostruire la storia di questa tecnologia. Questo approccio coinvolge ricercatori e ricercatrici del DFBC e del DAIS nella creazione di una serie di occasioni che offrono un vero e proprio laboratorio sperimentale di archeologia dei media. Una combo inedita di ambiti di ricerca che vede interagire chi si occupa di storie e teoria delle tecnologie con chi lavora nell’ambito della chimica dei materiali.
De Rosa continua: “Il nostro progetto presenta varie componenti sperimentali. Dal punto di vista culturale, ad esempio, utilizziamo ‘la lente del cinema’ per esplorare il passato. Prendiamo in considerazione il caso di Ferrania, un'azienda in provincia di Savona tra i principali produttori italiani di pellicole dell'epoca. Il loro archivio, il vecchio impianto industriale e il Ferrania Film Museum, insieme al villaggio adiacente, offrono spunti interessanti. Ferrania, pur non producendo più pellicole in 16 mm, ci sta aiutando a comprendere le fasi di ricerca e sviluppo e l'importanza culturale di questo formato in quegli anni.”
La parte cafoscarina del progetto è strutturata come un laboratorio vero e proprio, organizzato in tre appuntamenti, in cui si manipolano pellicole e strumenti di ripresa. Il primo dei tre Venice Experimental Media Archaeology Lab ha avuto luogo lo scorso 18 aprile. Il laboratorio è stato condotto da Tiziano Doria e Samira Guadagnuolo, duo di ricerca cinematografica esperto di film analogici a passo ridotto. Il duo ha introdotto pratiche fondamentali dei processi filmici, consentendo agli studenti e alle studentesse di sperimentare con le macchine da presa e di creare brevi film. Afferma De Rosa: “Questa esplorazione di nuove modalità di lavorare con pellicola e macchine da presa, talvolta alterando i processi tradizionali, ha alimentato una nuova geografia delle pratiche sperimentali cinematografiche che facilmente possiamo ritrovare nelle forme contemporanee del film d'artista e di ricerca.”
