Persone e passioni

Elisabetta Zendri
Chimica (ambientale, analitica e per la conservazione dei beni culturali)

Parlaci di te. Da dove provieni? Cosa insegni a Ca' Foscari? Quali sono i tuoi interessi e ambiti di ricerca?
Mi sono laureata in Chimica Industriale a Ca' Foscari e insegno Scienze per la Conservazione dei beni culturali. Fin dalla tesi di laurea mi sono occupata dello studio degli impatti naturali e antropici su manufatti architettonici, artistici e archeologici, della realizzazione di metodologie di monitoraggio dello stato di conservazione e dello sviluppo di tecniche d’intervento per la conservazione dei manufatti. Attualmente dedico particolare attenzione allo studio degli impatti dell’ambiente marino sulle superfici architettoniche, un tema di grande interesse che coinvolge non solo Venezia ma tutte le città costiere. Le ricerche sono condotte in collaborazione con enti per la tutela dal patrimonio e centri di ricerca nazionali e internazionali e per questo sono attività in continua evoluzione e aggiornamento.


Qual è stato il tuo percorso accademico?
Mi sono laureata con una tesi sulla stabilità di polimeri per la protezione delle superfici lapidee. Subito dopo la laurea ho vinto una borsa di ricerca finanziata da AIRI (Associazione Italiana Ricerca Industriale) per proseguire le ricerche avviate durante la tesi. Successivamente ho lavorato presso il Laboratorio Scientifico della Soprintendenza di Venezia e poi ho vinto un concorso per Tecnico presso la Facoltà di Chimica Industriale di Ca’ Foscari, che mi ha permesso di continuare a lavorare nell’ambito della Chimica per la conservazione dei beni culturali a fianco del prof. Guido Biscontin, uno dei padri fondatori della “Chimica del restauro” in Italia. In seguito ho vinto un concorso per Ricercatore e poi per Professore Associato.


Quali sono state le tue più grandi soddisfazioni professionali?

Sicuramente l'aver partecipato a numerosi progetti di studio e conservazione di importanti opere d'arte in Italia e all’estero. Una soddisfazione particolare deriva dall'aver visto come delle idee nate anni fa e ritenute all'epoca quantomeno fantasiose, siano oggi diventate linee di ricerca condivise anche a livello internazionale. Una soddisfazione personale è anche l'aver contribuito alla nascita presso la nostra università di un gruppo di ricercatrici di grande qualità, affiatamento e in costante crescita.


Qual è l'ambito di cui ti sei sempre voluto a occupare, ma non hai ancora avuto l'occasione di esplorare?
Vorrei potermi occupare di interventi di conservazione in zone di crisi. Questa attività è attualmente svolta dai Caschi blu della cultura, un’organizzazione dell’UNESCO che si occupa in del restauro e della messa in sicurezza del patrimonio culturale in zone colpite da catastrofi o guerre. Ritengo che il contributo delle scienze in questo settore sia molto importante, in quanto, oltre a fornire materiali e tecnologie per gli interventi, può sostenere la valorizzazione delle risorse e delle competenze locali.


Qual è l'aspetto che più ti appassiona del tuo ambito di ricerca?
Senza dubbio il contatto diretto con le problematiche legate alla conservazione del patrimonio culturale e il rapporto diretto con le opere d'arte. Trovo anche appassionante l’aspetto multidisciplinare della nostra attività, lo scambio di saperi e l’apertura mentale che ne deriva.


Hai sempre pensato che questa fosse la tua strada?
Sono sempre stata interessata alla ricerca in generale e mi sono appassionata in particolare alla chimica per la conservazione dei beni culturali durante un corso tenuto dal Prof.Biscontin. All’inizio ero soprattutto curiosa, poi ho potuto constatare l'importante contributo delle scienze alla risoluzione di problemi reali di conservazione del patrimonio culturale. Ho cercato quindi di costruire un percorso che mi permettesse di fare ricerca in questo settore, anche grazie all'aiuto di importanti figure di riferimento che mi hanno sostenuta in questa scelta.


Cosa significa per te insegnare e fare ricerca?
Per me l'insegnamento è il momento più importante nella trasmissione di conoscenza, esperienza, interesse e curiosità. Il rapporto con gli studenti è molto intenso e quando percepisco la loro attenzione mi sento gratificata. Devo dire che le modalità di comunicazione attuali sono molto diverse da quelle a cui siamo state abituate noi, quindi insegnare significa anche trovare gli strumenti adatti per rendere efficace questa trasmissione di saperi.
Fare ricerca per me significa avere la possibilità di partecipare attivamente all'avanzamento delle conoscenze, indipendentemente dall'ambito in cui si opera. Nel mio settore in particolare fare ricerca vuol dire contribuire alla realizzazione di tecnologie per la salvaguardia del patrimonio culturale utilizzando le mie competenze scientifiche e confrontandomi costantemente con ricercatori che operano in altri ambiti. E' un continuo scambio, che ha il pregio di sollecitare la curiosità e quindi la promozione di nuove linee di ricerca.


Cosa diresti ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Sicuramente di affrontarla con apertura mentale. Considerare che in ambiti di studio diversi dal proprio si può trovare ispirazione, quindi contemplare la possibilità di piccole “incursioni” in altri settori allo scopo di aprire gli orizzonti della propria conoscenza.

Last update: 12/10/2021