Primi piani

Ci parli di lei: cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Attualmente insegno il secondo modulo di “Chimica Fisica 1 e Laboratorio” nel corso di laurea triennale di Chimica e Tecnologia Sostenibili. In precedenza ho tenuto diversi corsi nell’ambito sia della Chimica Fisica Generale sia della Spettroscopia di base e applicata. La mia attività di ricerca si è inizialmente focalizzata sullo studio di spettri infrarossi ad alta risoluzione di specie gassose di interesse atmosferico per poi estendersi alla caratterizzazione di materiali soprattutto di interesse per i Beni Culturali con tecniche spettroscopiche anche abbinate ad analisi chemiometrica.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
L’aspetto che più apprezzo è quello che dovrebbe valere in tutti gli ambiti di ricerca: la possibilità di coniugare creatività e rigore.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Ho sempre amato insegnare, sin da quando davo ripetizioni ai tempi del liceo, ma solo durante il lungo tirocinio di tesi, potendo osservare da vicino il lavoro del mio relatore, ho capito che questa strada avrebbe potuto aprirmi alla possibilità di unire docenza e ricerca, che nel frattempo stava diventando un’attività sempre più interessante e coinvolgente. E quindi direi di sì, questa strada è sempre stata un obiettivo e ha orientato le mie scelte professionali.

Il tema della disparità di genere nelle discipline STEM, in Italia, è ancora molto attuale. Cosa racconterebbe alle ragazze che intendono avvicinarsi a queste materie?
Alle ragazze che intendono avvicinare queste materie e farne una futura professione raccomanderei di prendere atto dell’innegabile ritardo con cui si sta attuando la parità di genere. E quindi di cercare di non subire la disparità, ma di usarla, considerandola uno stimolo anziché un limite. Posso testimoniare che la mia esperienza sia in un centro di ricerca di un’importante multinazionale, soprattutto, ma anche nell’università potrebbe venire sintetizzata nel binomio pregiudizio/postgiudizio: come donne infatti si viene percepite innanzitutto come tali e poi come ricercatrici, e di conseguenza la propria competenza va continuamente dimostrata; per un uomo invece questa viene assunta a priori e ciò di cui eventualmente si prende atto sul campo è la sua inadeguatezza al ruolo.

Quale è il collegamento della sua ricerca con il territorio della città di Venezia?
Parte della mia attività di ricerca ha come oggetto i materiali edilizi impiegati dagli antichi Romani nella X Regio augustea, che comprendeva l’attuale Veneto, oltre che parte di Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia e la penisola istriana. In particolare ho indagato le possibili fonti di approvvigionamento delle materie usate per la realizzazione di malte e intonaci, indagando con diverse tecniche (DRIFTS, IBIL, MVA) sia la componente aggregata di questi sia le sabbie provenienti dai corsi d’acqua presenti in prossimità delle zone archeologiche. Ancora di interesse di tipo “regionale” sono stati lo studio della pietra tenera dei Berici (Vi) e quella in corso sul pigmento romano chiamato “terra viridis”, di cui un importante giacimento storico si trova presso il Monte Baldo (Vr).

Last update: 27/09/2022