Primi piani

Fabiano Visentin
Chimica generale e inorganica

Ci parli di lei: cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Attualmente insegno Chimica Generale e Laboratorio nel corso di laurea triennale in Chimica e tecnologie sostenibili, nonché Chimica Metallorganica nel corso di laurea magistrale sempre in Chimica e tecnologie sostenibili. Mi occupo da sempre della chimica dei composti organometallici dei “late transition metal” in tutte le sue declinazioni, dall’aspetto sintetico alla definizione delle proprietà e dei meccanismi di reazione in cui sono coinvolti queste tipologia di derivati. In particolare, da qualche anno il mio interesse è rivolto allo studio del loro comportamento in ambiente biologico, con una specifica attenzione alla capacità di promuovere un’azione antiproliferativa nei confronti di cellule tumorali.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Mi sono laureato in Chimica Industriale a Ca’ Foscari, (relatore Prof. G. Marangoni). Ho poi conseguito il dottorato in Scienze Chimiche presso la sede consorziata delle Università di Venezia e Ferrara con una tesi dal titolo “Reazione di Leganti coordinati in complessi organometallici di Pd (II) e Pt(II)”  (relatore Prof. P. Uguagliati). Dopo il dottorato ho usufruito di una borsa presso il Centro di Chimica e Tecnologia dei Composti Metallorganici degli Elementi di Transizione del C.N.R. di Padova (supervisori proff. R. Bertani e R.A. Michelin) e di una nel gruppo del prof. A. Togni al Politecnico di Zurigo (ETH-Z). Dopo essere stato ricercatore universitario, dal 2008 sono professore Associato di Chimica Generale ed inorganica presso la nostra Università.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Ora che, dopo anni di ricerca per così dire più speculativa, mi sono avvicinato al mondo terribilmente concreto delle terapie antitumorali, mi sento in qualche modo coinvolto in questa battaglia. Pur non trovandomi quotidianamente in una corsia di ospedale e rimanendo il mio punto di vista rispetto al problema pur sempre quello del chimico, il sapere che i miei composti vengono testati su cellule prelevate in sale operatoria da un paziente oncologico mi dà sempre un forte senso di commozione.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
La ricerca che si può fare all’università è una splendida sfida di carattere intellettuale, perché può e dovrebbe essere svincolata da ogni logica utilitaristica.
Ho sempre pensato inoltre che il mio fare ricerca fosse fondamentalmente un prepararmi a diventare un buon insegnante. Non sono mai riuscito a disgiungere le due cose e penso che perdendo di vista questo aspetto non si faccia il mestiere di docente universitario in maniera onesta. Dopo anni di questo lavoro, posso tranquillamente affermare che il rapporto quotidiano con gli studenti è alla fine ciò mi ha arricchito di più.

Last update: 22/09/2022