Primi piani

Silvia Vesco
Archeologia, storia dell'arte e filosofie dell'asia orientale

Che cosa insegna a Ca’ Foscari? Quali sono i Suoi principali interessi di ricerca? Qual è stato il suo percorso accademico?
Insegno Storia dell’arte giapponese. I miei principali interessi di ricerca riguardano le stampe e dipinti ukiyoe (immagini del “Mondo Fluttuante”) del periodo Edo (1600-1868), il collezionismo giapponese nelle raccolte pubbliche e private italiane, il fenomeno del Giapponismo e recentemente il mio interesse si è spostato verso l’arte contemporanea giapponese.
Il mio percorso accademico è iniziato con una Laurea in Lingue e Letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dopo il conferimento di una borsa di studio ho completato un Master in Art & Archaeology (Cina, Corea, Giappone) presso la SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra, in seguito ho conseguito un dottorato di ricerca in Storia dell’arte dell’Asia Orientale presso l’Università di Genova. Durante questo periodo di specializzazione ho seguito per un anno e mezzo i corsi di Storia dell’arte giapponese presso l’Università Gakushūin (Università Imperiale) di Tokyo con relativi seminari presso collezioni pubbliche e private a Los Angeles, California.

Che cosa L’ha portata a intraprendere la strada della ricerca? Che cosa L’appassiona di più del suo ambito di studi?

Quello che mi ha portata a intraprendere la strada della ricerca è stata sicuramente la curiosità verso “il diverso”. Dopo un percorso di studi perlopiù eurocentrico il mio interesse per l’estetica in generale e, quella giapponese in particolare, ha stimolato la volontà di comprensione di fenomeni apparentemente contradditori ma proprio per questo interessanti.

Che cosa significa, per Lei, insegnare all’università?
Per me insegnare all’università è un percorso di conoscenza dell’individuo, a prescindere dalla materia e dal campo di interesse cerco di stimolare le capacità sconosciute, forse anche allo studente stesso per valorizzare il talento che ciascuno possiede. La storia dell’arte diventa quasi un pretesto, e sicuramente un mezzo per cercare di avvicinarsi con i propri strumenti e le proprie modalità al mondo della Bellezza.

Lei lavora in un dipartimento che si occupa di mondi extraeuropei: che cosa vuol dire, per Lei, occuparsi di diversità culturale in una realtà globale sempre più interconnessa?
Far parte di un dipartimento che si occupa di ambiti extraeuropei obbliga a confrontarsi con realtà culturali spesso molto diverse dalla nostra. Questa per me si è rivelata sempre una grande opportunità, prima di tutto, per ascoltare e sospendere qualsiasi giudizio. Apprendere giorno per giorno che percorsi diversi, a volte apparentemente contradditori, sono tutti volti alla ricerca degli stessi valori universali che formano l’Uomo nella sua totalità a prescindere dalle appartenenze culturali, religiose o linguistiche. In un mondo sempre più interconnesso il riconoscimento che tutti apparteniamo alla stessa “razza umana” ci permetterà una maggiore comprensione reciproca e un dialogo più fruttuoso.

Last update: 05/12/2022