Primi piani

Valentina Sapienza
Storia dell'arte moderna

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca?
Mi chiamo Valentina Sapienza, sono siciliana, ma ho vissuto principalmente tra Roma, Venezia e Parigi. Studio la pittura veneziana del Rinascimento. Mi interessano particolarmente le immagini e i loro significati, i contesti, il pensiero, il pensiero per immagini.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Ho studiato all’università “La Sapienza” di Roma, dove mi sono laureata e poi specializzata in Storia dell’arte moderna. Il mio maestro è Auguto Gentili. Per il dottorato, ho scelto un percorso internazionale: dopo aver vinto il concorso a Venezia, ho stabilito una cotutela con il Centre d’Etudes Supérieure de la Renaissance di Tours. La Francia è il mio paese d’adozione da un punto di vista accademico. È in questo luogo che ho avuto le prime concrete opportunità lavorative, pur non avendo alcun tipo di réseau: ho infilato una copia della mia tesi di Specializzazione nella buca della posta di un grande studioso cui sarò sempre grata, Maurice Brock, e un mese dopo ho ricevuto un invito dal museo del Louvre per tenere una conferenza. Nel programma c’erano i nomi di alcuni fra i più grandi studiosi della pittura veneziana del Rinascimento e c’era anche il mio. L’auditorium del museo era pieno: c’erano più di 400 persone, ero molto emozionata.
Poi ho cominciato a insegnare, mentre facevo ancora il dottorato: è stata un’esperienza fondamentale che mi ha permesso di comprendere come sia impossibile, dal mio punto di  vista, slegare l’insegnamento dalla ricerca.

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Ne ricordo due in particolare: quando ancora dottoranda, chiesi una lettera di presentazione per una borsa di studio a Michel Hochmann e lui scrisse che ero una delle studiose più promettenti che conoscesse. E quando appena assunta all’università di Lille, chiamai Anna Bellavitis, che era stata nella mia commissione di dottorato, e lei accettò con entusiasmo di costruire insieme a me il progetto “Garzoni”, dedicato all’apprendistato dei mestieri a Venezia in epoca moderna. Il progetto è stato un successo: siamo riuscite a ottenere un importante finanziamento dall’Agence Nationale de la Recherche francece e dal Fonds National Suisse, che ci ha consentito di costruire una banca dati con 54 000 documenti. E a far lavorare tanti giovani!

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Ho sempre pensato che non avrei potuto essere una ricercatrice “pura”. È nel rapporto con i miei studenti che le mie idee di ricerca crescono, talvolta persino prendono forma. Sono cresciuta scientificamente all’interno di un seminario permanente: per anni, ci si incontrava tutti i giovedì dalle 17 alle 19, che poi si finiva sempre per farsi buttare fuori dall’aula dai custodi dell’Istituto di Storia dell’arte de “La Sapienza” perché ci attardavamo. Con questo spirito ho fondato il Centro Studi RiVe, dedicato alla cultura figurativa del Rinascimento veneziano, in cui oltre a un prestigioso comitato scientifico internazionale, c’è anche un gruppo di lavoro costituito da molti valentissimi giovani studiosi, con cui lavoro  costantemente. È davvero un privilegio per me!

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Che è un mondo difficile ma bellissimo. Che al di là degli indicatori, da cui anche le giovani generazioni sembrano ossessionate (riviste di fascia A, Wos, Scopus...), la ricerca è una cosa lenta e faticosissima. Che ci vogliono mesi e mesi, talvolta anni per studiare e scrivere una cosa intelligente e realmente nuova. Che in ambito umanistico, la valutazione della ricerca così com’è fatta oggi finirà per snaturarne tutte (o quasi) le virtù. Che bisognerebbe dunque preoccuparsene urgentemente, che bisognerebbero che loro per primi si battessero perché ciò non accada.

Last update: 04/08/2022