Primi piani

Anna Moretti
Economia e gestione delle imprese

L’ ambito di cui si è sempre voluta occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Le questioni di genere e, nello specifico, delle pari opportunità, sono un tema che sento molto vicino, ma che ancora non ho affrontato nell’ambito della mia ricerca. Tuttavia, confrontandomi con la recente letteratura internazionale, ho maturato la convinzione che sia quanto più necessario contribuire al dibattito, ancora troppo poco informato da dati e ricerche scientifiche. Nello specifico della mia ricerca, focalizzata su reti inter-organizzative e collaborazione, potrebbe essere interessante esplorare come le questioni di genere influenzino le dinamiche evolutive delle relazioni, e in quale modo la mancanza di pari opportunità (a diversi livelli, in diversi settori e contesti) influenzi la performance delle stesse.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Con la mia ricerca mi occupo, in termini generali, dei processi collettivi di creazione del valore, cioè di come imprese diverse, collaborando, riescono (o meno) a raggiungere i propri obiettivi. La collaborazione tra imprese è un tema molto complesso: spesso, infatti, gli aspetti economici sono del tutto secondari nel determinare il successo o il fallimento dei processi collaborativi. La fiducia, la conoscenza reciproca, il lavorare insieme, sono invece ciò che farà sì che i partner possano ottenere i risultati sperati. Nonostante l’impresa oggi non possa più pensare alla propria competitività senza considerare la fitta rete di relazioni con l’esterno, i tassi di fallimento delle relazioni inter-organizzative sono ancora molto alti. La mia lettura di questo dato è che ci sia ancora molto da capire su quali siano i meccanismi che possano sostenere le dinamiche di interazione tra partner, e che siano necessari altrettanti passi avanti sullo sviluppo di una cultura della collaborazione.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Ho scoperto che la ricerca era la mia grande passione durante i primi anni dell’università, quando per pagarmi gli studi ho iniziato a lavorare nel mondo della consulenza. Grazie ad alcune fortunate opportunità, le mie esperienze professionali di quel periodo mi hanno portato a collaborare ad alcuni progetti di ricerca accademica a livello nazionale ed europeo, e lì ho capito cosa avrei voluto fare. 

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Fare ricerca di management, secondo me, significa contribuire a ridurre la complessità e l’incertezza delle dinamiche (micro e macro) che impattano sull’evoluzione delle imprese, e quindi sull’economia e la società in senso lato. Significa poi usare questi strumenti per provare ad immaginare il prossimo futuro. Questi stessi metodi, conoscenza, e strumenti, sono al centro dell’insegnamento universitario. Insegnare, dal mio punto di vista, significa trasmettere ai miei studenti non solo quanto sappiamo oggi – le conoscenze più avanzate, ma anche un metodo e gli strumenti che li rendano autonomi nel leggere le dinamiche evolutive di domani.

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
Alle giovani e ai giovani che si avvicinano alla ricerca accademica oggi dico che è un lavoro meraviglioso e fondamentale per la società, che merita il nostro massimo impegno e rigore per guardare al futuro. Il percorso può essere difficile e duro, soprattutto per le ricercatrici per le quali ancora non siamo stati in grado di fare i necessari passi avanti sulle pari opportunità - ma speriamo ogni giorno di migliorare. Tuttavia, se la motivazione e la passione per la ricerca non vi mancano, ne varrà senz’altro la pena.

Last update: 01/12/2021