Primi piani

Gilda Zazzara
Storia contemporanea

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono cresciuta a Milano, ho studiato a Bologna e sono arrivata a Venezia per il dottorato di ricerca. Insegno storia contemporanea e i miei interessi si concentrano sulla storia del lavoro, delle tradizioni politiche e sindacali dei lavoratori e delle trasformazioni della società industriale. Venezia non è diventata solo il mio luogo di lavoro, ma anche la mia città e il mio terreno di ricerca. Porto Marghera è uno dei miei principali cantieri, ma lo è altrettanto il Veneto della piccola impresa. Sono appassionata di mondi operai e culture popolari.

L’ambito di cui si è sempre voluto/a occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Il lavoro è un osservatorio del cambiamento sociale talmente grande che continua a presentarmi nuove domande. Recentemente ho iniziato a interessarmi dei processi di deindustrializzazione e delle loro ricadute sul lavoro, collaborando con ricercatori di diversi paesi. Un altro terreno che sto aprendo è quello del nesso tra lavoro e ambiente e tra movimento operaio e movimento ambientalista. Credo che queste direzioni di ricerca mi terranno occupata a lungo!   

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Sono una studiosa della tarda modernità e del tempo presente. Tra le fonti che uso abitualmente ci sono testimonianze orali, archivi privati, letteratura grigia e rappresentazioni visuali. Lavorare a stretto contatto con la memoria vivente non è facile, perché comporta l’impatto con sentimenti e conflitti ancora accesi. Fare storia con le persone, e non solo sulle persone, è uno degli aspetti che mi appassiona di più, perché significa creare relazioni, conquistare fiducia e soprattutto mettere continuamente in discussione i miei pregiudizi. Per me è fondamentale anche avere un rapporto con il territorio in cui ricerco: il globale lo cerco nel locale, nel micro, nella soggettività, dove posso aspirare a una conoscenza densa.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Significa innanzitutto la fortuna immensa di avere un lavoro stabile, rispettato, con grandi margini di autonomia e libertà. Nel mondo di oggi è un privilegio straordinario. Significa però anche avere una grande responsabilità, che avverto soprattutto nel momento dell’insegnamento, nello sforzo di trasmettere non solo dei contenuti, ma un modo di pensare e di porsi di fronte ai problemi dell’uomo nella storia. La ricerca accademica ha l’ambizione di contribuire a rendere il mondo un po’ più giusto e inclusivo: non so quanto ci riesca, ma cerco di non dimenticarlo.

Last update: 22/06/2022