Primi piani

Daniela Cottica
Archeologia classica

Ci parli di lei: cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono docente di archeologia classica, titolare degli insegnamenti di laurea triennale in Architettura e Urbanistica del mondo greco e del mondo romano; per gli studenti di laurea magistrale tengo i corsi di Archeologia delle province romane e di Archeologia della produzione e del consumo. I miei ambiti di ricerca principali sono lo studio dell’interazione fra cicli produttivi, consumo e sfruttamento delle risorse naturali in antico e lo studio del rapporto uomo-ambiente. In questo periodo sono impegnata in progetti di scavo e ricerca archeologica interdisciplinare sul campo ad Aquileia, nella Laguna Nord di Venezia e a Pompei mentre in passato mi sono maggiormente dedicata ad attività ai confini dell’Impero Romano (Britannia, Nord Africa, Oriente).

Qual è stato il suo percorso accademico?
Il mio percorso accademico è partito proprio da Ca’ Foscari, dove mi sono laureata in lettere classiche con tesi in archeologia classica, svolgendo l’ultimo anno di corso a Londra come “exchange student”. Dopo la laurea ho vinto una borsa di studio per frequentare un Master all’estero e sono quindi tornata a Londra, all’Institute of Archaeology dell’University College London (UCL) dove mi sono poi trattenuta per un ulteriore triennio, avendo vinto una borsa di studio del British Council per un dottorato di ricerca in archeologia (Phd). Durante il mio periodo di permanenza a UCL ho potuto collaborare con numerose istituzioni inglesi ed americane attive in oriente (Turchia, Israele) e Nord Africa; al contempo partecipavo ogni anno come membro attivo alle ricerche della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis (Turchia). Dal 2002 sono rientrata a Ca’ Foscari, inizialmente come ricercatrice in Archeologia Classica.

Qual è l'aspetto che più l'appassiona del suo ambito di ricerca?
Del mio ambito di ricerca mi appassiona la complessità della figura dell’archeologo moderno che deve rapportarsi sia con colleghi e metodi afferenti alle discipline umanistiche sia alle scienze esatte: questo è l’unico approccio perseguibile per ricostruire quei processi avvenuti in antico che poi ci permettono di raccontare le micro e macro-storie del passato. L’interdisciplinarietà dell’archeologia permette di affrontare sempre nuove sfide, sperimentare nuovi metodi e strumenti di indagine, ricercare nuovi dettagli ed al contempo facilita la cooperazione fra specialisti diversi.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Oggi fare ricerca in archeologia significa gestire grandi quantità di dati fra loro molto diversi, muovendosi con sicurezza dall’indagine sul campo a quella in laboratorio, dallo studio delle fonti antiche allo studio - ad esempio - dei residui organici: la didattica deve essere funzionale alla formazione di questo tipo di approccio all’archeologia come scienza. Dunque, la didattica non deve solo fornire nozioni ma anche insegnare un metodo di procedere e di pensare. Il docente deve stimolare a pensare in modo complesso e sistematico, verificando e separando i dati dalla loro interpretazione.

Cosa dice ai giovani che si avvicinano alla ricerca oggi?
La ricerca è creativa, stimolante e gratificante ma occorre essere pronti alle sfide che ci pone, serve molta determinazione e bisogna progettare la propria formazione con attenzione fin dai primi passi in ambito universitario, cercando di sfruttare al massimo le opportunità oggi a disposizione, come ad esempio la possibilità di trascorrere periodi di studio presso istituzioni diverse, diversificando le esperienze e sfruttando i programmi di scambio culturale.

Last update: 22/06/2022