Primi piani

Alessandra Bucossi
Civiltà bizantina

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono nata e vissuta a Genova, la Superba, fino al 1999, ma ormai mi sento metà genovese e metà veneziana, anche se mi sono traferita nella Serenissima solo nel 2014. Sono una bizantinista, una studiosa che si occupa del periodo medievale nello spazio geografico dell’Italia, dell’Europa orientale e del Medio Oriente, cioè in particolare studio l’Impero Romano d’Oriente, detto anche Impero bizantino (330-1453 d.C.), la sua storia, la sua società, la sua cultura. Le mie ricerche sono dedicate alla divisione del Cristianesimo medievale tra quelle che oggi chiamiamo la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, in particolare mi appassionano la complessa discussione teologica sulla processione dello Spirito Santo, tema che all’epoca era un argomento molto dibattuto, e l’ecdotica, o critica testuale, cioè l’arte di ricostruire e rendere fruibili testi che ancora oggi sono conservati solo in manoscritti medievali. A Ca’ Foscari insegno storia e letteratura bizantine, un corso di base di introduzione alla lingua greca, e un corso dedicato alla storia ambientale del Mediterraneo medievale.

Qual è stato il suo percorso accademico?
Ho studiato a Genova, dove mi sono laureata in Lettere classiche, poi a Londra al King’s College per specializzarmi in studi tardo-antichi e bizantini e, infine, per il dottorato di ricerca a Oxford, al St John’s College. Dopo il dottorato ho lavorato un paio d’anni in un’agenzia di sviluppo del territorio tra le vigne delle Langhe, del Monferrato e del Roero in Piemonte e poi sono tornata nel mondo accademico con una borsa di ricerca di Dumbarton Oaks, Trustee for Harvard University (il più importante centro di studi bizantini degli Stati Uniti a Washington), in seguito ho lavorato in Svezia alla Stockholms universitet e, infine, ancora a Londra come ricercatrice al King’s College, dove avevo studiato 10 anni prima. Nel 2014 sono rientrata in Italia grazie a un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca che si chiamava FIR (Futuro in Ricerca).

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Ho sempre pensato che avrei voluto lavorare con i giovani, insegnare e occuparmi di progetti culturali, ma ho anche sempre mantenuto i miei orizzonti aperti e sempre avuto pronto in tasca un “piano B”. Ho scoperto la passione per la ricerca lavorando alla tesi di laurea e da allora in poi mi sono sempre impegnata perché la mia passione per lo studio si trasformasse un lavoro. Ho vissuto per tanti anni all’estero e questo lungo percorso, che è stato straordinario ma anche estremamente precario, difficile e stancante, mi ha insegnato a adattarmi e apprezzare ogni lavoro che ho fatto e ogni ruolo che ho ricoperto, dai più umili ai più prestigiosi.

Last update: 22/06/2022